SELVAZZANO  NUOVA 

             PER UN'AMBIENTE SANO E VIVIBILE   

                                                                                                                             

    
                                                           
                                             

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********* Il nostro Comune Ambiente Animali Contatti

Ambiente: Le polveri sottili - Allagamenti - Rifiuti&Co - Piste ciclabili

 

                

 

L’aria che respiriamo: 

l’aria che respiriamo è costituita per il 78.9% da azoto, per il 20.9% da ossigeno e per lo 0.2% da anidride carbonica, gas nobili (elio) e idrogeno. L’aria rappresenta un’indispensabile materia prima per la vita degli organismi viventi: è infatti fonte dell’ossigeno necessario ai processi di produzione dell’energia che sono alla base della vita e delle attività cellulare.

Gli interscambi tra aria atmosferica e organismi viventi avvengono attraverso vari organi e apparati, fra questi L’APPARATO RESPIRATORIO rappresenta il principale sistema di contatto con l’atmosfera e tutto ciò che in essa è presente

Un’ individuo adulto respira: 

-         in condizioni di riposo: dai 6 ai 9 litri di aria al minuto (circa 9- 13 metri cubi al giorno);

-         durante un’attività fisica moderata: 60 litri al minuto;

-         durante un’attività fisica intensa: 130 litri al minuto.

  Questi volumi d’aria sono filtrati da una superficie respiratoria che si sviluppa per un’estensione complessiva di ben 130- 150 metri quadrati .

L’inquinamento atmosferico è dato dalla presenza nell’aria di una o più SOSTANZE INDISPENSABILI o ESTRANEE, in quantità e per una durata tali da alterare la salubrità dell’aria stessa e da costituire un pericolo per la salute umana.

Se si considera la quantità di aria che viene quotidianamente respirata da un individuo ci si può meglio rendere conto della sua importanza ai fini della salute e dei rischi collegati alla respirazione di aria inquinata.

                                          

Le origini delle polveri:

le fonti di generazione del materiale particolato ( PM10, PM2.5) sono molto ampie e dipendono sia da eventi naturali sia dalle attività antropiche. Il materiale particolato è una miscela nella quale la grandezza delle particelle e la loro composizione chimica varia da luogo a luogo proprio in ragione delle caratteristiche delle fonti di emissione dominanti.

Il fattore di generazione principale è costituito dai processi di combustione che a grande scala sono rappresentati da fonti naturali come i vulcani, o da fonti antropogeniche come le grandi centrali termoelettriche o i grandi impianti industriali.

Nelle città entrano in gioco il riscaldamento civile e domestico e soprattutto il traffico veicolare.

Un veicolo ha infatti più modi di originare materiale particolato:

-         emissione dei gas di scarico;

-         usura dei pneumatici;

-          usura dei freni.

Per effetto del loro movimento tutti gli autoveicoli concorrono poi ad usurare il manto stradale ed a riportare in sospensione il materiale articolato.

Nelle aree suburbane e rurali entrano in gioco anche le attività industriali quali, ad esempio, la lavorazione dei metalli e la produzione di materiale per l’edilizia, e le attività agricole.

L’inalazione e la deposizione delle polveri nell’apparato respiratorio:

Nel caso specifico delle polveri, la proporzione di quelle presenti in sospensione nell’aria che vengono   inalate dipendono dalla velocità e direzione di spostamento dell’aria vicino all’individuo, dalla sua frequenza respiratoria e dal tipo di respirazione ( nasale od orale).

Le particelle inalate, si possono depositare in qualche tratto dell’apparato respiratorio, oppure essere espirate.

Se le particelle depositate sono liquide o solubili possono essere assorbite dai tessuti in qualsiasi punto dove si depositano e provocare dei danni intorno a tale punto, se sono corrosive o radioattive o in grado di avviare qualsiasi azione locale.

Le particelle insolubili possono essere trasportate, in base alle loro dimensioni verso altre parti del tratto respiratorio o del corpo, dove possono essere assorbite o provocare danni biologici.

         

                          

L’aria inquinata causa malattie??

Non vi sono più dubbi sul fatto che l’inquinamento atmosferico rappresenti un rischio per la salute umana,  pur se ancor’oggi, per molte delle sostanze nocive facenti parte della miscela complessa che costituisce l’inquinamento atmosferico gli effetti non sono del tutto noti.

L’inquinamento atmosferico non agisce soltanto sull’apparato respiratorio; infatti batteri, virus allergeni come  i pollini, o le sostanze contenuti nel fumo di tabacco possono causare anche altri disturbi a livello più generale cosi come le sostanze inquinanti presenti nell’aria.

Ad esempio, gli idrocarburi volatili e il monossido di carbonio penetrano nei polmoni e raggiungono il cervello ed altri organi tramite il sangue, cosi come le particelle di metalli di dimensioni piccolissime raggiungono il sangue e si possono depositare nelle ossa, nei denti e nei reni. Già piccole quantità di piombo hanno effetti sulle facoltà cerebrali dei bambini. Il particolato infine provoca effetti anche sul sistema cardiocircolatorio.

Le vie respiratorie possiedono una serie di “ meccanismi di difesa” contro le sostanze estranee che penetrano in esse.

Le sostanze nocive che penetrano nelle vie aeree possono sia a seguito di esposizioni acute(cioè di breve durata) che di esposizioni croniche,danneggiare in vario modo tutti questi meccanismi di difesa.

Popolazioni suscettibili agli effetti delle particelle !!!!

Sulla base degli studi epidemiologici,risultano suscettibili agli effetti del articolato i soggetti anziani e quelli con malattie cardiocircolatorie e polmonari.

Anche i bambini e i neonati risultano essere popolazioni potenzialmente suscettibili.

In particolare i bambini sembrano a maggior rischio per alcuni effetti respiratori quali lo scatenamento di crisi d’asma bronchiale e l’insorgenza di sintomi respiratori(come tosse e catarro).

L’esposizione dei bambini infatti è influenzata dalle loro attività e dal luogo dove queste attività vengono svolte.In confronto agli adulti,stanno molto di più all’aperto praticando giochi e sport.I bambini e i ragazzi hanno in particolare un’alta frequenza respiratoria,in relazione ai loro livelli di consumo di ossigeno.La loro relativa grande superficie corporea per unità di peso e il loro elevato livello di attività determinano una grande spesa energetica di quella richiesta per un adulto.

La frequenza respiratoria media di bambini in età dai 3 ai 12 anni è approssimativamente doppia rispetto a quella di un’adulto(425rispetto a 232 l/kg/die).

Confrontando le frequenze respiratorie in questi due gruppi per un periodo di un’ora,un bambino che gioca può respirare un volume d’aria 4,5 volte maggiore di quello di un adulto sedentario.

Stanco di respirare aria inquinata ???

Puoi aiutare a ridurre l’inquinamento con misure di prevenzione e stili di vita corretti.

Guidare meno e migliorare il proprio stile di guida,diminuire il numero di chilometri percorsi.

Cercare di combinare l’uso dell’automobile con altre modalità di spostamento per andare dove si vuole:

-         carpool (usare in più persone la stessa auto) ;

-         camminare o andare in bicicletta aiuta a mantenersi in forma ;

-         usare i mezzi pubblici.

Guidare meglio !!!!

  Guidare meglio aiuta a ridurre l’inquinamento atmosferico:

-         accelerare gradualmente;

-         rispettare i limiti di velocità;

-         domandarsi se si ha la reale necessità di spostarsi in auto;

-         programmare gli spostamenti;

-         mantenere l’efficienza dell’auto anche sottoponendola a verifiche periodiche                 (bollino blu);

-         mantenere i pneumatici alla corretta pressione.

Risparmiare energia !!!!

Risparmiare energia aiuta a ridurre l’inquinamento atmosferico.Quando si bruciano combustibili fossili,si inquina l’aria.Usare meno benzina,gas e elettricità(le centrali elettriche bruciano combustibili fossili per generare elettricità).

Spegnere la luce quando si lascia la stanza.

Sostituire le lampadine con quelle a risparmio energetico.

Spegnere il riscaldamento o l’aria condizionata in caso di non necessità.

Installare miscelatori di aria sui rubinetti di casa.

Misure di prevenzione e di tutela della salute !!!!

            utilizzare il meno possibile il mezzo di trasporto privato,perché è dimostrato che questo tipo di 

inquinante è presente all’interno dell’abitacolo dei veicoli in concentrazione superiori a quelle esterne;

evitare gli esercizi e gli sforzi fisici all’aria aperta nelle zone urbanizzate(jogging,footing,ecc,),

nelle quali è maggiore la concetrazione del PM10;

Le persone appartenenti ai gruppi a rischio,devono evitare di rimanere a lungo all’aperto nelle giornate di maggior inquinamento;

Ricambiare l’aria degli ambienti confinati solo nelle prime ore della giornat,in quanto la concentrazione del PM10 è più bassa;

Utilizzare quando le concentrazioni sono elevate,maschere del tipo Filtro Facciale Protezione 3 (FFP3),in quanto protegge da polveri tossiche,è dotata di valvola che favorisce l’espirazione e aderisce con facilità alla forma del viso.

                                            

 

PM 2,5 : UN PERICOLO PER IL CUORE !!!!

   

Questo articolato risulta più pericoloso del famigerato  PM 10

Sono ormai moltissimi gli studi che hanno mostrato la correlazione fra esposizione al particolato presente in atmosfera e il rischio di patologie respiratorie e cardiovascolari.Finora si era guardato con particolare attenzione alle particelle di dimensioni fino a 10um di diametro,ossia il famigerato PM10.

Si stanno però accumulando prove di un’importanza ancora maggiore della pericolosità delle particelle inferiore o pari a 2,5um ( PM 2,5 ).Più piccolo il numero,più il materiale articolato rimane sospeso per giorni o settimane nell’atmosfera e più diventa dannoso per la salute,a partire dalle prime vie aeree superiori.

In particolare il PM 2,5 è una miscela complessa di migliaia di composti chimici e alcuni di questi,sono di estremo interesse a causa della loro tossicità.

I peggiori sono gli  IDROCARBURI  AROMATICI  POLICICLICI,che svolgono un ruolo importante nello sviluppo del  cancro.

Bisognerebbe in modo serio e frettoloso interessarsi oltre al PM 10 anche del

PM 2,5;ma anche di PM 1 e di PM 0,1.

