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L’aria
che respiriamo:
l’aria che respiriamo è costituita per il
78.9% da azoto, per il 20.9%
da
ossigeno e per lo 0.2%
da anidride
carbonica, gas nobili
(elio) e idrogeno.
L’aria rappresenta
un’indispensabile materia prima per la vita degli organismi viventi: è
infatti fonte dell’ossigeno necessario ai processi di produzione
dell’energia che sono alla base della vita e delle attività cellulare.
Gli interscambi tra aria atmosferica e organismi
viventi avvengono attraverso vari organi e apparati, fra questi
L’APPARATO RESPIRATORIO rappresenta il principale sistema di
contatto con l’atmosfera e tutto ciò che in essa è presente
Un’
individuo adulto respira:
-
in condizioni di riposo: dai 6 ai
9 litri
di aria al minuto (circa 9-
13 metri
cubi
al giorno);
-
durante un’attività fisica
moderata:
60 litri
al minuto;
-
durante un’attività fisica
intensa:
130 litri
al minuto.
Questi volumi d’aria sono filtrati da una superficie respiratoria
che si sviluppa per un’estensione complessiva di ben 130-
150 metri
quadrati
.
L’inquinamento
atmosferico è dato dalla presenza nell’aria di una o più SOSTANZE
INDISPENSABILI o ESTRANEE, in quantità e per una durata tali da alterare
la salubrità dell’aria stessa e da costituire un pericolo per la salute
umana.
Se si considera la quantità
di aria che viene quotidianamente respirata da un individuo ci si può
meglio rendere conto della sua importanza ai fini della salute e dei
rischi collegati alla respirazione di aria inquinata.

Le origini delle polveri:
le fonti di generazione
del materiale particolato ( PM10, PM2.5)
sono molto ampie e dipendono sia da eventi naturali sia dalle attività
antropiche. Il materiale particolato è una miscela nella quale la
grandezza delle particelle e la loro composizione chimica varia da luogo a
luogo proprio in ragione delle caratteristiche delle fonti di emissione
dominanti.
Il fattore di generazione
principale è costituito dai processi di combustione che a grande scala
sono rappresentati da fonti naturali come i vulcani, o da fonti
antropogeniche come le grandi centrali termoelettriche o i grandi impianti
industriali.
Nelle città entrano in
gioco il riscaldamento civile e domestico e soprattutto il traffico
veicolare.
Un veicolo ha infatti più
modi di originare materiale particolato:
-
emissione dei gas di scarico;
-
usura dei pneumatici;
-
usura dei freni.
Per effetto del loro
movimento tutti gli autoveicoli concorrono poi ad usurare il manto
stradale ed a riportare in sospensione il materiale articolato.
Nelle aree suburbane e
rurali entrano in gioco anche le attività industriali quali, ad esempio,
la lavorazione dei metalli e la produzione di materiale per l’edilizia,
e le attività agricole.
L’inalazione e la deposizione delle polveri
nell’apparato respiratorio:
Nel caso specifico delle polveri, la proporzione di quelle presenti in
sospensione nell’aria che vengono inalate dipendono dalla velocità e
direzione di spostamento dell’aria vicino all’individuo, dalla sua
frequenza respiratoria e dal tipo di respirazione
( nasale od orale).
Le particelle inalate, si possono depositare in
qualche tratto dell’apparato respiratorio, oppure essere espirate.
Se le particelle depositate sono liquide o solubili
possono essere assorbite dai tessuti in qualsiasi punto dove si depositano
e provocare dei danni intorno a tale punto, se sono corrosive o
radioattive o in grado di avviare qualsiasi azione locale.
Le particelle insolubili possono essere trasportate,
in base alle loro dimensioni verso altre parti del tratto respiratorio o
del corpo, dove possono essere assorbite o provocare danni biologici.

L’aria
inquinata causa malattie??
Non vi sono più dubbi sul fatto che l’inquinamento
atmosferico rappresenti un rischio per la salute umana, pur se ancor’oggi,
per molte delle sostanze nocive facenti parte della miscela complessa che
costituisce l’inquinamento atmosferico gli effetti non sono del tutto
noti.
L’inquinamento atmosferico non agisce soltanto
sull’apparato respiratorio; infatti batteri, virus allergeni come i
pollini, o le sostanze contenuti nel fumo di tabacco possono causare anche
altri disturbi a livello più generale cosi come le sostanze inquinanti
presenti nell’aria.
Ad esempio, gli idrocarburi volatili e il monossido
di carbonio penetrano nei polmoni e raggiungono il cervello ed altri
organi tramite il sangue, cosi come le particelle di metalli di dimensioni
piccolissime raggiungono il sangue e si possono depositare nelle ossa, nei
denti e nei reni. Già piccole quantità di piombo hanno effetti sulle
facoltà cerebrali dei bambini. Il particolato infine provoca effetti
anche sul sistema cardiocircolatorio.
