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SELVAZZANO NUOVA PER UN'AMBIENTE SANO E VIVIBILE
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Ambiente: Le polveri sottili - Allagamenti - Rifiuti&Co - Piste ciclabili |
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_________________________________________________________________________________________ Le
Nanopolveri
Le nanopolveri
sono una sottocategoria di particolato
ultrafine con un diametro compreso fra 2 e 200 nm Le maggiori fonti di particolato
totale, ovvero non frazionato per dimensione,
sono naturali (come ad esempio le eruzioni
vulcaniche,
gli incendi e l'acqua marina dispersa in aria, i
fulmini, l'erosione di rocce e la sabbia dispersa dal vento). Tuttavia, specialmente in ambienti urbani, fra le origini più comuni di particelle di dimensione nanometrica ci sono fonti antropiche: in generale qualunque procedimento di combustione: motori a scoppio, residui di gomme delle automobili o di oli combustibili, usura dell'asfalto, impianti di riscaldamento, inceneritori di rifiuti, cave e miniere a cielo aperto, usura degli edifici e dei materiali da costruzione, cementifici, fonderie, fumi industriali, fino alla cottura degli alimenti ed al fumo di sigaretta. Quando una sostanza organica (contenente principalmente carbonio, azoto, idrogeno, e ossigeno) brucia vengono rilasciate molecole più piccole e generalmente biodegradabili (anche se inquinanti). Se la sostanza contiene anche una frazione rilevante di materiali inorganici (come dei metalli), i prodotti della combustione possono portare, specialmente se ad alte temperature, ad aggregati atomici e leghe metalliche generalmente di forma tondeggiante, che non sono biodegradabili, e vengono disperse in ambiente sotto forma di aerosol. Queste nanoparticelle possono ritrovarsi un
po' ovunque, nello scatolame a causa della sua usura, in alcuni farmaci
come eccipienti, nel fumo di sigaretta e dei termovalorizzatori, nel pesce
di mare in prossimità di vulcani, in prodotti della nanotecnologia:
la lista è potenzialmente infinita. Nanopolveri
metalliche vengono rilevate in zone di
guerra ove
sono stati utilizzati ordigni all'uranio
impoverito o
al tungsteno.
Grazie alla proprietà dell'uranio e del tungsteno
di prendere fuoco spontaneamente se suddivisi in
frammenti abbastanza fini, raggiungono rispettivamente una temperatura di
circa 3.000 e circa Recentemente i Filtri
Anti Particolato, utilizzati in
alcune automobili per bloccare particelle più
grossolane (PM10),
sono stati accusati di produrre nanopolveri,
anche se i dati sperimentali indicano
un'ottima capacità da parte di questa tecnologie di riduzione del numero
di nanoparticelle. I dettagliati meccanismi di formazione di
queste nanopolveri e della loro dispersione in atmosfera sono ancora
oggetto di studio, ma in letteratura stanno emergendo evidenze della loro
dannosità. In particolare le nanopolveri inorganiche
sono sospettate di essere causa di una serie di patologie recentemente
definite come nanopatologie
.Le nanopolveri di tipo inorganico, non essendo biodegradabili,
non possono essere decomposte facilmente e resterebbero sospese nell'aria
per centinaia di chilometri, depositandosi sul terreno (e quindi finire
nelle coltivazioni ed entrare nella catena alimentare) o essere
direttamente respirate da esseri umani o animali. Al
momento non esistono filtri
in grado di bloccare particelle di diametro inferiore a 0,2 micron. È stato
suggerito, per molti con risvolti allarmistici, che alcuni prodotti
industriali, come le gomme
da masticare contenenti microsfere di vetro
(per la pulizia dei denti), alcune
farine biologiche macinate a pietra,
oppure determinate marche di cacao in polvere, siano probabili fonti di
nanoparticelle, ma non vi sono ancora prove certe accettate dalla
comunita' scentifica ufficiale della pericolosità di questi alimenti. È
stato anche suggerito che il talco in polvere possa essere pericoloso, ma
anche qui per ora non vi sono prove, anzi, un recente studio ha
evidenziato come non vi sia alcun incremento del rischio di tumori per
lavoratori esposti ad alti livelli di talco . La
misurazione quantitativa delle nanopolveri, difficile e poco accurata
tramite i classici metodi gravimetrici adottati per il particolato, può
essere realizzata tramite metodi ottici
che sfruttano il laser. Che
cosa sono le nanopatologie Il
nostro corpo elimina tutto? Nel nostro caso, se il ragionamento tiene, significa che le
particelle inorganiche
non biodegradabili
che introduciamo nell’organismo non sono eliminate o, almeno, non lo
sono del tutto, e, addirittura, una volta imprigionatevi fanno guai. Se,
poi, a questo si aggiunge il fatto – osservato poco dopo e confermato da
altri centri di ricerca – che queste polveri sono ubique, che si
comportano più o meno come gas in atmosfera e che, inalate, passano nel
sangue entro poche decine di secondi da dove, in qualche decina di minuti,
s’introducono in tutti gli organi innescando reazioni da corpo estraneo,
la cosa diventa imbarazzante. Chi non è addetto ai lavori si chiederà che cosa possa destare
imbarazzo in una scoperta apparentemente tanto banale e, in fondo, ovvia.