 

                                                                                                           

               

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Le Nanopolveri

Le nanopolveri sono una sottocategoria di particolato ultrafine con un diametro compreso fra 2 e 200 nm
Queste ridotte dimensioni, prossime a quelle molecolari, permettono alle particelle un comportamento fisico, vuoi per quanto riguarda la dispersione aerea, vuoi per i meccanismi di penetrazione negli organismi viventi, un comportamento che possiamo ritenere intermedio tra quello dei gas e quello del resto del particolato sospeso.
Occorre sottolineare per correttezza che il termine nanopolveri è utilizzato quasi esclusivamente in Italia, normalmente nella comunità scientifica internazionale è più diffusa la semplice definizione di particolato ultrafine, in quanto con il termine nanoparticles
(nanoparticelle) si intendono le nanopolveri ad utilizzo tecnologico, piuttosto che quelle aerodisperse.

Le maggiori fonti di particolato totale, ovvero non frazionato per dimensione, sono naturali (come ad esempio le eruzioni vulcaniche, gli incendi e l'acqua marina dispersa in aria, i fulmini, l'erosione di rocce e la sabbia dispersa dal vento).

Tuttavia, specialmente in ambienti urbani, fra le origini più comuni di particelle di dimensione nanometrica ci sono fonti antropiche: in generale qualunque procedimento di combustione: motori a scoppio, residui di gomme delle automobili o di oli combustibili, usura dell'asfalto, impianti di riscaldamento, inceneritori di rifiuti, cave e miniere a cielo aperto, usura degli edifici e dei materiali da costruzione, cementifici, fonderie, fumi industriali, fino alla cottura degli alimenti ed al fumo di sigaretta.

Quando una sostanza organica (contenente principalmente carbonio, azoto, idrogeno, e ossigeno) brucia vengono rilasciate molecole più piccole e generalmente biodegradabili (anche se inquinanti). Se la sostanza contiene anche una frazione rilevante di materiali inorganici (come dei metalli), i prodotti della combustione possono portare, specialmente se ad alte temperature, ad aggregati atomici e leghe metalliche generalmente di forma tondeggiante, che non sono biodegradabili, e vengono disperse in ambiente sotto forma di aerosol.

Queste nanoparticelle possono ritrovarsi un po' ovunque, nello scatolame a causa della sua usura, in alcuni farmaci come eccipienti, nel fumo di sigaretta e dei termovalorizzatori, nel pesce di mare in prossimità di vulcani, in prodotti della nanotecnologia: la lista è potenzialmente infinita.

Nanopolveri metalliche vengono rilevate in zone di guerra ove sono stati utilizzati ordigni all'uranio impoverito o al tungsteno. Grazie alla proprietà dell'uranio e del tungsteno di prendere fuoco spontaneamente se suddivisi in frammenti abbastanza fini, raggiungono rispettivamente una temperatura di circa 3.000 e circa 5.000 °C , dando origine a particolato inorganico proveniente in piccola parte dalla bomba stessa e in gran parte anche dal bersaglio colpito.

Recentemente i Filtri Anti Particolato, utilizzati in alcune automobili per bloccare particelle più grossolane (PM10), sono stati accusati di produrre nanopolveri, anche se i dati sperimentali indicano un'ottima capacità da parte di questa tecnologie di riduzione del numero di nanoparticelle.

I dettagliati meccanismi di formazione di queste nanopolveri e della loro dispersione in atmosfera sono ancora oggetto di studio, ma in letteratura stanno emergendo evidenze della loro dannosità.

In particolare le nanopolveri inorganiche sono sospettate di essere causa di una serie di patologie recentemente definite come nanopatologie .Le nanopolveri di tipo inorganico, non essendo biodegradabili, non possono essere decomposte facilmente e resterebbero sospese nell'aria per centinaia di chilometri, depositandosi sul terreno (e quindi finire nelle coltivazioni ed entrare nella catena alimentare) o essere direttamente respirate da esseri umani o animali.
In contrasto con questa ipotesi sono invece i dati sperimentali misurati in California che suggeriscono un calo drastico del particolato ultrafine già a 150 metri dalla fonte.

Al momento non esistono filtri in grado di bloccare particelle di diametro inferiore a 0,2 micron.

È stato suggerito, per molti con risvolti allarmistici, che alcuni prodotti industriali, come le gomme da masticare contenenti microsfere di vetro (per la pulizia dei denti), alcune farine biologiche macinate a pietra, oppure determinate marche di cacao in polvere, siano probabili fonti di nanoparticelle, ma non vi sono ancora prove certe accettate dalla comunita' scentifica ufficiale della pericolosità di questi alimenti. È stato anche suggerito che il talco in polvere possa essere pericoloso, ma anche qui per ora non vi sono prove, anzi, un recente studio ha evidenziato come non vi sia alcun incremento del rischio di tumori per lavoratori esposti ad alti livelli di talco .

La misurazione quantitativa delle nanopolveri, difficile e poco accurata tramite i classici metodi gravimetrici adottati per il particolato, può essere realizzata tramite metodi ottici che sfruttano il laser.

Che cosa sono le nanopatologie

Per "nanopatologie" s'intendono le malattie provocate da micro- e nanoparticelle inorganiche che sono riuscite, per inalazione od ingestione, ad insinuarsi nell’organismo e si sono stabilite in un organo o in un tessuto.

Le particelle sono liberate naturalmente in atmosfera dai vulcani attivi, dagl’incendi, dall’erosione delle rocce, dalla sabbia sollevata dal vento, ecc. In genere, le particelle di queste provenienze sono piuttosto grossolane. Spesso più sottili e normalmente assai più numerose, sono le particelle originate dalle attività umane, soprattutto quelle che prevedono l’impiego di processi ad alta temperatura. Tra questi processi, il funzionamento dei motori a scoppio, dei cementifici, delle fonderie e degl’inceneritori.

I concetti fondamentali da ricordare sono:
1. Qualsiasi sorgente ad alta temperatura provoca la formazione di particolato.
2. Più elevata è la temperatura, minore è la dimensione delle particelle prodotte.
3. Più la particella è piccola, più questa è capace di penetrare nei tessuti.
4. Non esistono meccanismi biologici od artificiali conosciuti capaci di eliminare il particolato una volta che questo sia stato sequestrato da un organo o un tessuto.

Il nostro corpo elimina tutto?

 A rigor di logica, tra le varie caratteristiche della scienza ci dovrebbero stare l’oggettività e l’onestà intellettuale di chi la scienza la pratica. Qualche volta, e mi auguro che accada spesso, queste condizioni sono soddisfatte, ma quando entrano in ballo interessi che con la scienza non hanno nulla a che fare – anche se della scienza si servono – le cose possono cambiare.

Nel nostro caso, se il ragionamento tiene, significa che le particelle inorganiche non biodegradabili che introduciamo nell’organismo non sono eliminate o, almeno, non lo sono del tutto, e, addirittura, una volta imprigionatevi fanno guai. Se, poi, a questo si aggiunge il fatto – osservato poco dopo e confermato da altri centri di ricerca – che queste polveri sono ubique, che si comportano più o meno come gas in atmosfera e che, inalate, passano nel sangue entro poche decine di secondi da dove, in qualche decina di minuti, s’introducono in tutti gli organi innescando reazioni da corpo estraneo, la cosa diventa imbarazzante.

Chi non è addetto ai lavori si chiederà che cosa possa destare imbarazzo in una scoperta apparentemente tanto banale e, in fondo, ovvia. È presto detto. Se ci riferiamo al nostro primo caso, quello della protesi dentaria, un tipo d’indagine come il nostro può essere fastidiosa per un dentista che non ha lavorato a regola d’arte. Sempre restando all’ingestione, non è raro che polveri inorganiche molto fini e non biodegradabili come il talco o il silicato d’alluminio siano aggiunte ai farmaci per fare da eccipienti o, come accade per il biossido di titanio, a certi alimenti per migliorarne l’aspetto e la conservabilità. Ma nessuno si è mai dato la pena di fare un bilancio tra ciò che s’introduce e ciò che dal corpo viene eliminato, dando per scontato – per una sorta di tradizione accolta, ad essere onesti, molto poco scientificamente senza dimostrazione – che ciò che il corpo non elabora lo elimina. Ma se ci si sposta su quanto s’inala involontariamente, le cose diventano ancora più delicate.

 E l’uomo produsse le polveri

La Natura è una produttrice di polveri inorganiche non biodegradabili: i circa 1.500 vulcani attivi, le rocce che sono erose dai fattori atmosferici e la sabbia del deserto che riesce a volare per migliaia di chilometri, sono gli esempi più classici che di solito si portano. Di contro ci sta l’Uomo, produttore pure lui di particelle. Per rendersi conto delle differenze tra i due accusati, occorre sapere che qualsiasi combustione, senza poterne escludere nessuna, genera con diversi meccanismi particelle inorganiche, e che da un po’ meno di tre secoli l’Uomo ha scoperto come bruciare a buon mercato, cosa che per centinaia di migliaia di anni gli era stata preclusa, ricavandone energia. L’avanzare della tecnologia – da non confondersi con il progresso che è ben altro – ha consentito di accedere via via più facilmente a temperature sempre più alte e questa possibilità è stata sfruttata in mille maniere. Tutto questo, però, senza tener conto degli effetti collaterali.

Per la maggior parte della nostra storia noi, gli unici animali che producano rifiuti, abbiamo gettato le nostre scorie nell’ambiente. Eravamo in pochi, quei pochi consumavano con parsimonia e la Terra era abbastanza grande da lasciar passare quasi inosservata questa forma d’aggressione. Prima lentamente, poi con un’accelerazione ormai diventata fuori controllo, il nostro numero è aumentato a dismisura e ci siamo illusi – anche in questo caso al di là di ogni scientificità – di poter continuare con le antiche abitudini, senza renderci conto che ognuno di noi produce centinaia di volte più rifiuti di chi ci aveva preceduti e che le tecniche di produzione di quei beni di cui ci serviamo per un attimo (per poi buttarli) producono a loro volta scorie. E lo fanno in quantità immensa, insopportabile per il pianeta. Così, si è arrivati a produrre polveri non solo di qualità ben diversa e in quantità infinitamente maggiori di quanto non faccia la Natura , ma anche molto più sottili, tanto da poter entrare nel nucleo delle nostre cellule.