Le vie respiratorie possiedono una serie di
“
meccanismi di difesa” contro le sostanze estranee che penetrano in esse.
Le sostanze nocive che penetrano nelle vie aeree
possono sia a seguito di esposizioni acute(cioè di breve durata) che di
esposizioni croniche,danneggiare in vario modo tutti questi meccanismi di
difesa.
Popolazioni
suscettibili agli effetti delle particelle !!!!
Sulla base degli studi epidemiologici,risultano suscettibili agli effetti
del articolato i soggetti anziani e quelli con malattie cardiocircolatorie
e polmonari.
Anche i bambini e i neonati risultano essere
popolazioni potenzialmente suscettibili.
In particolare i bambini sembrano a maggior rischio
per alcuni effetti respiratori quali lo scatenamento di crisi d’asma
bronchiale e l’insorgenza di sintomi respiratori(come tosse e catarro).
L’esposizione dei bambini infatti è influenzata
dalle loro attività e dal luogo dove queste attività vengono svolte.In
confronto agli adulti,stanno molto di più all’aperto praticando giochi
e sport.I bambini e i ragazzi hanno in particolare un’alta frequenza
respiratoria,in relazione ai loro livelli di consumo di ossigeno.La loro
relativa grande superficie corporea per unità di peso e il loro elevato
livello di attività determinano una grande spesa energetica di quella
richiesta per un adulto.
La frequenza respiratoria media di bambini in età
dai 3 ai 12 anni è approssimativamente doppia rispetto a quella di
un’adulto(425rispetto a 232 l/kg/die).
Confrontando le frequenze respiratorie in questi due
gruppi per un periodo di un’ora,un bambino che gioca può respirare un
volume d’aria 4,5 volte maggiore di quello di un adulto sedentario.
Stanco di
respirare aria inquinata ???
Puoi aiutare a
ridurre l’inquinamento con misure di prevenzione e stili di vita
corretti.
Guidare meno e
migliorare il proprio stile di guida,diminuire il numero di chilometri
percorsi.
Cercare di
combinare l’uso dell’automobile con altre modalità di spostamento per
andare dove si vuole:
-
carpool (usare in più
persone la stessa auto) ;
-
camminare o andare in
bicicletta aiuta a mantenersi in forma ;
-
usare i mezzi
pubblici.
Guidare meglio !!!!
Guidare meglio aiuta a ridurre l’inquinamento atmosferico:
-
accelerare
gradualmente;
-
rispettare i limiti
di velocità;
-
domandarsi se si ha
la reale necessità di spostarsi in auto;
-
programmare gli
spostamenti;
-
mantenere
l’efficienza dell’auto anche sottoponendola a verifiche periodiche
(bollino blu);
-
mantenere i
pneumatici alla corretta pressione.
Risparmiare energia !!!!
Risparmiare energia aiuta a ridurre l’inquinamento atmosferico.Quando
si bruciano combustibili fossili,si inquina l’aria.Usare meno
benzina,gas e elettricità(le centrali elettriche bruciano combustibili
fossili per generare elettricità).
Spegnere la
luce quando si lascia la stanza.
Sostituire le
lampadine con quelle a risparmio energetico.
Spegnere il
riscaldamento o l’aria condizionata in caso di non necessità.
Installare
miscelatori di aria sui rubinetti di casa.
Misure di prevenzione e di tutela della salute
!!!!
utilizzare il meno
possibile il mezzo di trasporto privato,perché è dimostrato che questo
tipo di
inquinante è presente all’interno dell’abitacolo dei veicoli in
concentrazione superiori a quelle esterne;
evitare gli esercizi e gli sforzi fisici all’aria aperta nelle zone
urbanizzate(jogging,footing,ecc,),
nelle quali è maggiore la concetrazione del PM10;
Le persone appartenenti ai gruppi a rischio,devono evitare di rimanere a
lungo all’aperto nelle giornate di maggior inquinamento;
Ricambiare l’aria degli ambienti confinati solo nelle prime ore della
giornat,in quanto la concentrazione del PM10 è più bassa;
Utilizzare quando le concentrazioni sono elevate,maschere del tipo
Filtro Facciale Protezione 3 (FFP3),in quanto protegge da polveri
tossiche,è dotata di valvola che favorisce l’espirazione e aderisce con
facilità alla forma del viso.
PM
2,5 : UN PERICOLO PER IL CUORE !!!!
Questo
articolato risulta più pericoloso del famigerato
PM 10
Sono ormai moltissimi gli studi che hanno mostrato la correlazione
fra esposizione al particolato presente in atmosfera e il rischio di
patologie respiratorie e cardiovascolari.Finora si era guardato con
particolare attenzione alle particelle di dimensioni fino a 10um di
diametro,ossia il famigerato PM10.