È presto detto. Se ci riferiamo al nostro primo caso, quello della
protesi dentaria, un tipo d’indagine come il nostro può essere
fastidiosa per un dentista che non ha lavorato a regola d’arte. Sempre
restando all’ingestione, non è raro che polveri inorganiche molto fini
e non biodegradabili come il talco o il silicato d’alluminio siano
aggiunte ai farmaci per fare da eccipienti o, come accade per il biossido
di titanio, a certi alimenti per migliorarne l’aspetto e la
conservabilità. Ma nessuno si è mai dato la pena di fare un bilancio tra
ciò che s’introduce e ciò che dal corpo viene eliminato, dando per
scontato – per una sorta di tradizione accolta, ad essere onesti, molto
poco scientificamente senza dimostrazione – che ciò che il corpo non
elabora lo elimina. Ma se ci si sposta su quanto s’inala
involontariamente, le cose diventano ancora più delicate. Per la maggior parte della nostra storia noi, gli unici animali che
producano rifiuti, abbiamo gettato le nostre scorie nell’ambiente.
Eravamo in pochi, quei pochi consumavano con parsimonia e
A questo punto, invece di fermarci per un attimo e fare il punto
della situazione usando la scienza e una sua sana applicazione
tecnologica, abbiamo compiuto un’altra follia. Sommersi come siamo dalla
nostra immondizia, non abbiamo pensato di mettere in atto correttivi – e
ce ne sono a bizzeffe – ma abbiamo continuato imperterriti a comportarci
come quei bambini viziati che siamo e a chiuderci gli occhi: abbiamo
escogitato gl’inceneritori. Si prendono i rifiuti, li si brucia, e
questi non ci sono più. Bellissimo, comodissimo, se non si trattasse del
più ingenuo e costoso dei giochi di prestigio. Il mondo è fatto in un certo modo, un modo che non abbiamo deciso
noi, ma su cui c’è poco da discutere. E tra le leggi che regolano il
mondo c’è il cosiddetto Principio
di Conservazione della Massa, noto fin dal 1786 quando un tale Antoine
Lavoisier dimostrò la sua esistenza, un’esistenza di cui qualche filosofo
greco del quinto secolo prima di Cristo si era già accorto. Riassumendolo
in poche parole, questo scomodo pilastro della scienza dice che, in un
sistema chiuso, la quantità di materia totale resta costante. Il
che significa che, se io brucio i rifiuti nell’inceneritore, dalla bocca
del camino mi uscirà esattamente quanto ho bruciato. Un’aggravante è
che la tecnica dell’incenerimento prevede l’aggiunta di grandi quantità
di sostanze come bicarbonato, calce, ammoniaca ed acqua a ciò che si va a
bruciare, con il risultato che per ogni tonnellata di rifiuti immessi, il
camino ne emette due. E poi c’è la guerra. Le armi moderne usano sostanze come
l’uranio impoverito o il tungsteno che esplodono generando temperature
di migliaia di gradi e, così facendo, fanno vaporizzare il bersaglio.