 Il gioco di prestigio degli inceneritori

A questo punto, invece di fermarci per un attimo e fare il punto della situazione usando la scienza e una sua sana applicazione tecnologica, abbiamo compiuto un’altra follia. Sommersi come siamo dalla nostra immondizia, non abbiamo pensato di mettere in atto correttivi – e ce ne sono a bizzeffe – ma abbiamo continuato imperterriti a comportarci come quei bambini viziati che siamo e a chiuderci gli occhi: abbiamo escogitato gl’inceneritori. Si prendono i rifiuti, li si brucia, e questi non ci sono più. Bellissimo, comodissimo, se non si trattasse del più ingenuo e costoso dei giochi di prestigio.

Il mondo è fatto in un certo modo, un modo che non abbiamo deciso noi, ma su cui c’è poco da discutere. E tra le leggi che regolano il mondo c’è il cosiddetto Principio di Conservazione della Massa, noto fin dal 1786 quando un tale Antoine Lavoisier dimostrò la sua esistenza, un’esistenza di cui qualche filosofo greco del quinto secolo prima di Cristo si era già accorto. Riassumendolo in poche parole, questo scomodo pilastro della scienza dice che, in un sistema chiuso, la quantità di materia totale resta costante. Il che significa che, se io brucio i rifiuti nell’inceneritore, dalla bocca del camino mi uscirà esattamente quanto ho bruciato. Un’aggravante è che la tecnica dell’incenerimento prevede l’aggiunta di grandi quantità di sostanze come bicarbonato, calce, ammoniaca ed acqua a ciò che si va a bruciare, con il risultato che per ogni tonnellata di rifiuti immessi, il camino ne emette due.

 La scienza e l’interesse economico

 Ma c’è qualcos’altro: il processo di combustione dà origine a sostanze incomparabilmente più tossiche di quelle che si vorrebbero eliminare e a polveri tanto più fini quanto più è alta la temperatura del processo. E allora, perché una tale assurdità che non ha un piede su cui reggersi dal punto di vista scientifico? Semplicemente perché all’incenerimento dei rifiuti sono legati interessi miliardari (in Euro) e per questi vale la pena di censurare Lavoisier o di affermare grottescamente che esistono filtri miracolosi che fermano tutto ciò che esce dal camino. Il che è i contrasto con i fatti, dato che i filtri arrestano appena una minima percentuale di quelle polveri (le cosiddette polveri filtrabili e non le condensabili o le secondarie, questo sia detto per i tecnici) e che le leggi della Natura non sono modificabili. Né mai si dice che quel poco che il filtro ha arrestato deve poi essere messo da qualche parte e la soluzione è immetterlo di nuovo nell’ambiente. E non si dice che le ceneri che costituiscono più o meno un terzo in massa dei residui e che vengono trasferite nelle discariche sono tutt’altro che inerti, come, invece, si vuol far credere, ma sono estremamente volatili e provocano tutte le reazioni da corpo estraneo di qualsiasi polvere inorganica non biodegradabile. Da ultimo, per giustificare l’assurdità, si è sostenuto che questi impianti producano energia dai rifiuti. Questo senza fare i calcoli fino in fondo, perché, se i calcoli si facessero, nella più rosea delle ipotesi risulterebbe che per produrre un watt in quel modo se ne consumano almeno tre.

 Non solo rifiuti: la medicina e la guerra

 Insomma, i conti si presentano sempre a metà. Cosa che accade anche in medicina, dove miliardi di Dollari (o di Euro) sono stati investiti in tecniche che impiegano particelle costruite in laboratorio per essere iniettate nei pazienti a fini diagnostici o come trasportatori di farmaci. Che sorte avranno quelle particelle – che l’organismo non è capace di eliminare e che sono dei corpi estranei – non pare essere oggetto d’interesse: il denaro investito deve rendere comunque.

E poi c’è la guerra. Le armi moderne usano sostanze come l’uranio impoverito o il tungsteno che esplodono generando temperature di migliaia di gradi e, così facendo, fanno vaporizzare il bersaglio. Bastano pochi secondi a contatto con l’aria per far ricondensare quella sorta di vapore sotto forma di particelle finissime, con tutte le conseguenze che ho descritto. Anche qui c’è un’aggravante: quelle polveri non sono degradabili dalla natura e, per questo, sono in pratica eterne. Il che significa che, una volta prodotte, non si eliminano più e chi ha sporcato l’ambiente non sarà in grado di pulire.

 L’indistruttibile arma della conoscenza

 Ecco, senza aggiungere altro: e altro ci sarebbe, perché la nostra scoperta è imbarazzante e si reputa inopportuno che si sappia in giro.

Ma per chi non condivida interessi non propriamente cristallini, per chi si renda conto di come un essere che distrugge il proprio habitat sia destinato all’estinzione, per chi è disposto al “sacrificio” di qualche modifica ad abitudini incompatibili con l’ambiente delle quali i nostri figli ci chiederanno inevitabilmente conto, per chi, insomma, ragioni in scienza e coscienza, come dicono i medici, non è più tempo di trastullarsi. La prima cosa da fare è liberarci dell’ignoranza, questa specie di luce nera così abilmente utilizzata per nasconderci una realtà che sarà sì poco gradevole, ma che è quella con cui ci stiamo per forza confrontando, magari all’insaputa di molti. E la cultura, l’arma più potente di cui disponiamo, costa pochissimo.  

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Passante di Mestre, allarme smog
L'esperto: migliaia di persone a rischio

De Simone: «Secondo uno studio chi abita nei 32 km
della bretella ha il 50% di possibilita di avere trombosi»

Il traffico sul passante di Mestre (foto di archivio)

MESTRE (10 agosto) - Smog, polveri, inquinamento, per tutte quelle persone che abitano a ridosso dei 32 chilometri del passante di Mestre il rischio di ammalarsi di trombosi è del 50%. Ad affermarlo l'architetto Fernando de Simone, la cui tesi è basata sui risultati di un recente studio del Policlinico di Milano su 1500 abitanti della metropoli.
Se è vero che chi abita a ridosso di autostrade e tangenziali ha 50% di possibilità in più di ammalarsi, ci sarebbero, sostiene l'architetto «migliaia di persone a rischio lungo i 32 km del Passante di Mestre».

De Simone, autore nel 1996 di uno progetti alternativi al Passante (quello del tunnel autostradale sotto Mestre), sostiene l'esigenza di «intervenire rapidamente con la mitigazione ambientale lungo il percorso del Passante».
L'esperto ricorda che nel suo progetto di tunnel autostradale «era prevista proprio per questo l'installazione di una serie di filtri per l'abbattimento dei gas di scarico, che avrebbero notevolmente migliorato la qualità dell'aria».
L'allarme del progettista, riferito alle popolazioni che risiedono vicino all'arteria mestrina, fa riferimento allo studio dello staff medico del policlinico milanese, uscito recentemente sulla rivista di settore Circulation, secondo il quale chi abita a 3 metri dalle strade ad alto scorrimento, rispetto a chi abita ad almeno 253 metri , ha il 50% di probabilità in più di avere una trombosi.

 Allarme acqua potabile in Veneto:
falde minacciate dagli inquinanti

Il risultato di uno studio delle Università di Padova e Marsiglia:
«Bisogna correre subito ai ripari ed evitare gli sprechi»

(foto da internet)di Elisio Trevisan     MESTRE (16 aprile 2009)

L’acqua che beviamo ha più di 11 mila anni di età, più vecchia di Cristo, esisteva prima che nascessero gli egizi, è minerale, fossile, purissima, ma è in pericolo. Il nostro è uno dei bacini idrici più vasti e più importanti d’Europa ma lo stiamo rovinando. Nelle falde è stata registrata l’infiltrazione di acqua più "giovane" risalente agli anni Cinquanta, con il carico di inquinanti di quell’epoca (veleni chimici, radiazioni degli esperimenti nucleari e via di seguito).
«La quantità è ancora minima, e proprio perché ce ne siamo accorti in tempo bisogna agire nel modo più veloce e più efficace possibile. Anche perché ci siamo accorti che la quantità d’acqua che consumiamo non è più rimpiazzata totalmente da quella che arriva dalle risorgive e quindi dalle montagne, a causa dell’impermeabilizzazione dei suoli che impedisce all’acqua di penetrare nelle falde sotterranee» spiega Ezio Da Villa, l’assessore provinciale all’Ambiente che ha avuto l’idea di mettere in piedi il "Progetto per la determinazione dell’età delle acque sotterranee captate per usi acquedottistici, e per l’individuazione delle aree di provenienza".
Con la coordinazione di Enrico Conchetto, geologo della Provincia, lo studio è stato eseguito dall’Università di Padova che, a sua volta, si è avvalsa della collaborazione delle Università di Marsiglia, Brema, Nimes e Avignone, perché studi del genere sono rarissimi e occorrono capacità tecniche e professionali ben precise per portarli a termine.
Buona parte delle convinzioni che si avevano sulle acque che beviamo sono state smentite e ribaltate, e viene fuori un quadro molto complesso e grandioso: tutta la nostra zona non si può chiamare padana perché non abbiamo nulla a che fare con il Po, i nostri fiumi di riferimento sono il Piave, ma soprattutto il Brenta. Tutto parte della linea delle risorgive, che "taglia" i piedi delle montagne e attraversa i territori vicentino, padovano, veneziano e trevigiano: in quella zona le acque che arrivano dalle montagne e che non finiscono nei grandi fiumi, sono superficiali, dopodiché, man mano che ci si avvicina al mare, vanno sempre più in profondità; le falde più profonde conosciute arrivano a 340 metri , ma probabilmente ce ne sono anche di più profonde
 Il pericolo per la purezza delle acque di falda nasce soprattutto all’altezza della linea delle risorgive; è in quella zona che si concentrano i maggiori rischi di contaminazione delle acque: colpa dell’Enel che prende acqua per riempire i bacini necessari a far funzionare le centrali idroelettriche, colpa degli emungimenti delle aziende agricole per irrigare i campi, delle industrie per far funzionare gli impianti, colpa, anche se in parte minore, dei privati che scavano pozzi invece di connettersi all’acquedotto pubblico.
Più si toglie acqua, più si abbassa la pressione delle falde artesiane e più entrano inquinanti; se si aggiunge che i fiumi sono sempre più pesantemente inquinati e che anche la loro portata è sempre minore tanto che, ad esempio, l’acqua del mare a Chioggia entra nell'Adige per parecchi chilometri, si capisce che occorre darsi da fare e in fretta. La vista dei fiumi in secca, come accade per buona parte del corso del Piave, non è solo triste e brutta, ma anche segno di pericolo per l’acqua che dobbiamo bere.
E i pozzi privati? Nella zona del Terraglio, fino a Treviso, ce ne sono circa 5 mila: ogni casa ha il suo bel pozzo, così il proprietario non paga la bolletta come i comuni mortali e ha sempre un’acqua purissima e gratuita. Il problema è che, una volta fatto il buco fino alla falda, l’acqua continua ad uscire e ad andare dispersa. «Quei 5 mila pozzi sprecano tanta acqua quanta un acquedotto ne porta a 250 mila abitanti, è un vero scandalo - dice Da Villa - Per questo, tra le azioni che abbiamo messo in piedi dopo aver esaminato lo studio sull’età dell’acqua, ci sono anche pressioni sul Genio Civile regionale che dà le concessioni per fare i pozzi e deve controllare come vengono gestiti. Non possiamo permetterci di continuare a buttare milioni di metri cubi di acqua potabile, fossile, ogni anno».
La Provincia ha deciso di inserire questo studio come elemento fondamentale del Piano d’ambito territoriale (quello che gli Ato devono mettere in pratica), «per porre al centro di tutte le iniziative la difesa dell’acqua potabile e per intervenire sull’agricoltura e sulla produzione dell’energia elettrica e costringere tutti ad utilizzare l’acqua non solo come un mezzo di produzione, ma soprattutto come un bene per l’umanità».