Si stanno però accumulando prove di
un’importanza ancora maggiore della pericolosità delle particelle
inferiore o pari a 2,5um ( PM 2,5 ).Più piccolo il numero,più il
materiale articolato rimane sospeso per giorni o settimane
nell’atmosfera e più diventa dannoso per la salute,a partire dalle
prime vie aeree superiori.
In particolare il PM 2,5 è una miscela
complessa di migliaia di composti chimici e alcuni di questi,sono di
estremo interesse a causa della loro tossicità.
I peggiori sono gli
IDROCARBURI AROMATICI
POLICICLICI,che svolgono un ruolo importante nello sviluppo del
cancro.
Bisognerebbe in modo serio e frettoloso interessarsi oltre al PM 10
anche del
PM 2,5;ma anche di PM 1 e di PM 0,1. |
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Le
Nanopolveri
Le nanopolveri
sono una sottocategoria di particolato
ultrafine con un diametro compreso fra 2 e 200 nm
Queste ridotte dimensioni, prossime a quelle
molecolari, permettono alle particelle un comportamento fisico, vuoi per
quanto riguarda la dispersione aerea, vuoi per i meccanismi di
penetrazione negli organismi viventi, un comportamento che possiamo
ritenere intermedio tra quello dei gas
e quello del resto del particolato sospeso.
Occorre sottolineare per correttezza che il termine nanopolveri è
utilizzato quasi esclusivamente in Italia, normalmente nella comunità
scientifica internazionale è più diffusa la semplice definizione di
particolato ultrafine, in quanto con il termine nanoparticles
(nanoparticelle)
si intendono le nanopolveri ad utilizzo tecnologico, piuttosto che quelle
aerodisperse.
Le maggiori fonti di particolato
totale, ovvero non frazionato per dimensione,
sono naturali (come ad esempio le eruzioni
vulcaniche,
gli incendi e l'acqua marina dispersa in aria, i
fulmini, l'erosione di rocce e la sabbia dispersa dal vento).
Tuttavia, specialmente in ambienti urbani, fra
le origini più comuni di particelle di dimensione
nanometrica
ci sono fonti antropiche: in generale qualunque
procedimento di combustione:
motori a scoppio, residui di gomme delle
automobili o di oli combustibili, usura dell'asfalto,
impianti di riscaldamento, inceneritori
di rifiuti, cave e miniere a cielo aperto, usura
degli edifici e dei materiali da costruzione, cementifici, fonderie, fumi
industriali, fino alla cottura degli
alimenti ed al fumo di
sigaretta.
Quando una sostanza organica (contenente
principalmente carbonio,
azoto, idrogeno,
e ossigeno)
brucia vengono rilasciate molecole più piccole e
generalmente biodegradabili (anche se inquinanti). Se la sostanza contiene
anche una frazione rilevante di materiali inorganici (come
dei metalli), i prodotti della combustione
possono portare, specialmente se ad alte temperature, ad aggregati atomici
e leghe metalliche generalmente di forma tondeggiante,
che non sono biodegradabili, e vengono disperse in ambiente
sotto forma di aerosol.
Queste nanoparticelle possono ritrovarsi un
po' ovunque, nello scatolame a causa della sua usura, in alcuni farmaci
come eccipienti, nel fumo di sigaretta e dei termovalorizzatori, nel pesce
di mare in prossimità di vulcani, in prodotti della nanotecnologia:
la lista è potenzialmente infinita.
Nanopolveri
metalliche vengono rilevate in zone di
guerra ove
sono stati utilizzati ordigni all'uranio
impoverito o
al tungsteno.
Grazie alla proprietà dell'uranio e del tungsteno
di prendere fuoco spontaneamente se suddivisi in
frammenti abbastanza fini, raggiungono rispettivamente una temperatura di
circa 3.000 e circa
5.000 °C
, dando origine a particolato
inorganico proveniente in piccola parte dalla bomba stessa e in gran parte
anche dal bersaglio colpito.
Recentemente i Filtri
Anti Particolato, utilizzati in
alcune automobili per bloccare particelle più
grossolane (PM10),
sono stati accusati di produrre nanopolveri,
anche se i dati sperimentali indicano
un'ottima capacità da parte di questa tecnologie di riduzione del numero
di nanoparticelle.
I dettagliati meccanismi di formazione di
queste nanopolveri e della loro dispersione in atmosfera sono ancora
oggetto di studio, ma in letteratura stanno emergendo evidenze della loro
dannosità.
In particolare le nanopolveri inorganiche
sono sospettate di essere causa di una serie di patologie recentemente
definite come nanopatologie
.Le nanopolveri di tipo inorganico, non essendo biodegradabili,
non possono essere decomposte facilmente e resterebbero sospese nell'aria
per centinaia di chilometri, depositandosi sul terreno (e quindi finire
nelle coltivazioni ed entrare nella catena alimentare) o essere
direttamente respirate da esseri umani o animali.