Bastano pochi secondi a contatto con l’aria per far ricondensare quella
sorta di vapore sotto forma di particelle finissime, con tutte le
conseguenze che ho descritto. Anche qui c’è un’aggravante: quelle
polveri non sono degradabili dalla natura e, per questo, sono in pratica
eterne. Il che significa che, una volta prodotte, non si eliminano più e
chi ha sporcato l’ambiente non sarà in grado di pulire. Ma per chi non condivida interessi non propriamente cristallini, per
chi si renda conto di come un essere che distrugge il proprio habitat sia
destinato all’estinzione, per chi è disposto al “sacrificio” di
qualche modifica ad abitudini incompatibili con l’ambiente delle quali i
nostri figli ci chiederanno inevitabilmente conto, per chi, insomma,
ragioni in scienza e coscienza, come dicono i medici, non è più tempo di
trastullarsi. La prima cosa da fare è liberarci dell’ignoranza, questa
specie di luce nera così abilmente utilizzata per nasconderci una realtà
che sarà sì poco gradevole, ma che è quella con cui ci stiamo per forza
confrontando, magari all’insaputa di molti. E la cultura, l’arma più
potente di cui disponiamo, costa pochissimo. ____________________________________ Passante
di Mestre, allarme smog
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La casa è concepita come
una "terza pelle" in grado di instaurare un rapporto di
interscambio con gli organismi che ospita e con l'ambiente in cui
è inserita. Questo potrebbe essere il modo giusto di considerare
lo spazio in cui si vive, infatti, tale idea sta diventando sempre
più nota sia a chi utilizza che a chi progetta gli ambienti
costruiti. È soprattutto, una tendenza che indica una recente
direzione intrapresa dall'edilizia e dalla cultura progettuale e
poi internamente alla vocazione ecologica della bioedilizia, viene
ri-scoperto il feng shui. Tuttavia, per non cadere
in scorretti integralismi, occorre sempre cercare il giusto
compromesso, attraverso un dialogo reciproco per trovare la strada
per un progetto ragionevole. Feng Shui significa letteralmente vento
e acqua: e indica due forze naturali che creano, con il
loro scorrere i mutamenti nell’ambiente, esse possono essere
dolci o impetuose e portare la vita o la distruzione. Da queste ha
origine l’aspetto del paesaggio, e la sua vivibilità. Nato dalla sapienza
antica dell'oriente e ora praticato anche in Italia, il Feng Shui
grazie ad un’attenta progettazione, o tramite leggeri
accorgimenti, permette di migliorare la qualità della vita
personale, attraverso un nuovo modo di intendere la casa: come
pure gli uffici o tutti gli altri luoghi di lavoro. "Provate ad immaginare di entrare nella vostra casa come se fosse
la prima volta, cercate di assaporarne l'atmosfera che vi
trasmette e di capire il messaggio che vi è racchiuso. Provate
poi a leggere dentro di voi, entrare in contatto con le vostre
aspirazioni e i vostri desideri. Vedrete che le sensazioni
trasmesse dalla vostra casa, sono molto simili a quanto vi è nel
vostro intimo; potranno essere sensazioni di armonia e di gioia,
ma anche d’insoddisfazione e di disagio.". Scoprire lo stretto
legame tra voi e la vostra casa potrà essere un'esperienza capace
di mutare in meglio la vostra vita. La casa respira come un
corpo vivente, il suo respiro o il Ch’i si espande al suo
interno attraverso le porte e le finestre, fluisce attraverso i
corridoi e penetra nelle stanze. Quando il Ch’i può circolare
liberamente nella casa si vive felicemente, immersi in una
sensazione di comfort e di benessere, ma quando il Ch’i incontra
degli ostacoli accade l’opposto, il fisico e la psiche ne
soffrono, e la salute e gli affari ne risentono negativamente. Feng Shui significa
letteralmente vento e acqua: e indica due forze
naturali che creano, con il loro scorrere i mutamenti
nell’ambiente, esse possono essere dolci o impetuose e portare
la vita o la distruzione. Da queste ha origine l’aspetto del
paesaggio, e la sua vivibilità. |
La chiamano bioarchitettura e rappresenta un nuovo modo di costruire
biologicamente responsabile ed ecologicamente corretto.Case che si
costruiscono in meno di un mese, che consumano pochissimo e che producono
da sole l'acqua calda azzerando i costi di gestione e le emissioni di
anidride carbonica.
Sul Web i consigli si sprecano, si va dalla casa passiva, all'abitazione
con struttura in legno fino ai più esotici vasati o feng shui.
Quali sono i segreti per costruire una casa sana, secondo i principi
della bio architettura nel più totale rispetto dell'ambiente?
Vediamoli...
1
- Salvaguardare l’ecosistema
Come?
Costruendo una casa a norma di risparmio energetico, con acqua calda
tutto l'anno senza caldaie né termosifoni che, grazie ad un involucro
altamente coibentato, vetri a sud e un sistema di ventilazione controllato
permetta una minore dispersione di calore e un azzeramento dell'utilizzo
di caldaie, termosifoni e impianti di aria condizionata.
Costruire una "casa passiva" può determinare un aumento del costo dell'investimento
iniziale del 20-25% rispetto all'abitazione tradizionale.
Cifra che viene ammortizzata nel tempo grazie ai notevoli risparmi
di energia e denaro.
2
- Impiegare risorse naturali
Un'abitazione con struttura in legno ha la stessa durata rispetto ad
una casa costruita con i cosiddetti sistemi "tradizionali" ma
permette benefici aggiuntivi in termini di salute, assicurando una maggior
traspirazione dell'habitat senza rincari sui materiali.