 

 

 

 

Cellulari a rischio per i bambini    9-10-2008

L'età a cui iniziano la detenzione e l'utilizzo dei cellulari continua ad abbassarsi allegramente. Ad esempio nell'Italia dei record negativi pare ormai diffusa - a detta di insegnanti - la tipologia «famiglia che prende il pacco alimentare alla Caritas ma i cui figli meno che adolescenti hanno cellulare» (per lo status sociale il pacco dono è meno deleterio del mancato sms). Comunque il boom dei babytelefonini si è da tempo «irradiato» in molti paesi. In Gran Bretagna riguarda nove sedicenni su dieci e il 40 % dei bambini della scuola primaria (le nostre elementari): numeri raddoppiati rispetto al 2000. Eppure sempre nuovi studi sembrano indicare che, se le antenne della radiofonia mobile fanno malissimo alle api e agli abitanti umani delle aree interessate, le radiazioni degli onnipresenti apparecchietti sono un serio pericolo per la salute degli utenti; soprattutto dei minori. Un articolo del quotidiano inglese The Independent riferisce di una nuova ricerca condotta in Svezia. Presentata alla prima conferenza internazionale su cellulari e salute, ha elaborato i dati provenienti da uno studio coordinato dal professor Lennart Hardell, University Hospital di Orebro, secondo il quale «chi inizia a usare un cellulare prima dei 20 anni ha cinque volte più probabilità di sviluppare un glioma, tumore del tessuto nervoso». Fino a quell'età lo sviluppo del cervello e del sistema nervoso non sono ancora conclusi e inoltre le radiazioni entrano più in profondità in teste e crani più piccoli. Per il cordless (telefono senza fili) il rischio è quattro volte più alto rispetto a chi usa un normale telefono con fili. Non solo: i cellularizzati precoci hanno anche molte più probabilità di sviluppare neuromi acustici, tumori benigni ma invalidanti del nervo uditivo, che causano sordità. David Carpenter, della Scuola di salute pubblica dell'Università statale di New York ha precisato durante la conferenza che «i bambini spendono molto tempo con i loro cellulari. Potremmo assistere a una crisi di salute pubblica sotto forma di epidemia di tumori maligni al cervello». E il rischio potrebbe essere anche maggiore di quanto suggerisca la ricerca, perché questa non rivela gli effetti dell'uso dei cellulari prolungato nel tempo. Diversi tumori maligni richiedono tanti anni per svilupparsi; un tempo più lungo di quello passato da quando i cellulari si sono affermati in massa sul mercato. Del resto recentemente il neurochirurgo australiano Khurana, autore di numerose ricerche in materia, ha dichiarato che «nei prossimi 10 anni, a meno di un'inversione di tendenza nell'uso di telefonini e di nuovi apparecchi con meno emissioni, assisteremo a una crescita esponenziale delle forme di cancro al cervello (...) Le ricerche condotte finora hanno preso in considerazione poche persone che avessero alle spalle un uso di cellulari più che decennale». Giorni fa il Parlamento europeo ha chiesto ai ministri europei di varare limiti più severi per l'esposizione alle radiazioni dei telefoni mobili e cordless, dei Wi-fi e di altri apparecchi. Conclusioni? Per lo svedese Hardell, almeno i bambini al di sotto dei 12 anni non dovrebbero proprio usare cellulari. E vale per gli utenti di ogni età (tre miliardi nel mondo) la regola di prevenzione suggerita dal dottor Marinelli, Cnr di Bologna: «Usare il cellulare come radio di emergenza». Aggiungiamo una regola ecologica: non cambiarlo se non alla fine della sua vita, per limitare nel nostro piccolo la produzione di rifiuti elettronici e la devastante estrazione del minerale coltan. Concausa di guerra, in Congo.

[pattomutuosoccorso] news dal MoviSAT...

13 settembre 2008

La Toscana scommette sulle biomasse legnose

Grazie ad un progetto europeo che punta a realizzare sul territorio regionale piattaforme logistico-commerciali per i combustibili legnosi, la Toscana sta cercando di promuovere il cippato di legno, che tra l’altro alimenterà a breve 35 impianti pubblici (di cui 10 sono già stati realizzati) e per questo si renderanno necessario anche nuovi centri di stoccaggio in grado di garantire la chiusura della filiera che sarà necessariamente corta, secondo quanto indicato anche nel Pier da poco approvato.
Il tema della competitività e sostenibilità dell’intera filiera legno-energia è stato al centro del workshop che si è tenuto quest’oggi a Monticiano (Siena) in occasione della prima giornata della Festa regionale del Bosco – in programma fino a domenica 14 settembre - organizzata da Arbo Toscana (l’associazione della Cia Toscana che riunisce i boscaioli della regione), dall’Associazione boscaioli senesi, e da Comune e Pro Loco di Monticiano.
Il workshop tenuto da Arbo Toscana, ha illustrato il progetto, “Biomass trade centres”, nell’ambito del programma europeo Energia intelligente per l’Europa ,coordinato da Aiel (Associazione italiana energie agroforestali) e Arsia (Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione nel settore agricolo e forestale), in collaborazione con il Gal Garfagnana Ambiente Sviluppo, ed enti pubblici e privati di Slovenia, Polonia, e Styria.

«L’obiettivo principale del progetto – ha sottolineato Marco Failoni, della presidenza Cia Toscana e vicepresidente Aiel – è il miglioramento organizzativo e professionale dei produttori di combustibili legnosi, al fine di favorire l’incontro tra domanda e offerta su scala regionale». E durante i tre anni di progetto, attraverso il coinvolgimento dei partner saranno molte le azioni portate avanti.
La prima azione sarà il coordinamento e la formazione di produttori e rivenditori di combustibili legnosi che siano potenzialmente interessati alla realizzazione di piattaforme logistico-commerciali. Saranno infatti svolti degli incontri tecnici, materiale informativo, visite e corsi di formazione. La seconda azione è quella di supporto all’organizzazione di piattaforme logistico-commerciali, «con la funzione – aggiunge Failoni – di produrre e vendere i combustibili legnosi».

Le piattaforme – che potranno essere finanziate dai fondi del Piano di sviluppo rurale della Toscana - avranno lo scopo di garantire un servizio continuativo alle centrali termiche locali, incrementando contemporaneamente la visibilità del settore legno energia presso gli utilizzatori finali. Infine parte rilevante per la promozione della coltivazione di colture legnose a rapido accrescimento, presso gli agricoltori e i tecnici del settore attraverso la predisposizione di pubblicazioni tecnico-divulgative con eventi dimostrativi in aziende agricole locali.
In conclusione dell’iniziativa Failoni ha proposto la realizzazione di un vero e proprio contratto tipo sottoscritto dalle associazioni degli enti locali, dalla regione e dalle associazioni agricolo-forestali. «Uno strumento che potrebbe rappresentare una un punto di riferimento essenziale per negoziare le forniture di cippato dei nuovi impianti realizzati dagli enti locali».

MoviSAT <icittadini@gmail.com>

 

Fwd: rassegna stampa: Sparite metà delle api: pesticidi sott'accusa.

 5 AGOSTO 2008

 tratto da "Il mattino di Padova" -  30/07/08

Sparite metà delle api:  pesticidi sott'accusa.

(di Valentina Della Seta)

ROMA. L’associazione apicoltori lancia l’allarme: il 40 per cento delle api italiane sta morendo e la causa sono i pesticidi. Dal 1994 in tutto il mondo è aumentata la mortalità. Si sono fatte numerose ipotesi, tra cui l’inquinamento elettromagnetico, le modificazioni del clima e l’uso in agricoltura di una classe di insetticidi immessa sul mercato negli anni Novanta: «I principali killer delle api - sostiene Francesco Panella, presidente dell’Unione degli apicoltori - sono i cosiddetti neonicotinoidi. Sono sostanze autorizzate irresponsabilmente da poteri pubblici sempre più subalterni agli interessi dell’industria chimica». Un allarme respinto da Futuragra che evidenzia come il nesso tra la «moria delle api e le sostanze insetticide, usate nella concia dei sementi, sia una relazione tutta da dimostrare». Per l’associazione, quindi la ventilata messa al bando dei neonicotinoidi sarebbe «un colpo per la nostra agricoltura, che potrebbe provocare - rileva il presidente Duilio Campagnolo - perdite per centinaia di euro per ettaro». Mentre la Federazione apicoltori italiani (Fai), pur condividendo la necessita’ di vietare gli insetticidi, invita a cercare le cause di questa moria anche altrove.  
La morte delle api ha significato per l’industria del miele una perdita di 250 milioni di euro.
Ma le api sono molto di più. La loro mancanza mette a rischio anche l’agricoltura, che dipende per oltre un terzo da coltivazioni impollinate attraverso il lavoro delle api. La Coldiretti sottolinea come il decremento della popolazione di questi insetti metta in discussione l’equilibrio naturale globale: «Prodotti come mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e colza - afferma la Coldiretti - dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti. Ma le api sono utili anche per la produzione di carne, con l’azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme».  Le regioni prevalentemente colpite dalla moria di api sono Piemonte e Lombardia, ma forti segnali si registrano anche in Veneto, Emilia Romagna, Toscana. «L’Italia è il Paese che distribuisce nelle sue campagne oltre il 33% degli insetticidi usati in tutta Europa - continua Francesco Panella - e le api sono fragilissime. Perlustrano quotidianamente immensi territori, spariscono e muoiono invece di produrre miele in abbondanza. Sono un magnifico indicatore di eco-tossicità e ciò che oggi ci segnalano dovrebbe essere colto con grande preoccupazione per la sopravvivenza delle generazioni future». Secondo l’etologo Giorgio Celli, docente all’Istituto di Entomologia all’Università di Bologna «se le api dovessero davvero estinguersi l’umanità rischierebbe una carestia a livello mondiale».