In contrasto con questa ipotesi sono invece i
dati sperimentali misurati in California che suggeriscono un calo drastico
del particolato ultrafine già a
150 metri
dalla fonte.
Al
momento non esistono filtri
in grado di bloccare particelle di diametro inferiore a 0,2 micron.
È stato
suggerito, per molti con risvolti allarmistici, che alcuni prodotti
industriali, come le gomme
da masticare contenenti microsfere di vetro
(per la pulizia dei denti), alcune
farine biologiche macinate a pietra,
oppure determinate marche di cacao in polvere, siano probabili fonti di
nanoparticelle, ma non vi sono ancora prove certe accettate dalla
comunita' scentifica ufficiale della pericolosità di questi alimenti. È
stato anche suggerito che il talco in polvere possa essere pericoloso, ma
anche qui per ora non vi sono prove, anzi, un recente studio ha
evidenziato come non vi sia alcun incremento del rischio di tumori per
lavoratori esposti ad alti livelli di talco .
La
misurazione quantitativa delle nanopolveri, difficile e poco accurata
tramite i classici metodi gravimetrici adottati per il particolato, può
essere realizzata tramite metodi ottici
che sfruttano il laser.
Che
cosa sono le nanopatologie
Per "nanopatologie"
s'intendono le malattie provocate da micro- e
nanoparticelle inorganiche che sono riuscite, per inalazione od
ingestione, ad insinuarsi nell’organismo e si sono stabilite in un
organo o in un tessuto.
Le particelle sono liberate naturalmente in atmosfera dai vulcani attivi,
dagl’incendi, dall’erosione delle rocce, dalla sabbia sollevata dal
vento, ecc. In genere, le particelle di queste provenienze sono piuttosto
grossolane. Spesso più sottili e normalmente assai più numerose, sono le
particelle originate dalle attività umane, soprattutto quelle che
prevedono l’impiego di processi ad alta temperatura. Tra questi
processi, il funzionamento dei motori a scoppio, dei cementifici, delle
fonderie e degl’inceneritori.
I concetti fondamentali da ricordare sono:
1. Qualsiasi sorgente ad alta temperatura provoca la formazione di
particolato.
2. Più elevata è la temperatura, minore è la dimensione delle
particelle prodotte.
3. Più la particella è piccola, più questa è capace di penetrare nei
tessuti.
4. Non esistono meccanismi biologici od artificiali conosciuti capaci di
eliminare il particolato una volta che questo sia stato sequestrato da un
organo o un tessuto.
Il
nostro corpo elimina tutto?
A rigor di logica, tra le varie caratteristiche della scienza ci
dovrebbero stare l’oggettività e l’onestà intellettuale di chi la
scienza la pratica. Qualche volta, e mi auguro che accada spesso, queste
condizioni sono soddisfatte, ma quando entrano in ballo interessi che con
la scienza non hanno nulla a che fare – anche se della scienza si
servono – le cose possono cambiare.
Nel nostro caso, se il ragionamento tiene, significa che le
particelle inorganiche
non biodegradabili
che introduciamo nell’organismo non sono eliminate o, almeno, non lo
sono del tutto, e, addirittura, una volta imprigionatevi fanno guai. Se,
poi, a questo si aggiunge il fatto – osservato poco dopo e confermato da
altri centri di ricerca – che queste polveri sono ubique, che si
comportano più o meno come gas in atmosfera e che, inalate, passano nel
sangue entro poche decine di secondi da dove, in qualche decina di minuti,
s’introducono in tutti gli organi innescando reazioni da corpo estraneo,
la cosa diventa imbarazzante.
Chi non è addetto ai lavori si chiederà che cosa possa destare
imbarazzo in una scoperta apparentemente tanto banale e, in fondo, ovvia.
È presto detto. Se ci riferiamo al nostro primo caso, quello della
protesi dentaria, un tipo d’indagine come il nostro può essere
fastidiosa per un dentista che non ha lavorato a regola d’arte. Sempre
restando all’ingestione, non è raro che polveri inorganiche molto fini
e non biodegradabili come il talco o il silicato d’alluminio siano
aggiunte ai farmaci per fare da eccipienti o, come accade per il biossido
di titanio, a certi alimenti per migliorarne l’aspetto e la
conservabilità. Ma nessuno si è mai dato la pena di fare un bilancio tra
ciò che s’introduce e ciò che dal corpo viene eliminato, dando per
scontato – per una sorta di tradizione accolta, ad essere onesti, molto
poco scientificamente senza dimostrazione – che ciò che il corpo non
elabora lo elimina. Ma se ci si sposta su quanto s’inala
involontariamente, le cose diventano ancora più delicate.