Impianti energetici alternativi come collettori solari, pannelli
fotovoltaici, scaldacqua solare, permettono poi risparmiare energia e
talvolta di produrne in eccesso rispetto al proprio consumo per poi
rivenderla sul mercato.
Involucri termici e grandi vetri isolati a Sud completano il quadro
impedendo al calore di disperdersi e riducendo quando non azzerando i
consumi, gli sprechi e le emissioni di gas dannosi per l'ambiente.
3
- Ottimizzare il rapporto tra edificio e ambiente
Ottimizzare il rapporto tra edificio e ambiente significa rispettare
il cosiddetto "genius loci", lo spirito del sito, diffondendo una
maggiore comprensione per l'ambiente che ci circonda. Il feng shui,
l'antica arte geomantica taoista della Cina, ausiliaria dell'architettura,
dice la stessa cosa.
In Cina ci si rivolgeva ad un esperto di feng
shui per la scelta del terreno su cui edificare, per come
orientare la casa e la porta principale in base alla data di nascita del
capofamiglia, e per scegliere anche la data di inizio della costruzione e
la data di trasferimento della famiglia nella nuova casa.
Un esperto feng shui crea luoghi che aiutano l'uomo ad abitare in
armonia e serenità.
Lo stesso fa il Vastu, antica tradizione indiana che da importanza al
disegno dello spazio in grado, secondo la stessa, di condizionare l'uomo e
il suo destino.
4
- Non causare emissioni dannose
Va da sé che non causare emissioni dannose per l'ambiente
rappresenta il primo degli obiettivi di un'architettura sostenibile.
L'utilizzo degli elementi naturali permette di arrivare fino alla
riduzione totale dell'emissione di fumi, gas e acque di scarico.
Nuovi sistemi permettono infatti di riciclare gli scarti prodotti
dall'uomo durante la vita attraverso la raccolta differenziata, i
dissipatori di rifiuti alimentari che permettono di ridurre i sacchi
dell'umido fino al 60-70%, l'utilizzo di acqua piovana, lo sfruttamento
dell'energia solare ed eolica.
5
- Impiego di energie rinnovabili
Ripeterlo non è uno spreco di energia.
Sono da definizione energie rinnovabili quelle forme di energia
generate da fonti che per loro caratteristica intrinseca si rigenerano o
non sono "esauribili" nella scala dei tempi "umani" e,
per estensione, il cui utilizzo non pregiudica le risorse naturali per le
generazioni future.
Quali?
Il sole, il vento, le risorse idriche, le risorse geotermiche, le
maree, il moto ondoso e la trasformazione in energia elettrica dei
prodotti vegetali o dei rifiuti organici (biomasse) e inorganici.
Una casa che permette tutto ciò è una casa considerata "sana"
dalla bioarchitettura.
6-Concepire edifici flessibili
Rimozioni, sostituzioni e integrazioni degli impianti, ampliamenti e
cambiamenti di destinazioni d'uso possono impattare sul territorio e
sull'ambiente, ecco che allora un edificio che rispetti i principi di
bioarchitettura dovrà avere caratteristiche di flessibilità e garantire
interventi nel più alto rispetto dell'ambiente.
7-Utilizzare materiali e tecniche ecocompatibili
Con utilizzo di materiali ecocompatibili si intendono tutti quei
materiali appartenenti alla cultura materiale locale.
Dare precedenza quindi alle materie prime locali, in quanto
generalmente più adatte alle caratteristiche climatiche del luogo.
Optando per questa scelta ci si trova a sopportare anche minori
costi di trasporto e un minore livello di inquinamento legato al ciclo di
vita del manufatto.
Utilizzare prodotti derivanti da materie prime rinnovabili o
riciclate e optare per prodotti caratterizzati da un ciclo di vita il più
possibile chiuso, e quindi facilmente riciclabili.
I materiali da costruzione influenzano infatti la qualità dell'aria
interna, il clima elettrico ed energetico, il microclima e la qualità
degli ambienti confinati.
8-Privilegiare la qualità della vita ed il benessere
psico-fisico dell’uomo
Il colore della casa e dei suoi interni, l'utilizzo di risorse
naturali che ben si intonano con l'esigenza di benessere dell'individuo
rappresentano il primo passo verso una cultura ambientale dove un utilizzo
razionale e consapevole delle risorse permette l'integrazione dell'uomo
con la natura e il rispetto dell'ambiente che ci circonda.
25-01-2008
Smog:
il
particolato ultrafine è il peggiore per il cuore
Hanno
le dimensioni di un millesimo di un capello e sono estremamente pericolose
per il nostro cuore e i nostri vasi sanguigni. Sono le particelle
ultrafini, le più piccole presenti nell'aria che respiriamo, generate
dalle emissioni dei veicoli e capaci di favorire lo sviluppo dell'aterosclerosi.