Contadini impollinatori

ROMA. «Se le api scompaiono saremmo costretti ad impollinare a mano molte coltivazioni, come già accade in certe zone della Cina in cui le api sono estinte - afferma l’entomologo Giorgio Celli -. Ogni giorno migliaia di braccianti agricoli si armano di pennelli e salgono sugli alberi per fare il lavoro delle api. La conseguenza sarebbe un’impennata dei prezzi di frutta e verdura: una mela così prodotta potrebbe costare anche 50 euro».

 

15 luglio 2008

STOP ALLE BOTTIGLIE DI PLASTICA

Risparmiare, nel 2008, circa un milione di bottiglie di plastica sul territorio provinciale di Firenze attraverso l'introduzione di distributori di acqua naturizzata all'interno dei circoli Arci. Questo l'obiettivo di una collaborazione avviata tra Sidea Italia, azienda fiorentina specializzata nel settore, ed Arci illustrata oggi in Provincia di Firenze dall'assessore all'ambiente Luigi Nigi insieme, tra gli altri, al presidente di Assonaturizzatori Giacomino Tavanti e a rappresenati di Sidea. Il progetto si basa su un'indagine condotta dall'associazione sui circoli Arci che ha rilevato come l'installazione dei naturizzatori prodotti da Sidea permetterebbe di soddisfare la richiesta di acqua degli oltre 8900 soci fiorentini eliminando progressivamente l'uso dei contenitori di plastica. In base allo studio solo nei circoli Arci di Firenze vengono consumate oltre 822 mila bottiglie l'anno, che, sommate a quelle utilizzate dell'area empolese-Valdelsa, portera' ad eliminare circa un milione di bottiglie di plastica sul territorio fiorentino. ''Si tratta - ha detto Nigi - di una cifra rilevante, soprattutto se si considera che smaltire una bottiglia di plastica costa 0,08 centesimi e che invece produrla richiede l'impiego di 7 litri d'acqua, il consumo di 162 grammi di greggio e lo sviluppo di 100 grammi di gas serra''. ''Un milione di bottiglie di plastica in meno - ha ricordato Tavanti - significa, in numeri concreti e veri, 100 mila euro di costi di smaltimento risparmiati, oltre a 162 milioni di combustibile fossile in meno da bruciare, 100 milioni di gas serra in meno da respirare e 7 milioni di litri di acqua non sprecata''.

 

INFO: Il Parlamento Europeo boccia i biocarburanti

Osservatorio sulle Foreste <info@salvaleforeste.it>

Strasburgo - 7 luglio 2008. Il parlamento Europeo questa sera ha votato per una significativa riduzione dell'obiettivo originario, che prevedeva di portare la quota di biocarburanti al 10 per cento entro il 2020.
La Commissione Ambiente del Parlamento di Strasburgo ha abbassato l'obiettivo al 4 per cento, da raggiungersi entro il 2015. Tale obiettivo comprendera' inoltre l'impiego di automobili elettriche o all'idrogeno, riducendo ulteriormente l'impiego di biocarburanti.

Le principali associazioni ambientaliste avevano messo in guardia sulle gravi conseguenze che l'espansione dei biocarburanti sta portando a importanti ecosistemi (soprattutto foreste e torbiere) oltre alle minacce per la sicurezza alimentare. Secondo le associazioni ambientaliste, anche dal punto di vista del rilascio di CO2 in atmosfera, il minimo vantaggio assicurato dall'impiego di biocarburanti e' ampiamente superato dagli effetti della deforestazione e del drenaggio della torba.

Positivi i commenti alla decisione di Strasburgo: "Questo voto manda un chiaro segnale politico: l'espansione del mercato dei biocarburanti e' inaccettabile" ha commentato Adrian Bebb, di Friends of the Earth Europe. "Finalmente si sono accorti che usare i raccolti agricoli per mandare avanti le automobili sarebbe un disastro. I biocarburanti non sono la panacea, e non si puo' pensare ri ridurre le emissioni di gas serra ai danni della sicurezza alimentare o della biodiversita'."

Secondo un recente studio della Banca Mondiale, i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati del 140% tra il 2002 e il 2008, e tre quarti di questa crescita (pari al 105 per cento) sono dovuti all'impatto della domanda per la produzione di biocarburtanti.

Secondo le associazioni ambientaliste l'Unione Europea ha ancora molta strada da fare. La riduzione al 4 per cento e' un segnale importante politico, ma continua a rappresentare una minaccia al futuro delle ultime foreste tropicali, e anche questo obiettivo deve essere completamente eliminato.

 

 

 

[pattomutuosoccorso] I: Inceneritore in mezzo al mare

 domenica 11 maggio 2008

Rifiuti, pronto il piano Marshall di Berlusconi

Il parlamentare del Pdl Paolo Russo anticipa i temi della bonifica della Campania che saranno discussi nel primo Consiglio dei Ministri a Napoli. Emergenza, Lauro: un Cdr in mezzo al mare

Il governo Berlusconi presenterà, nel corso del Consiglio dei ministri in programma a Napoli, un "piano Marshall" per le bonifiche dei territori colpiti dall'emergenza rifiuti, "un'operazione epocale" che andrà di pari passo con la liberazione delle strade dall'immondizia.
Così la definisce il parlamentare del Pdl, Paolo Russo, già presidente della commissione bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e commissario di Forza Italia a Napoli, anticipando parte della filosofia dell'intervento che sarà adottata dall'esecutivo.
"Uno dei pezzi importanti dell'intervento - sottolinea Russo - sarà il Piano Marshall delle bonifiche, una vera e propria azione etica, non solo per ripulire il territorio ma anche per riconciliare i cittadini cone le istituzioni". Quanto all'emergenza, "si pensa di coinvolgere le migliori esperienze nazionali e internazionali, mettendo in campo il meglio che esiste nelle accademie, nelle scienze e nelle imprese, sotto il profilo della conoscenza e del know how".
E lo stesso Russo ha partecipato a Napoli ad un incontro in cui si è ipotizzato un termovalorizzatore in mezzo al mare. E' la proposta lanciata da un consorzio di imprenditori campani per superare l'emergenza rifiuti sulle isole del golfo e, perchè no, nella stessa Napoli. Il progetto è stato presentato nel corso di un incontro all'hotel Excelsior, al quale hanno partecipato, tra gli altri, Paolo Cirino Pomicino, il presidente della Commissione Giuridica del Parlamento Europeo, Giuseppe Gargani, il commissario di Forza Italia a Napoli e presidente nella scorsa legistura della commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti, Paolo Russo, l'ex ministro della Funzione pubblica Luigi Nicolais.
Motore del progetto l'ex senatore e armatore Salvatore Lauro, presidente del consorzio Arcipelago Campano, che riunisce 600 imprese del settore turistico: ''Di fronte a un'emergenza come quella che la Campania sta vivendo - sottolinea Lauro - dire che le cose non funzionano non basta, occorre fare qualcosa di concreto. Proprio per questo, perchè vogliamo fare la nostra parte, noi imprenditori siamo scesi in campo e abbiamo fatto realizzare a nostre spese uno studio da mettere a disposizione delle istituzioni e del presidente del Consiglio''.
L'idea, come spiega Lauro "è creare un'infrastruttura, un pontone galleggiante con un cdr tra Ischia e Procida, dove smaltire la spazzatura, che verrebbe bruciata direttamente in mezzo al mare. Così si potrebbe minimizzare l'impatto ambientale, ridurre progressivamente il servizio di raccolta rifiuti del 20-25% e ottenere anche il recupero energetico attraverso la gestione anaerobica del materiale trattato'', parte del quale potrebbe essere riutilizzato come compost per l'agronomico. D'altra parte, se nessun comune della Campania e' disposto a ospitare una discarica, collocando un termovalorizzatore su una piattaforma in mare il problema potrebbe essere superato a monte, ''in modo da evitare di portare i rifiuti delle isole in altri siti'', chiarisce l'armatore. ''Al momento - spiega Lauro - abbiamo avuto un incontro con il Comune di Procida e abbiamo avviato un confronto''. Ma la proposta, fa capire, potrebbe essere valida anche per il capoluogo campano.
domenica 11 maggio 2008

 

 

 

LA  BIO-ARCHITETTURA

"L’Architettura crea gli spazi interni ed esterni, secondo leggi di armonia matematica e fisica; realizzando equilibri proporzionali che individuano ambienti di notevole pregio estetico. "

La Bio-Architettura oltre a questo, considera le leggi energetiche di uno spazio tridimensionale , sostenendo che come il corpo umano ha i suoi meridiani di energia (vedi agopuntura), così anche la terra ha delle correnti energetiche che scorrono lungo tutto il pianeta (un banale esempio è quello dei due poli magnetici della terra).

La casa è concepita come una "terza pelle" in grado di instaurare un rapporto di interscambio con gli organismi che ospita e con l'ambiente in cui è inserita. Questo potrebbe essere il modo giusto di considerare lo spazio in cui si vive, infatti, tale idea sta diventando sempre più nota sia a chi utilizza che a chi progetta gli ambienti costruiti. È soprattutto, una tendenza che indica una recente direzione intrapresa dall'edilizia e dalla cultura progettuale e poi internamente alla vocazione ecologica della bioedilizia, viene ri-scoperto il feng shui.