E
l’uomo produsse le polveri
La Natura
è una
produttrice di polveri inorganiche non biodegradabili: i circa 1.500
vulcani attivi, le rocce che sono erose dai fattori atmosferici e la
sabbia del deserto che riesce a volare per migliaia di chilometri, sono
gli esempi più classici che di solito si portano. Di contro ci sta
l’Uomo, produttore pure lui di particelle. Per rendersi conto delle
differenze tra i due accusati, occorre sapere che qualsiasi combustione,
senza poterne escludere nessuna, genera con diversi meccanismi particelle
inorganiche, e che da un po’ meno di tre secoli l’Uomo ha scoperto
come bruciare a buon mercato, cosa che per centinaia di migliaia di anni
gli era stata preclusa, ricavandone energia. L’avanzare della tecnologia
– da non confondersi con il progresso che è ben altro – ha consentito
di accedere via via più facilmente a temperature sempre più alte e
questa possibilità è stata sfruttata in mille maniere. Tutto questo, però,
senza tener conto degli effetti collaterali.
Per la maggior parte della nostra storia noi, gli unici animali che
producano rifiuti, abbiamo gettato le nostre scorie nell’ambiente.
Eravamo in pochi, quei pochi consumavano con parsimonia e
la Terra
era abbastanza grande da lasciar passare quasi inosservata questa forma
d’aggressione. Prima lentamente, poi con un’accelerazione ormai
diventata fuori controllo, il nostro numero è aumentato a dismisura e ci
siamo illusi – anche in questo caso al di là di ogni scientificità –
di poter continuare con le antiche abitudini, senza renderci conto che
ognuno di noi produce centinaia di volte più rifiuti di chi ci aveva
preceduti e che le tecniche di produzione di quei beni di cui ci serviamo
per un attimo (per poi buttarli) producono a loro volta scorie. E lo fanno
in quantità immensa, insopportabile per il pianeta. Così, si è arrivati
a produrre polveri non solo di qualità ben diversa e in quantità
infinitamente maggiori di quanto non faccia
la Natura
, ma anche molto più sottili, tanto da poter entrare nel nucleo delle
nostre cellule.
Il
gioco di prestigio degli inceneritori
A questo punto, invece di fermarci per un attimo e fare il punto
della situazione usando la scienza e una sua sana applicazione
tecnologica, abbiamo compiuto un’altra follia. Sommersi come siamo dalla
nostra immondizia, non abbiamo pensato di mettere in atto correttivi – e
ce ne sono a bizzeffe – ma abbiamo continuato imperterriti a comportarci
come quei bambini viziati che siamo e a chiuderci gli occhi: abbiamo
escogitato gl’inceneritori. Si prendono i rifiuti, li si brucia, e
questi non ci sono più. Bellissimo, comodissimo, se non si trattasse del
più ingenuo e costoso dei giochi di prestigio.
Il mondo è fatto in un certo modo, un modo che non abbiamo deciso
noi, ma su cui c’è poco da discutere. E tra le leggi che regolano il
mondo c’è il cosiddetto Principio
di Conservazione della Massa, noto fin dal 1786 quando un tale Antoine
Lavoisier dimostrò la sua esistenza, un’esistenza di cui qualche filosofo
greco del quinto secolo prima di Cristo si era già accorto. Riassumendolo
in poche parole, questo scomodo pilastro della scienza dice che, in un
sistema chiuso, la quantità di materia totale resta costante. Il
che significa che, se io brucio i rifiuti nell’inceneritore, dalla bocca
del camino mi uscirà esattamente quanto ho bruciato. Un’aggravante è
che la tecnica dell’incenerimento prevede l’aggiunta di grandi quantità
di sostanze come bicarbonato, calce, ammoniaca ed acqua a ciò che si va a
bruciare, con il risultato che per ogni tonnellata di rifiuti immessi, il
camino ne emette due.
La
scienza e l’interesse economico
Ma
c’è qualcos’altro: il processo di combustione dà origine a sostanze
incomparabilmente più tossiche di quelle che si vorrebbero eliminare e a
polveri tanto più fini quanto più è alta la temperatura del processo. E
allora, perché una tale assurdità che non ha un piede su cui reggersi
dal punto di vista scientifico? Semplicemente perché all’incenerimento
dei rifiuti sono legati interessi miliardari (in Euro) e per questi vale
la pena di censurare Lavoisier o di affermare grottescamente che esistono
filtri miracolosi che fermano tutto ciò che esce dal camino. Il che è i
contrasto con i fatti, dato che i filtri arrestano appena una minima
percentuale di quelle polveri (le cosiddette polveri filtrabili e non le
condensabili o le secondarie, questo sia detto per i tecnici) e che le
leggi della Natura non sono modificabili. Né mai si dice che quel poco
che il filtro ha arrestato deve poi essere messo da qualche parte e la
soluzione è immetterlo di nuovo nell’ambiente. E non si dice che le
ceneri che costituiscono più o meno un terzo in massa dei residui e che
vengono trasferite nelle discariche sono tutt’altro che inerti, come,
invece, si vuol far credere, ma sono estremamente volatili e provocano
tutte le reazioni da corpo estraneo di qualsiasi polvere inorganica non
biodegradabile. Da ultimo, per giustificare l’assurdità, si è
sostenuto che questi impianti producano energia dai rifiuti. Questo senza
fare i calcoli fino in fondo, perché, se i calcoli si facessero, nella più
rosea delle ipotesi risulterebbe che per produrre un watt in quel modo se
ne consumano almeno tre.