A
dimostrarlo è uno studio dell'Università della California di Los Angeles
apparso su Circulation, i cui ricercatori hanno constatato come il
particolato ultrafine, costituito da particelle di diametro inferiore a
0,18 micrometri, sia per il cuore dei topi, più pericoloso del
particolato fine, formato da particelle ancora microscopiche, ma in
proporzione assai più grandi, di diametro inferiore solo a 2,5 micrometri
(PM2,5).
Gli
americani verificato l'impatto delle particelle inquinanti facendo
respirare a topi predisposti a sviluppare aterosclerosi, che vivevano in
un laboratorio nei pressi di una autostrada a traffico elevato, aria
proveniente dall'esterno, ma diversamente filtrata, così da contenere
differenti miscele di inquinanti. A un primo gruppo di animali hanno fatto
respirare aria contenente particelle ultrafini, a un secondo aria con
particelle fini e al terzo gruppo aria filtrata praticamente priva di
particelle.
Particelle
che si trovavano nell'aria respirata dai topi a concentrazioni da
Le
proprietà aterogene particelle ultrafini sarebbero dovute alla elevata
concentrazione che raggiungono alla loro superficie i radicali liberi, il
cui danno ossidativo viene perciò facilitato e potenziato a livello di
cuore e arterie, più di quanto riescano a fare le particelle più grandi
(PM2,5) le cui capacità di promuovere l'aterosclerosi e di facilitare gli
eventi cardiovascolari sono per altro note da tempo.
E non solo: il particolato ultrafine non ha soltanto prodotto maggiori di livelli di stress ossidativo, ma ha anche sorprendentemente annullato gli effetti positivi delle lipoproteine HDL (quelle legate al colesterolo buono), che riducono l'infiammazione vascolare coinvolta nel processo aterosclerotico. Le particelle ultrafini concentrano quindi il potenziale patogeno del particolato in genere, e costituiscono un significativo fattore di rischio di cui si dovrà imparare a tener conto.
14-11-2007
Realizzato
primo archivio mondiale sulle emissioni di Co2 prodotte dalle centrali
Per
la prima volta al mondo è stato realizzato un gigantesco data-base che
raccoglie informazioni sui 50 mila impianti energetici sparsi per il
mondo. Si chiama Carma (Carbon Monitoring for Action) ed è stato
realizzato dal Center for global development (Cgd). Questo mega archivio
stabilisce esattamente quali sono e dove si trovano le centrali elettriche
più grandi, ovvero le principali fonti di gas serra.
E'
stata poi stilata una classifica dei paesi con i più alti tassi di
emissioni. Al primo posto si trovano gli Stati uniti, seguiti dalla Cina e
Russia. L'Italia, invece, al 12simo posto con 165 milioni
di tonnellate di Co2.
Lo
scopo del gruppo di ricerca che ha lavorato alla costruzione di Carma,
coordinato da David Wheeler, senior del Cgd, è quello di contribuire in
qualche maniera a minimizzare le conseguenze del riscaldamento globale.
Infatti, le informazioni raccolte potrebbero essere utili per stabilire
politiche in grado di fronteggiare il problema dell'inquinamento. I dati
di Carma sono disponibili sul sito web www.CARMA.org.
Delle
50 mila centrali elettriche presenti nell'archivio sono state elencate una
serie di informazioni: le materie prime utilizzate, l'energia prodotta e
soprattutto quanto inquinano le proprie emissioni di CO2. Infine, Carma ha
messo in piedi un sistema capace di effettuare previsioni sulle emissioni
future di ogni singola centrale.

Un rubinetto di risparmi
Pesanti pacchi da
portare in casa, una spesa annuale di circa 300 euro. La famiglia Spendobene
fa i conti con l'acqua minerale che tutti in famiglia bevono in abbondanza e
scopre che quella potabile che arriva direttamente a casa ha la stessa qualità.
E costa cifre molto ma molto più basse

Che fatica i pacchi di acqua minerale. Già, perché prima di berla
il buon Spendobene deve prendere la sua auto, andare al supermercato, fare la
spesa, poi la fila per tornare a casa e, infine, la faticaccia di portare le
bottiglie a casa. E meno male che c'è l'ascensore.
Un po' per pigrizia, un po' per curiosità, la signora Spendobene decide un
bel giorno di capirci qualcosa, magari c'è una soluzione alternativa, magari
può trovare qualcuno che faccia la consegna a domicilio delle casse di acqua.