Tuttavia, per non cadere in scorretti integralismi, occorre sempre cercare il giusto compromesso, attraverso un dialogo reciproco per trovare la strada per un progetto ragionevole.

Feng Shui significa letteralmente vento e acqua: e indica due forze naturali che creano, con il loro scorrere i mutamenti nell’ambiente, esse possono essere dolci o impetuose e portare la vita o la distruzione. Da queste ha origine l’aspetto del paesaggio, e la sua vivibilità.

Nato dalla sapienza antica dell'oriente e ora praticato anche in Italia, il Feng Shui grazie ad un’attenta progettazione, o tramite leggeri accorgimenti, permette di migliorare la qualità della vita personale, attraverso un nuovo modo di intendere la casa: come pure gli uffici o tutti gli altri luoghi di lavoro.

"Provate ad immaginare di entrare nella vostra casa come se fosse la prima volta, cercate di assaporarne l'atmosfera che vi trasmette e di capire il messaggio che vi è racchiuso. Provate poi a leggere dentro di voi, entrare in contatto con le vostre aspirazioni e i vostri desideri. Vedrete che le sensazioni trasmesse dalla vostra casa, sono molto simili a quanto vi è nel vostro intimo; potranno essere sensazioni di armonia e di gioia, ma anche d’insoddisfazione e di disagio.".

Scoprire lo stretto legame tra voi e la vostra casa potrà essere un'esperienza capace di mutare in meglio la vostra vita.

La casa respira come un corpo vivente, il suo respiro o il Ch’i si espande al suo interno attraverso le porte e le finestre, fluisce attraverso i corridoi e penetra nelle stanze. Quando il Ch’i può circolare liberamente nella casa si vive felicemente, immersi in una sensazione di comfort e di benessere, ma quando il Ch’i incontra degli ostacoli accade l’opposto, il fisico e la psiche ne soffrono, e la salute e gli affari ne risentono negativamente.

Feng Shui significa letteralmente vento e acqua: e indica due forze naturali che creano, con il loro scorrere i mutamenti nell’ambiente, esse possono essere dolci o impetuose e portare la vita o la distruzione. Da queste ha origine l’aspetto del paesaggio, e la sua vivibilità.

 

 

I consigli per costruire una casa "sana" secondo i principi della bio-architettura

 Aprile 2008

La chiamano bioarchitettura e rappresenta un nuovo modo di costruire biologicamente responsabile ed ecologicamente corretto.Case che si costruiscono in meno di un mese, che consumano pochissimo e che producono da sole l'acqua calda azzerando i costi di gestione e le emissioni di anidride carbonica.
Sul Web i consigli si sprecano, si va dalla casa passiva, all'abitazione con struttura in legno fino ai più esotici vasati o feng shui.

Quali sono i segreti per costruire una casa sana, secondo i principi della bio architettura nel più totale rispetto dell'ambiente? Vediamoli...

1 - Salvaguardare l’ecosistema

Come?

Costruendo una casa a norma di risparmio energetico, con acqua calda tutto l'anno senza caldaie né termosifoni che, grazie ad un involucro altamente coibentato, vetri a sud e un sistema di ventilazione controllato permetta una minore dispersione di calore e un azzeramento dell'utilizzo di caldaie, termosifoni e impianti di aria condizionata.

Costruire una "casa passiva" può determinare un aumento del costo dell'investimento iniziale del 20-25% rispetto all'abitazione tradizionale.

Cifra che viene ammortizzata nel tempo grazie ai notevoli risparmi di energia e denaro.

2 - Impiegare risorse naturali

Un'abitazione con struttura in legno ha la stessa durata rispetto ad una casa costruita con i cosiddetti sistemi "tradizionali" ma permette benefici aggiuntivi in termini di salute, assicurando una maggior traspirazione dell'habitat senza rincari sui materiali.

Impianti energetici alternativi come collettori solari, pannelli fotovoltaici, scaldacqua solare, permettono poi risparmiare energia e talvolta di produrne in eccesso rispetto al proprio consumo per poi rivenderla sul mercato.

Involucri termici e grandi vetri isolati a Sud completano il quadro impedendo al calore di disperdersi e riducendo quando non azzerando i consumi, gli sprechi e le emissioni di gas dannosi per l'ambiente.

3 - Ottimizzare il rapporto tra edificio e ambiente

Ottimizzare il rapporto tra edificio e ambiente significa rispettare il cosiddetto "genius loci", lo spirito del sito, diffondendo una maggiore comprensione per l'ambiente che ci circonda. Il feng shui, l'antica arte geomantica taoista della Cina, ausiliaria dell'architettura, dice la stessa cosa.

In Cina ci si rivolgeva ad un esperto di feng shui per la scelta del terreno su cui edificare, per come orientare la casa e la porta principale in base alla data di nascita del capofamiglia, e per scegliere anche la data di inizio della costruzione e la data di trasferimento della famiglia nella nuova casa.

Un esperto feng shui crea luoghi che aiutano l'uomo ad abitare in armonia e serenità.

Lo stesso fa il Vastu, antica tradizione indiana che da importanza al disegno dello spazio in grado, secondo la stessa, di condizionare l'uomo e il suo destino.

4 - Non causare emissioni dannose

Va da sé che non causare emissioni dannose per l'ambiente rappresenta il primo degli obiettivi di un'architettura sostenibile.

L'utilizzo degli elementi naturali permette di arrivare fino alla riduzione totale dell'emissione di fumi, gas e acque di scarico.

Nuovi sistemi permettono infatti di riciclare gli scarti prodotti dall'uomo durante la vita attraverso la raccolta differenziata, i dissipatori di rifiuti alimentari che permettono di ridurre i sacchi dell'umido fino al 60-70%, l'utilizzo di acqua piovana, lo sfruttamento dell'energia solare ed eolica.

5 - Impiego di energie rinnovabili

Ripeterlo non è uno spreco di energia.

Sono da definizione energie rinnovabili quelle forme di energia generate da fonti che per loro caratteristica intrinseca si rigenerano o non sono "esauribili" nella scala dei tempi "umani" e, per estensione, il cui utilizzo non pregiudica le risorse naturali per le generazioni future.

Quali?

Il sole, il vento, le risorse idriche, le risorse geotermiche, le maree, il moto ondoso e la trasformazione in energia elettrica dei prodotti vegetali o dei rifiuti organici (biomasse) e inorganici.

Una casa che permette tutto ciò è una casa considerata "sana" dalla bioarchitettura.

6-Concepire edifici flessibili

Rimozioni, sostituzioni e integrazioni degli impianti, ampliamenti e cambiamenti di destinazioni d'uso possono impattare sul territorio e sull'ambiente, ecco che allora un edificio che rispetti i principi di bioarchitettura dovrà avere caratteristiche di flessibilità e garantire interventi nel più alto rispetto dell'ambiente.

7-Utilizzare materiali e tecniche ecocompatibili

Con utilizzo di materiali ecocompatibili si intendono tutti quei materiali appartenenti alla cultura materiale locale.

Dare precedenza quindi alle materie prime locali, in quanto generalmente più adatte alle caratteristiche climatiche del luogo.

Optando per questa scelta ci si trova a sopportare anche minori costi di trasporto e un minore livello di inquinamento legato al ciclo di vita del manufatto.

Utilizzare prodotti derivanti da materie prime rinnovabili o riciclate e optare per prodotti caratterizzati da un ciclo di vita il più possibile chiuso, e quindi facilmente riciclabili.

I materiali da costruzione influenzano infatti la qualità dell'aria interna, il clima elettrico ed energetico, il microclima e la qualità degli ambienti confinati.

8-Privilegiare la qualità della vita ed il benessere psico-fisico dell’uomo

Le antiche civiltà erano ben coscienti che il modo in cui si organizza lo spazio e l'ambiente ha molti riflessi sulla vita dell'uomo.

Il colore della casa e dei suoi interni, l'utilizzo di risorse naturali che ben si intonano con l'esigenza di benessere dell'individuo rappresentano il primo passo verso una cultura ambientale dove un utilizzo razionale e consapevole delle risorse permette l'integrazione dell'uomo con la natura e il rispetto dell'ambiente che ci circonda.

25-01-2008

Smog: il particolato ultrafine è il peggiore per il cuore

Hanno le dimensioni di un millesimo di un capello e sono estremamente pericolose per il nostro cuore e i nostri vasi sanguigni. Sono le particelle ultrafini, le più piccole presenti nell'aria che respiriamo, generate dalle emissioni dei veicoli e capaci di favorire lo sviluppo dell'aterosclerosi.

A dimostrarlo è uno studio dell'Università della California di Los Angeles apparso su Circulation, i cui ricercatori hanno constatato come il particolato ultrafine, costituito da particelle di diametro inferiore a 0,18 micrometri, sia per il cuore dei topi, più pericoloso del particolato fine, formato da particelle ancora microscopiche, ma in proporzione assai più grandi, di diametro inferiore solo a 2,5 micrometri (PM2,5).

Gli americani verificato l'impatto delle particelle inquinanti facendo respirare a topi predisposti a sviluppare aterosclerosi, che vivevano in un laboratorio nei pressi di una autostrada a traffico elevato, aria proveniente dall'esterno, ma diversamente filtrata, così da contenere differenti miscele di inquinanti. A un primo gruppo di animali hanno fatto respirare aria contenente particelle ultrafini, a un secondo aria con particelle fini e al terzo gruppo aria filtrata praticamente priva di particelle.

Particelle che si trovavano nell'aria respirata dai topi a concentrazioni da 2 a 6 volte superiori rispetto a quelle presenti nell'abitacolo di un auto che viaggia nel traffico di Los Angeles. Dopo 75 ore di esposizione nell'arco di 40 giorni, nel cuore dei topini che avevano respirato particelle ultrafini c'erano molte più placche aterosclerotiche: il 55 per cento in più rispetto agli animali che avevano respirato aria filtrata, e il 25 per cento in più dei topi esposti all'aria contenete particolato fine.

Le proprietà aterogene particelle ultrafini sarebbero dovute alla elevata concentrazione che raggiungono alla loro superficie i radicali liberi, il cui danno ossidativo viene perciò facilitato e potenziato a livello di cuore e arterie, più di quanto riescano a fare le particelle più grandi (PM2,5) le cui capacità di promuovere l'aterosclerosi e di facilitare gli eventi cardiovascolari sono per altro note da tempo.