Non
solo rifiuti: la medicina e la guerra
Insomma, i conti si presentano sempre a metà. Cosa che accade anche
in medicina, dove miliardi di Dollari (o di Euro) sono stati investiti in
tecniche che impiegano particelle costruite in laboratorio per essere
iniettate nei pazienti a fini diagnostici o come trasportatori di farmaci.
Che sorte avranno quelle particelle – che l’organismo non è capace di
eliminare e che sono dei corpi estranei – non pare essere oggetto
d’interesse: il denaro investito deve rendere comunque.
E poi c’è la guerra. Le armi moderne usano sostanze come
l’uranio impoverito o il tungsteno che esplodono generando temperature
di migliaia di gradi e, così facendo, fanno vaporizzare il bersaglio.
Bastano pochi secondi a contatto con l’aria per far ricondensare quella
sorta di vapore sotto forma di particelle finissime, con tutte le
conseguenze che ho descritto. Anche qui c’è un’aggravante: quelle
polveri non sono degradabili dalla natura e, per questo, sono in pratica
eterne. Il che significa che, una volta prodotte, non si eliminano più e
chi ha sporcato l’ambiente non sarà in grado di pulire.
L’indistruttibile
arma della conoscenza
Ecco, senza aggiungere altro: e altro ci sarebbe, perché la nostra
scoperta è imbarazzante e si reputa inopportuno che si sappia in giro.
Ma per chi non condivida interessi non propriamente cristallini, per
chi si renda conto di come un essere che distrugge il proprio habitat sia
destinato all’estinzione, per chi è disposto al “sacrificio” di
qualche modifica ad abitudini incompatibili con l’ambiente delle quali i
nostri figli ci chiederanno inevitabilmente conto, per chi, insomma,
ragioni in scienza e coscienza, come dicono i medici, non è più tempo di
trastullarsi. La prima cosa da fare è liberarci dell’ignoranza, questa
specie di luce nera così abilmente utilizzata per nasconderci una realtà
che sarà sì poco gradevole, ma che è quella con cui ci stiamo per forza
confrontando, magari all’insaputa di molti. E la cultura, l’arma più
potente di cui disponiamo, costa pochissimo.
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Cellulari a rischio per i bambini
9-10-2008
L'età a cui iniziano la detenzione e
l'utilizzo dei cellulari continua ad abbassarsi allegramente. Ad esempio
nell'Italia dei record negativi pare ormai diffusa - a detta di insegnanti
- la tipologia «famiglia che prende il pacco alimentare alla Caritas ma i
cui figli meno che adolescenti hanno cellulare» (per lo status sociale il
pacco dono è meno deleterio del mancato sms). Comunque il boom dei
babytelefonini si è da tempo «irradiato» in molti paesi. In Gran
Bretagna riguarda nove sedicenni su dieci e il 40 % dei bambini della
scuola primaria (le nostre elementari): numeri raddoppiati rispetto al
2000. Eppure sempre nuovi studi sembrano indicare che, se le antenne della
radiofonia mobile fanno malissimo alle api e agli abitanti umani delle
aree interessate, le radiazioni degli onnipresenti apparecchietti sono un
serio pericolo per la salute degli utenti; soprattutto dei minori. Un
articolo del quotidiano inglese The Independent riferisce di una nuova
ricerca condotta in Svezia. Presentata alla prima conferenza
internazionale su cellulari e salute, ha elaborato i dati provenienti da
uno studio coordinato dal professor Lennart Hardell, University Hospital
di Orebro, secondo il quale «chi inizia a usare un cellulare prima dei 20
anni ha cinque volte più probabilità di sviluppare un glioma, tumore del
tessuto nervoso». Fino a quell'età lo sviluppo del cervello e del
sistema nervoso non sono ancora conclusi e inoltre le radiazioni entrano
più in profondità in teste e crani più piccoli. Per il cordless
(telefono senza fili) il rischio è quattro volte più alto rispetto a chi
usa un normale telefono con fili. Non solo: i cellularizzati precoci hanno
anche molte più probabilità di sviluppare neuromi acustici, tumori
benigni ma invalidanti del nervo uditivo, che causano sordità. David
Carpenter, della Scuola di salute pubblica dell'Università statale di New
York ha precisato durante la conferenza che «i bambini spendono molto
tempo con i loro cellulari. Potremmo assistere a una crisi di salute
pubblica sotto forma di epidemia di tumori maligni al cervello». E il
rischio potrebbe essere anche maggiore di quanto suggerisca la ricerca,
perché questa non rivela gli effetti dell'uso dei cellulari prolungato
nel tempo. Diversi tumori maligni richiedono tanti anni per svilupparsi;
un tempo più lungo di quello passato da quando i cellulari si sono