E invece, girando su Internet, scopre che per qualche misterioso motivo gli Italiani sono i maggiori
consumatori al mondo di acqua minerale, ne bevono più di
E non c'è scampo,
nel nostro paese il 98% delle persone fanno uso acqua in bottiglia. A quel
punto la signora Spendobene accantona la ricerca della consegna a domicilio e
inizia a concentrarsi su ben altro. Legge che l'Italia è ricchissima di
acqua, che le nostre acque del rubinetto sono, nella stragrande maggioranza
dei casi, molto pulite e molto controllate. Per fare un esempio, l'acqua del
rubinetto di Venezia passa attraverso 4.400 analisi. Già, il rubinetto! Non
ci aveva mai pensato.
La signora Spendobene prende a questo punto la calcolatrice. La sua famiglia,
sono in quattro persone, consuma ogni giorno circa
E ci fermiamo ai soli consumi, ma visto che la signora Spendobene è anche un
po' attenta all'ambiente, non ha mai pensato che ci sono anche altri costi,
che lei non conteggia quando beve la minerale.
Ad esempio, una ricerca di Legambiente le segnala che in Italia circolano
ogni anno la bellezza di 300mila Tir solo per trasportare l'acqua minerale.
Qjuindi,
per consegnare ai supermercati
10mila
bottiglie di acqua da un litro e
mezzo un camion brucia un litro di gasolio ogni
E per trasportare per
E la qualità è più che adeguata. L'associazione Altroconsumo ha fatto un
controllo accurato di campioni di acqua un po' in tutta Italia e, senza
entrare nei particolari tecnici, l'acqua di rubinetto si è dimostrata
all'altezza dell'acqua minerale, segnalando le eccellenze di Pavia, L'Aquila,
Cagliari, Aosta e Bergamo. E altre città, dove circa 5 anni a erano state
riscontrate delle sostanze non in linea con i parametri, hanno nettamente
migliorato gli standard e non hanno più problemi.
La signora Spendobene scopre anche che è sufficiente lasciare riposare un
po' in frigo l'acqua del rubinetto per eliminare un sapore che a volte non
convince ma adesso si sente sicura, anche perché le analisi di
Altroconsumo sono state fatte al rubinetto e non alla fonte, mentre l'acqua
minerale viene analizzata all'origine e non certo allo scaffale, dopo essere
stata chiusa per giorni e settimane nelle bottiglie di plastica.
Al bando le lampadine incandescenti
12 Ottobre 2007
Le
tradizionali lampadine incandescenti disperdono sotto forma di calore oltre il
90% dell’energia elettrica consumata, e solo il 10% si trasforma in luce. È un
enorme spreco di energia che potrebbe essere evitato utilizzando invece lampade
fluorescenti compatte ad alta efficienza che permettono di abbattere i consumi
dell’80%, con benefici economici per i consumatori e per l’ambiente.
“La messa al bando delle incandescenti in Italia permetterebbe di risparmiare
5,6 miliardi di chilowattora all’anno, pari all’energia prodotta da una centrale
termoelettrica di 1000 MW” afferma Francesco Tedesco, responsabile campagna
energia e Clima di Greenpeace. I cambiamenti climatici sono la più grave crisi
ambientale a livello globale. Per abbattere le emissioni di gas serra del 30% al
2020 occorrono misure concrete e immediate: l’efficienza energetica è tra quelle
a minor costo e già altri Paesi europei, come Regno Unito e Francia, si sono
mossi per mettere al bando le lampadine incandescenti.
“Ad oggi il Governo italiano non ha ancora presentato nessuna strategia concreta
per spiegarci come verranno raggiunti gli obiettivi di Kyoto, e al 2012 dovremo
aver tagliato le emissioni nazionali di gas serra di oltre 100 milioni di
tonnellate” continua Tedesco. “La semplice messa al bando delle incandescenti
nel settore residenziale permetterebbe di tagliare circa 3 milioni di
tonnellate. Sarebbe una misura a costo nullo per lo Stato, con benefici
economici per i consumatori pari a circa 1 miliardo di euro all’anno”.
Complessivamente, secondo il rapporto “La Rivoluzione dell’Efficienza”
commissionato da Greenepeace al Politecnico di Milano, tramite misure di
efficienza energetica in tutti i settori si potrebbero risparmiare al 2020 circa
100 miliardi di chilowattora all’anno, pari alla produzione di 15 centrali da
1000 MW. La vera soluzione per fronteggiare i cambiamenti climatici e migliorare
la sicurezza energetica del Paese è l'efficienza, non il carbone né il nucleare.