E non solo: il particolato ultrafine non ha soltanto prodotto maggiori di livelli di stress ossidativo, ma ha anche sorprendentemente annullato gli effetti positivi delle lipoproteine HDL (quelle legate al colesterolo buono), che riducono l'infiammazione vascolare coinvolta nel processo aterosclerotico. Le particelle ultrafini concentrano quindi il potenziale patogeno del particolato in genere, e costituiscono un significativo fattore di rischio di cui si dovrà imparare a tener conto.

14-11-2007

Realizzato primo archivio mondiale sulle emissioni di Co2 prodotte dalle centrali

Per la prima volta al mondo è stato realizzato un gigantesco data-base che raccoglie informazioni sui 50 mila impianti energetici sparsi per il mondo. Si chiama Carma (Carbon Monitoring for Action) ed è stato realizzato dal Center for global development (Cgd). Questo mega archivio stabilisce esattamente quali sono e dove si trovano le centrali elettriche più grandi, ovvero le principali fonti di gas serra.

E' stata poi stilata una classifica dei paesi con i più alti tassi di emissioni. Al primo posto si trovano gli Stati uniti, seguiti dalla Cina e Russia. L'Italia, invece, al 12simo posto con 165 milioni di tonnellate di Co2.

Lo scopo del gruppo di ricerca che ha lavorato alla costruzione di Carma, coordinato da David Wheeler, senior del Cgd, è quello di contribuire in qualche maniera a minimizzare le conseguenze del riscaldamento globale. Infatti, le informazioni raccolte potrebbero essere utili per stabilire politiche in grado di fronteggiare il problema dell'inquinamento. I dati di Carma sono disponibili sul sito web www.CARMA.org.

Delle 50 mila centrali elettriche presenti nell'archivio sono state elencate una serie di informazioni: le materie prime utilizzate, l'energia prodotta e soprattutto quanto inquinano le proprie emissioni di CO2. Infine, Carma ha messo in piedi un sistema capace di effettuare previsioni sulle emissioni future di ogni singola centrale.

 

 

 Un rubinetto di risparmi  

Pesanti pacchi da portare in casa, una spesa annuale di circa 300 euro. La famiglia Spendobene fa i conti con l'acqua minerale che tutti in famiglia bevono in abbondanza e scopre che quella potabile che arriva direttamente a casa ha la stessa qualità. E costa cifre molto ma molto più basse

Un rubinetto di risparmi

Che fatica i pacchi di acqua minerale. Già, perché prima di berla il buon Spendobene deve prendere la sua auto, andare al supermercato, fare la spesa, poi la fila per tornare a casa e, infine, la faticaccia di portare le bottiglie a casa. E meno male che c'è l'ascensore.
Un po' per pigrizia, un po' per curiosità, la signora Spendobene decide un bel giorno di capirci qualcosa, magari c'è una soluzione alternativa, magari può trovare qualcuno che faccia la consegna a domicilio delle casse di acqua. E invece, girando su Internet, scopre che per qualche misterioso motivo
gli Italiani sono i maggiori consumatori al mondo di acqua minerale, ne bevono più di 190 litri a testa ogni anno, quasi il doppio degli altri europei, e alimentano un giro di affari da 3,2 miliardi di euro.
E non c'è scampo, nel nostro paese il 98% delle persone fanno uso acqua in bottiglia. A quel punto la signora Spendobene accantona la ricerca della consegna a domicilio e inizia a concentrarsi su ben altro. Legge che l'Italia è ricchissima di acqua, che le nostre acque del rubinetto sono, nella stragrande maggioranza dei casi, molto pulite e molto controllate. Per fare un esempio, l'acqua del rubinetto di Venezia passa attraverso 4.400 analisi. Già, il rubinetto! Non ci aveva mai pensato.
La signora Spendobene prende a questo punto la calcolatrice. La sua famiglia, sono in quattro persone, consuma ogni giorno circa 3 litri di acqua minerale, per non contare poi i rimasugli di acqua che vengono buttati via. Si tratta di poco più di mille litri di acqua minerale in un anno, pari a una spesa di circa 300 euro, tenendo per buona l'acqua più economica ed escludendo sprechi e altro. E quanto costa l'equivalente al rubinetto? Dunque, la bolletta va a metri cubi, un metro cubo equivale proprio a mille litri e costa... poco meno di 1 euro circa!
E ci fermiamo ai soli consumi, ma visto che la signora Spendobene è anche un po' attenta all'ambiente, non ha mai pensato che ci sono anche altri costi, che lei non conteggia quando beve la minerale.
Ad esempio, una ricerca di Legambiente le segnala che in Italia circolano ogni anno la bellezza di 300mila Tir solo per trasportare l'acqua minerale. Qjuindi,
per consegnare ai supermercati 10mila bottiglie di acqua da un litro e mezzo un camion brucia un litro di gasolio ogni 4 km .
E per trasportare per 1.000 km le 730 bottiglie di acqua minerale che la sua
famiglia beve ogni anno, servono quindi oltre 18 litri di gasolio. Ma non è mica finita qui. Le bottiglie sono fatte in plastica, il cosiddetto Pet, per produrre 30 bottiglie ce ne vuole un chilo e altri 17 litri di acqua, oltre alle emissioni in atmosfera per la lavorazione. E dopo che l'acqua minerale è stata bevuta, ci vogliono altri 10 centesimi per smaltire ciascuna bottiglia. Il rubinetto invece è lì, a portata di mano, niente viaggi, niente bottiglie.
E la qualità è più che adeguata. L'associazione Altroconsumo ha fatto un controllo accurato di campioni di acqua un po' in tutta Italia e, senza entrare nei particolari tecnici, l'acqua di rubinetto si è dimostrata all'altezza dell'acqua minerale, segnalando le eccellenze di Pavia, L'Aquila, Cagliari, Aosta e Bergamo. E altre città, dove circa 5 anni a erano state riscontrate delle sostanze non in linea con i parametri, hanno nettamente migliorato gli standard e non hanno più problemi.
La signora Spendobene scopre anche che è sufficiente lasciare riposare un po' in frigo l'acqua del rubinetto per eliminare un sapore che a volte non convince ma adesso si sente sicura, anche perché le analisi di Altroconsumo sono state fatte al rubinetto e non alla fonte, mentre l'acqua minerale viene analizzata all'origine e non certo allo scaffale, dopo essere stata chiusa per giorni e settimane nelle bottiglie di plastica.

 

Al bando le lampadine incandescenti

 12 Ottobre 2007

 Le tradizionali lampadine incandescenti disperdono sotto forma di calore oltre il 90% dell’energia elettrica consumata, e solo il 10% si trasforma in luce. È un enorme spreco di energia che potrebbe essere evitato utilizzando invece lampade fluorescenti compatte ad alta efficienza che permettono di abbattere i consumi dell’80%, con benefici economici per i consumatori e per l’ambiente.

“La messa al bando delle incandescenti in Italia permetterebbe di risparmiare 5,6 miliardi di chilowattora all’anno, pari all’energia prodotta da una centrale termoelettrica di 1000 MW” afferma Francesco Tedesco, responsabile campagna energia e Clima di Greenpeace. I cambiamenti climatici sono la più grave crisi ambientale a livello globale. Per abbattere le emissioni di gas serra del 30% al 2020 occorrono misure concrete e immediate: l’efficienza energetica è tra quelle a minor costo e già altri Paesi europei, come Regno Unito e Francia, si sono mossi per mettere al bando le lampadine incandescenti.

“Ad oggi il Governo italiano non ha ancora presentato nessuna strategia concreta per spiegarci come verranno raggiunti gli obiettivi di Kyoto, e al 2012 dovremo aver tagliato le emissioni nazionali di gas serra di oltre 100 milioni di tonnellate” continua Tedesco. “La semplice messa al bando delle incandescenti nel settore residenziale permetterebbe di tagliare circa 3 milioni di tonnellate. Sarebbe una misura a costo nullo per lo Stato, con benefici economici per i consumatori pari a circa 1 miliardo di euro all’anno”.

Complessivamente, secondo il rapporto “La Rivoluzione dell’Efficienza” commissionato da Greenepeace al Politecnico di Milano, tramite misure di efficienza energetica in tutti i settori si potrebbero risparmiare al 2020 circa 100 miliardi di chilowattora all’anno, pari alla produzione di 15 centrali da 1000 MW. La vera soluzione per fronteggiare i cambiamenti climatici e migliorare la sicurezza energetica del Paese è l'efficienza, non il carbone né il nucleare.

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[pattomutuosoccorso] news dal MoviSAT

31 maggio 2008

BRUTTA ARIA IN TOSCANA

La Toscana affida altri 3 anni di sfruttamento dell´acqua al gruppo Nestlé

Per altri tre anni la San Pellegrino (gruppo Nestlé) può imbottigliare l'acqua minerale naturale "Panna" (in contenitori di Pet ottenuti in preforme fornite dalla stessa San Pellegrino) pagando solo l'affitto del terreno. La Regione Toscana con decreto dirigenziale pubblicato in Gazzetta ufficiale del 24 maggio 2008 concede l'autorizzazione alla società. Durante il periodo di validità, la Spa «dovrà presentare, con frequenza quadrimestrale, i certificati delle analisi sulla migrazione globale e specifica, effettuate sulle bottiglie prodotte a partire dalle preforme». Mentre è bene ricordare che l'acqua dell'acquedotto viene controllata per legge in accordo con Arpat per le fonti di approvvigionamento (pozzi, sorgenti) e con Usl per la rete di distribuzione. Giusto per dare un riferimento nel 2006 nel solo comune di Livorno sono state effettuate analisi su 2869 parametri.

Era oggi il giorno delle consultazioni sul Prrm 2008-2010 (Piano di risanamento e mantenimento della qualità dell’aria) tenute dalla commissione Territorio e ambiente del Consiglio regionale presieduta da Erasmo D’Angelis. Sono stati ascoltati Arpat, Agenzia sanitaria regionale, rappresentanti di tutte le categorie economiche, ordini professionali. «Migliorare la qualità dell’aria – ha evidenziato il presidente - significa evitare decessi e malattie, migliorare la qualità dei nostri polmoni e del nostro cuore. È un tema che riguarda tutti e a cui a pieno titolo tutti possono e devono dare il proprio contributo. È una materia che investe vari ambiti: sanità, mobilità, interventi infrastrutturali con investimenti su ferrovie e tramvie. Lavoriamo ad un Piano regionale innovativo che punta a ridurre il rischio degli inquinanti, sapendo però che qui occorrono politiche e ingenti risorse nazionali che ancora non vediamo in bilancio».