affermati in massa sul mercato. Del resto recentemente il neurochirurgo
australiano Khurana, autore di numerose ricerche in materia, ha dichiarato
che «nei prossimi 10 anni, a meno di un'inversione di tendenza nell'uso
di telefonini e di nuovi apparecchi con meno emissioni, assisteremo a una
crescita esponenziale delle forme di cancro al cervello (...) Le ricerche
condotte finora hanno preso in considerazione poche persone che avessero
alle spalle un uso di cellulari più che decennale». Giorni fa il
Parlamento europeo ha chiesto ai ministri europei di varare limiti più
severi per l'esposizione alle radiazioni dei telefoni mobili e cordless,
dei Wi-fi e di altri apparecchi. Conclusioni? Per lo svedese Hardell,
almeno i bambini al di sotto dei 12 anni non dovrebbero proprio usare
cellulari. E vale per gli utenti di ogni età (tre miliardi nel mondo) la
regola di prevenzione suggerita dal dottor Marinelli, Cnr di Bologna: «Usare
il cellulare come radio di emergenza». Aggiungiamo una regola ecologica:
non cambiarlo se non alla fine della sua vita, per limitare nel nostro
piccolo la produzione di rifiuti elettronici e la devastante estrazione
del minerale coltan. Concausa di guerra, in Congo.
[pattomutuosoccorso] news dal MoviSAT...
13
settembre 2008
La
Toscana scommette sulle biomasse legnose
Grazie
ad un progetto europeo che punta a realizzare sul territorio regionale
piattaforme logistico-commerciali per i combustibili legnosi,
la Toscana
sta cercando di promuovere il cippato di legno, che tra l’altro
alimenterà a breve 35 impianti pubblici (di cui 10 sono già stati
realizzati) e per questo si renderanno necessario anche nuovi centri di
stoccaggio in grado di garantire la chiusura della filiera che sarà
necessariamente corta, secondo quanto indicato anche nel Pier da poco
approvato.
Il tema della competitività e sostenibilità dell’intera filiera
legno-energia è stato al centro del workshop che si è tenuto quest’oggi
a Monticiano (Siena) in occasione della prima giornata della Festa
regionale del Bosco – in programma fino a domenica 14 settembre -
organizzata da Arbo Toscana (l’associazione della Cia Toscana che
riunisce i boscaioli della regione), dall’Associazione boscaioli senesi,
e da Comune e Pro Loco di Monticiano.
Il workshop tenuto da Arbo Toscana, ha illustrato il progetto, “Biomass
trade centres”, nell’ambito del programma europeo Energia intelligente
per l’Europa ,coordinato da Aiel (Associazione italiana energie
agroforestali) e Arsia (Agenzia regionale per lo sviluppo e
l’innovazione nel settore agricolo e forestale), in collaborazione con
il Gal Garfagnana Ambiente Sviluppo, ed enti pubblici e privati di
Slovenia, Polonia, e Styria.
«L’obiettivo principale del progetto – ha sottolineato Marco
Failoni, della presidenza Cia Toscana e vicepresidente Aiel – è il
miglioramento organizzativo e professionale dei produttori di combustibili
legnosi, al fine di favorire l’incontro tra domanda e offerta su scala
regionale». E durante i tre anni di progetto, attraverso il
coinvolgimento dei partner saranno molte le azioni portate avanti.
La prima azione sarà il coordinamento e la formazione di produttori e
rivenditori di combustibili legnosi che siano potenzialmente interessati
alla realizzazione di piattaforme logistico-commerciali. Saranno infatti
svolti degli incontri tecnici, materiale informativo, visite e corsi di
formazione. La seconda azione è quella di supporto all’organizzazione
di piattaforme logistico-commerciali, «con la funzione – aggiunge
Failoni – di produrre e vendere i combustibili legnosi».
Le piattaforme – che potranno essere finanziate dai fondi del Piano di
sviluppo rurale della Toscana - avranno lo scopo di garantire un servizio
continuativo alle centrali termiche locali, incrementando
contemporaneamente la visibilità del settore legno energia presso gli
utilizzatori finali. Infine parte rilevante per la promozione della
coltivazione di colture legnose a rapido accrescimento, presso gli
agricoltori e i tecnici del settore attraverso la predisposizione di
pubblicazioni tecnico-divulgative con eventi dimostrativi in aziende
agricole locali.
In conclusione dell’iniziativa Failoni ha proposto la realizzazione di
un vero e proprio contratto tipo sottoscritto dalle associazioni degli
enti locali, dalla regione e dalle associazioni agricolo-forestali. «Uno
strumento che potrebbe rappresentare una un punto di riferimento
essenziale per negoziare le forniture di cippato dei nuovi impianti
realizzati dagli enti locali».