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La
Toscana affida altri 3 anni di sfruttamento dell´acqua al gruppo Nestlé
Per altri
tre anni
Era oggi il giorno delle consultazioni sul Prrm 2008-2010
(Piano di risanamento e mantenimento della qualità dell’aria) tenute dalla
commissione Territorio e ambiente del Consiglio regionale presieduta da Erasmo
D’Angelis. Sono stati ascoltati Arpat, Agenzia sanitaria regionale,
rappresentanti di tutte le categorie economiche, ordini professionali. «Migliorare
la qualità dell’aria – ha evidenziato il presidente - significa evitare
decessi e malattie, migliorare la qualità dei nostri polmoni e del nostro
cuore. È un tema che riguarda tutti e a cui a pieno titolo tutti possono e
devono dare il proprio contributo. È una materia che investe vari ambiti:
sanità, mobilità, interventi infrastrutturali con investimenti su ferrovie e
tramvie. Lavoriamo ad un Piano regionale innovativo che punta a ridurre il
rischio degli inquinanti, sapendo però che qui occorrono politiche e ingenti
risorse nazionali che ancora non vediamo in bilancio».
Nel corso della consultazione, sono state anche presentate stime
dell’impatto delle polveri sottili, in particolare quelle già note dell’Oms
e riferite al 2002-2004 /quattro anni fa) di cui ha parlato Annibale Biggeri
(Dipartimento di Statistica Parenti dell’Università di Firenze, Unità di
Biostatistica, CSPO/ISPO Firenze). 8mila il numero dei decessi che ogni anno
in Italia sono legati a incrementi di Pm10 (8.220 morti per l’esattezza vedi
pezzo di greenreport del 15/6/2006) sopra il limite di 20mcg/mc, un numero che
corrisponde a circa il “nove per cento della mortalità totale” (negli
over 30 per tutte le cause, esclusi gli incidenti stradali, ndr). A Firenze,
il numero dei decessi si attesta su circa “250 all’anno per gli effetti a
lungo termine delle Pm10” (malattie cardiorespiratorie e neoplastiche) e
suddivisi in 30 casi di tumore del polmone, 106 casi di infarto e 15 di ictus.
Per gli effetti a breve termine, quelli cioè che si verificano nel giro di
pochi giorni dal picco di inquinamento, i decessi si attestano tra 28 e 30.
«Sono – ha specificato Biggeri – individui particolarmente fragili per i
quali le variazioni orarie o giornaliere delle concentrazioni degli inquinanti
possono scatenare eventi potenzialmente letali. In sostanza gli over 65, i
diabetici, quelli che hanno malattie cardiache e cardio-polmonari». Per
quanto riguarda i livelli di Pm10 misurati a Firenze, ed omogenei per l’area
della piana, secondo il rapporto dell’Oms “la media giornaliera nel
triennio 2002/2004 è stata di 43,4mcg/mc”. E su questo va segnalato che
l’assessore del Comune di Firenze Del Lungo è subito intervenuto con una
nota relativa ai dati più aggiornati, ovvero a quelli di questo maggio,
durante il quale dice “la media è stata dei 30-40 microgrammi per metro
cubo. Gli unici picchi si sono avuti il 27 maggio con 71 mg/m3 su viale
Gramsci e 65 mg/m3 in via Ponte alle Mosse e il 28 (57 mg/m3 in via Ponte alle
Mosse)». La causa – ha detto sempre Del Lungo - è la sabbia del deserto
portata dallo scirocco, non le polveri inquinanti.
Secondo i dati Oms acquisiti dalla Commissione, i trasporti hanno un notevole
impatto sull’emissione delle polveri sottili: «Le opere in corso a Firenze
– ha detto Biggeri – porteranno ad una riduzione dei livelli di Pm10 dagli
attuali 43,3mcg/mc a circa 26,8. I decessi acuti, intesi come a breve termine,
e quelli a lungo termine potrebbero calare quasi del 50 per cento».
E sui dati presentati da Biggeri, i componenti la commissione hanno chiesto
maggiori delucidazioni. In particolare il segretario Luca Paolo Titoni (Udc)
ha chiesto di quantificare meglio la forchetta temporale dei decessi a breve
termine. «Il contatto con agenti inquinanti da parte di soggetti
particolarmente fragili – ha risposto Biggeri - può portare al decesso
anche entro 5 giorni». Paolo Marcheschi (Fi-Pdl), ha spostato l’interesse
sulle misure di riduzione del traffico: «Appare evidente che oltre al limite
dei 90Km/h, occorre trovare soluzioni adeguate nella qualità dei carburanti.
Provvedimenti di limitazione o di blocco del traffico sono totalmente
inefficaci». Per Lucia Franchini (Pd), parlare di «risanamento e qualità
dell’aria significa integrare interventi che toccano più settori compreso
quello della qualità della salute di ogni cittadino». Per Mario Lupi
(Verdi), i dati erano «già in parte noti. Occorre lavorare in sinergia e su
più fronti senza banalizzare e ridurre tutto allo stereotipo che si muore per
le sigarette. Esiste qualcosa di più”. Monica Sgherri ha quindi chiesto di
“acquisire tutto il materiale e quant’altro sia necessario a questa
commissione per operare tutti gli approfondimenti del caso».