Nel corso della consultazione, sono state anche presentate stime dell’impatto delle polveri sottili, in particolare quelle già note dell’Oms e riferite al 2002-2004 /quattro anni fa) di cui ha parlato Annibale Biggeri (Dipartimento di Statistica Parenti dell’Università di Firenze, Unità di Biostatistica, CSPO/ISPO Firenze). 8mila il numero dei decessi che ogni anno in Italia sono legati a incrementi di Pm10 (8.220 morti per l’esattezza vedi pezzo di greenreport del 15/6/2006) sopra il limite di 20mcg/mc, un numero che corrisponde a circa il “nove per cento della mortalità totale” (negli over 30 per tutte le cause, esclusi gli incidenti stradali, ndr). A Firenze, il numero dei decessi si attesta su circa “250 all’anno per gli effetti a lungo termine delle Pm10” (malattie cardiorespiratorie e neoplastiche) e suddivisi in 30 casi di tumore del polmone, 106 casi di infarto e 15 di ictus. Per gli effetti a breve termine, quelli cioè che si verificano nel giro di pochi giorni dal picco di inquinamento, i decessi si attestano tra 28 e 30.
«Sono – ha specificato Biggeri – individui particolarmente fragili per i quali le variazioni orarie o giornaliere delle concentrazioni degli inquinanti possono scatenare eventi potenzialmente letali. In sostanza gli over 65, i diabetici, quelli che hanno malattie cardiache e cardio-polmonari». Per quanto riguarda i livelli di Pm10 misurati a Firenze, ed omogenei per l’area della piana, secondo il rapporto dell’Oms “la media giornaliera nel triennio 2002/2004 è stata di 43,4mcg/mc”. E su questo va segnalato che l’assessore del Comune di Firenze Del Lungo è subito intervenuto con una nota relativa ai dati più aggiornati, ovvero a quelli di questo maggio, durante il quale dice “la media è stata dei 30-40 microgrammi per metro cubo. Gli unici picchi si sono avuti il 27 maggio con 71 mg/m3 su viale Gramsci e 65 mg/m3 in via Ponte alle Mosse e il 28 (57 mg/m3 in via Ponte alle Mosse)». La causa – ha detto sempre Del Lungo - è la sabbia del deserto portata dallo scirocco, non le polveri inquinanti.
Secondo i dati Oms acquisiti dalla Commissione, i trasporti hanno un notevole impatto sull’emissione delle polveri sottili: «Le opere in corso a Firenze – ha detto Biggeri – porteranno ad una riduzione dei livelli di Pm10 dagli attuali 43,3mcg/mc a circa 26,8. I decessi acuti, intesi come a breve termine, e quelli a lungo termine potrebbero calare quasi del 50 per cento».
E sui dati presentati da Biggeri, i componenti la commissione hanno chiesto maggiori delucidazioni. In particolare il segretario Luca Paolo Titoni (Udc) ha chiesto di quantificare meglio la forchetta temporale dei decessi a breve termine. «Il contatto con agenti inquinanti da parte di soggetti particolarmente fragili – ha risposto Biggeri - può portare al decesso anche entro 5 giorni». Paolo Marcheschi (Fi-Pdl), ha spostato l’interesse sulle misure di riduzione del traffico: «Appare evidente che oltre al limite dei 90Km/h, occorre trovare soluzioni adeguate nella qualità dei carburanti. Provvedimenti di limitazione o di blocco del traffico sono totalmente inefficaci». Per Lucia Franchini (Pd), parlare di «risanamento e qualità dell’aria significa integrare interventi che toccano più settori compreso quello della qualità della salute di ogni cittadino». Per Mario Lupi (Verdi), i dati erano «già in parte noti. Occorre lavorare in sinergia e su più fronti senza banalizzare e ridurre tutto allo stereotipo che si muore per le sigarette. Esiste qualcosa di più”. Monica Sgherri ha quindi chiesto di “acquisire tutto il materiale e quant’altro sia necessario a questa commissione per operare tutti gli approfondimenti del caso».
Poi si è tornati a parlare del Piano di risanamento e mantenimento della qualità dell’aria sul quale Roberto Gori Direttore tecnico di Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) si è così espresso: «Il Prrm tiene in grande considerazione il contributo dato dall’Agenzia. L’atto è complesso e esprime chiaramente conoscenze e prospettive che si intendono tenere. C’è un ottimo livello di integrazione della programmazione regionale che può concorrere al miglioramento dell’aria inserito in un quadro generale più ampio». E sono arrivati i primi suggerimenti sulle azioni da fare data la situazione peraltro come detto nota da tempo: Gori ha quindi suggerito, «data la complessità dell’atto», di «affiancare al testo un documento di più semplice ed immediata lettura». Per Giovanni Pratesi dell’Università di Firenze, serve una “maggiore efficacia ed incisività” e ha proposto di «migliorare la conoscenza sulla composizione e l’origine di Pm10 e Pm2,5, progettare e installare una stazione di osservazione permanente». Secondo Giorgio Morales Difensore civico della Toscana, il «monitoraggio svolto dal sistema integrato della difesa civica conferma le criticità evidenziate nel Piano. In particolare la necessità di intervenire per ridurre il carico di inquinanti di attività industriali, traffico, riscaldamento e condizionamento». Giovanni Barbagli, presidente di Ars (Agenzia regionale di Sanità), ha detto che «Il Piano si caratterizza anche per il contenuto di integrazione con le politiche che interessano più ambiti e settori chiamati in causa per delineare una corretta ed efficace programmazione rivolta a più settori». Per Claudio Bertini, Interporto toscano, «la riduzione del trasporto su gomma è strettamente legata al miglioramento di quello su ferro». In questo senso, sarebbero auspicabili «interventi infrastrutturali e di rinnovo del materiale rotabile».

 

 

 

  

IL NON DETTO DIETRO LA VICENDA TRASPORTI ECOLOGICI

 La precipitazione drammatica (per i lavoratori) di Trasporti Ecologici è, probabilmente, l’epilogo di una vicenda che mette a nudo il nodo irrisolto dei conflitti di interesse nelle società a capitali pubblico-privati. T.E. fu una operazione poco chiara già al momento della sua costituzione nel lontano 1997 quando l’allora sindaco di Tribano, Natalino Zambolin (personaggio chiave sia della T.E. che di COSECON, oggi tra gli imputati nel processo che ha coinvolto una parte degli amministratori di queste società), pubblica un bando per acquisire il 51% di una società privata iscritta all’albo degli appaltatori per il servizio R.S.U. Alla gara si presenta solo T.E. di Andolfo e Bertin: da cui la costituzione di una società pubblico privata che, promettendo la costruzione a Tribano di una attività per il trattamento dei rifiuti (mai realizzatasi), ne rende appetibile l’adesione a molti Comuni vicini. Comuni che troviamo anche tra quelli “storici” di COSECON, consorzio che qualche anno fa ha acquisito la maggioranza delle quote societarie della T.E. con una operazione talmente poco chiara da essere alla base delle denunce e del processo contro alcuni degli amministratori protagonisti della vita di questi enti e società. Il groviglio di cariche nei CdA di COSECON e T.E.; la costituzione di una rete di scatole cinesi fatta da società, alcune delle quali poco o nulla utilizzate, hanno caratterizzato la vita di queste entità pubblico-private, con sindaci, assessori e consiglieri comunali ad accaparrarsi cariche di presidente e vice presidente nelle diverse società e posti retribuiti nei CdA.

Anche la Provincia ha giocato un suo ruolo in COSECON e, di conseguenza, in T.E. Pur essendo controllore e ente autorizzativo nelle attività legate alla raccolta e trattamento dei rifiuti è stata socio di COSECON e T.E. che svolgevano la propria attività proprio in questo settore. Senza sentire il bisogno di smarcarsi da questo evidente conflitto di competenze e interessi.

Oggi, dopo il venir meno delle condizioni politiche e di favore che hanno consentito a T.E. di stare sul mercato, a pagare saranno, soprattutto, i dipendenti. Ma, dalla vicenda emerge anche un’altra questione: se i lavoratori rispettassero il mansionario, come stanno facendo in questi giorni come forma di lotta, il servizio di raccolta porta a porta sarebbe di gran lunga deficitario. Tutto ciò chiama in causa da un lato la natura degli appalti e, dall’altro, la condizione di lavoro cui sono sottoposti i lavoratori, costretti a “correre”, in squadre il più ridotte possibile, quando non da soli, per stare dentro alle condizioni di offerta al miglior ribasso che contraddistinguono gli appalti. Lavoro duro e in condizioni difficili che meriterebbero un risarcimento attraverso la garanzia del posto di lavoro.

Della vicenda T.E. (e COSECON) nessuno dei partiti che hanno avuto amministratori al loro interno possono chiamarsi fuori. Non basta neanche essersi smarcati nell’ultimo periodo: la vicenda ha radici profonde nel tempo e ha attraversato tutti i maggiori partiti politici della provincia. Non serve, neanche, evocare il disastro e il malaffare campano: questo è malaffare nostrano presente da tempo nella venetissima bassa padovana che solo pochi di noi hanno sempre denunciato. E la partita è ancora aperta purtroppo: COSECON oggi non è affatto, a mio parere, riformato; sta semplicemente dismettendo, con costi a carico indiretto dei cittadini della amministrazioni che lo compongono, quei rami di azienda che sono risultato fallimentari per rilanciarsi su altri settori con la stessa logica che lo ha caratterizzato quando ha acquistato le azioni T.E.. Basti pensare alle operazioni in corso nel settore gas o al business della cogenerazione da biomasse per capire che nulla è veramente cambiato o è stato riformato. Per dire basta bisognerebbe riconsiderare radicalmente il ruolo di queste società a capitale pubblico e privato in settori come i servizi pubblici e la pianificazione del territorio, riportando la decisionalità in capo dell’interesse pubblico e non delegandola, come avviene ancora, a comitati di affari o a consigli di amministrazione improntati all’interesse privato.

3 marzo 2008                                               Paolo De Marchiconsigliere provinciale Verdi Padova

 

 

 

 

 

 

 

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