Poi si è tornati a parlare del Piano di risanamento e mantenimento della
qualità dell’aria sul quale Roberto Gori Direttore tecnico di Arpat
(Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) si è così
espresso: «Il Prrm tiene in grande considerazione il contributo dato
dall’Agenzia. L’atto è complesso e esprime chiaramente conoscenze e
prospettive che si intendono tenere. C’è un ottimo livello di integrazione
della programmazione regionale che può concorrere al miglioramento
dell’aria inserito in un quadro generale più ampio». E sono arrivati i
primi suggerimenti sulle azioni da fare data la situazione peraltro come detto
nota da tempo: Gori ha quindi suggerito, «data la complessità dell’atto»,
di «affiancare al testo un documento di più semplice ed immediata lettura».
Per Giovanni Pratesi dell’Università di Firenze, serve una “maggiore
efficacia ed incisività” e ha proposto di «migliorare la conoscenza sulla
composizione e l’origine di Pm10 e Pm2,5, progettare e installare una
stazione di osservazione permanente». Secondo Giorgio Morales Difensore
civico della Toscana, il «monitoraggio svolto dal sistema integrato della
difesa civica conferma le criticità evidenziate nel Piano. In particolare la
necessità di intervenire per ridurre il carico di inquinanti di attività
industriali, traffico, riscaldamento e condizionamento». Giovanni Barbagli,
presidente di Ars (Agenzia regionale di Sanità), ha detto che «Il Piano si
caratterizza anche per il contenuto di integrazione con le politiche che
interessano più ambiti e settori chiamati in causa per delineare una corretta
ed efficace programmazione rivolta a più settori». Per Claudio Bertini,
Interporto toscano, «la riduzione del trasporto su gomma è strettamente
legata al miglioramento di quello su ferro». In questo senso, sarebbero
auspicabili «interventi infrastrutturali e di rinnovo del materiale rotabile».












IL NON DETTO DIETRO
Anche
Oggi,
dopo il venir meno delle condizioni politiche e di favore che hanno consentito
a T.E. di stare sul mercato, a pagare saranno, soprattutto, i dipendenti. Ma,
dalla vicenda emerge anche un’altra questione: se i lavoratori
rispettassero il mansionario, come stanno facendo in questi giorni come
forma di lotta, il servizio di raccolta porta a porta sarebbe di gran lunga
deficitario. Tutto ciò chiama in causa da un lato la
natura degli appalti e,
dall’altro, la condizione
di lavoro cui sono sottoposti i
lavoratori, costretti a “correre”, in squadre il più ridotte
possibile, quando non da soli, per stare dentro alle condizioni di offerta al
miglior ribasso che contraddistinguono gli appalti.
Lavoro duro e in condizioni difficili
che meriterebbero un risarcimento attraverso la
garanzia del posto di lavoro.
Della
vicenda T.E. (e COSECON) nessuno dei partiti che hanno avuto amministratori al
loro interno possono chiamarsi fuori. Non basta neanche essersi smarcati
nell’ultimo periodo: la vicenda ha radici profonde nel tempo e ha
attraversato tutti i maggiori partiti politici della provincia. Non serve,
neanche, evocare il disastro e il malaffare campano: questo è malaffare
nostrano presente da tempo nella venetissima bassa padovana che solo pochi di
noi hanno sempre denunciato. E la partita è ancora aperta purtroppo: COSECON
oggi non è affatto, a mio parere, riformato; sta semplicemente
dismettendo, con costi a carico indiretto dei cittadini della amministrazioni
che lo compongono, quei rami di azienda che sono risultato fallimentari per
rilanciarsi su altri settori con la stessa logica che lo ha caratterizzato
quando ha acquistato le azioni T.E.. Basti pensare alle operazioni in corso
nel settore
gas o al business
della cogenerazione
da biomasse per capire che nulla è
veramente cambiato o è stato riformato. Per dire
basta bisognerebbe
riconsiderare radicalmente il ruolo di queste società a capitale pubblico
e privato in settori come i servizi
pubblici e la pianificazione del territorio, riportando
la decisionalità
in capo dell’interesse pubblico e non
delegandola, come avviene ancora, a comitati di affari o a consigli di
amministrazione improntati all’interesse privato.
3
marzo 2008
Paolo De Marchi – consigliere
provinciale Verdi Padova






























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