MoviSAT
<icittadini@gmail.com>



Fwd: rassegna stampa: Sparite metà delle api: pesticidi
sott'accusa.
5 AGOSTO 2008
tratto da "Il mattino di Padova" - 30/07/08
Sparite
metà delle api: pesticidi sott'accusa.
(di Valentina
Della Seta)
ROMA.
L’associazione apicoltori lancia l’allarme: il 40 per
cento delle api italiane
sta morendo e la causa sono i pesticidi. Dal
1994 in
tutto il mondo è aumentata la mortalità. Si sono fatte numerose ipotesi,
tra cui l’inquinamento elettromagnetico, le modificazioni del clima e
l’uso in agricoltura di una classe di insetticidi immessa sul mercato
negli anni Novanta: «I principali killer delle api
- sostiene Francesco Panella, presidente dell’Unione degli apicoltori -
sono i cosiddetti neonicotinoidi. Sono sostanze autorizzate
irresponsabilmente da poteri pubblici sempre più subalterni agli
interessi dell’industria chimica». Un allarme respinto da Futuragra che
evidenzia come il nesso tra la «moria delle api
e le sostanze insetticide, usate nella concia dei sementi, sia una
relazione tutta da dimostrare». Per l’associazione, quindi la ventilata
messa al bando dei neonicotinoidi sarebbe «un colpo per la nostra
agricoltura, che potrebbe provocare - rileva il presidente Duilio
Campagnolo - perdite per centinaia di euro per ettaro». Mentre
la Federazione
apicoltori italiani (Fai), pur condividendo la necessita’ di vietare gli
insetticidi, invita a cercare le cause di questa moria anche altrove.
La morte delle api ha
significato per l’industria del miele una perdita di 250 milioni di
euro. Ma le api sono molto di più. La loro mancanza mette
a rischio anche l’agricoltura, che dipende per oltre un terzo da
coltivazioni impollinate attraverso il lavoro delle api.
La Coldiretti
sottolinea come il decremento della popolazione di questi insetti metta in
discussione l’equilibrio naturale globale: «Prodotti come
mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie,
albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e
colza - afferma
la Coldiretti
- dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei
frutti. Ma le api sono utili anche per la produzione di carne, con
l’azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture
foraggere da seme». Le regioni prevalentemente colpite dalla moria di api
sono Piemonte e Lombardia, ma forti segnali si registrano anche in Veneto,
Emilia Romagna, Toscana. «L’Italia è il Paese che distribuisce nelle
sue campagne oltre il 33% degli insetticidi usati in tutta Europa -
continua Francesco Panella - e le api
sono fragilissime. Perlustrano quotidianamente immensi territori,
spariscono e muoiono invece di produrre miele in abbondanza. Sono un
magnifico indicatore di eco-tossicità e ciò che oggi ci segnalano
dovrebbe essere colto con grande preoccupazione per la sopravvivenza delle
generazioni future». Secondo l’etologo Giorgio Celli, docente
all’Istituto di Entomologia all’Università di Bologna «se le api
dovessero davvero estinguersi l’umanità rischierebbe una carestia a
livello mondiale».
Contadini
impollinatori
ROMA. «Se
le api scompaiono saremmo
costretti ad impollinare a mano molte coltivazioni, come già accade in
certe zone della Cina in cui le api
sono estinte - afferma l’entomologo Giorgio Celli -. Ogni giorno
migliaia di braccianti agricoli si armano di pennelli e salgono sugli
alberi per fare il lavoro delle api.
La conseguenza sarebbe un’impennata dei prezzi di frutta e verdura: una
mela così prodotta potrebbe costare anche 50 euro».
15
luglio 2008
STOP
ALLE BOTTIGLIE DI PLASTICA
Risparmiare,
nel 2008, circa un milione di bottiglie di plastica sul territorio
provinciale di Firenze attraverso l'introduzione di distributori di acqua
naturizzata all'interno dei circoli Arci. Questo l'obiettivo di una
collaborazione avviata tra Sidea Italia, azienda fiorentina specializzata
nel settore, ed Arci illustrata oggi in Provincia di Firenze
dall'assessore all'ambiente Luigi Nigi insieme, tra gli altri, al
presidente di Assonaturizzatori Giacomino Tavanti e a rappresenati di
Sidea. Il progetto si basa su un'indagine condotta dall'associazione sui
circoli Arci che ha rilevato come l'installazione dei naturizzatori
prodotti da Sidea permetterebbe di soddisfare la richiesta di acqua degli
oltre 8900 soci fiorentini eliminando progressivamente l'uso dei
contenitori di plastica. In base allo studio solo nei circoli Arci di
Firenze vengono consumate oltre 822 mila bottiglie l'anno, che, sommate a
quelle utilizzate dell'area empolese-Valdelsa, portera' ad eliminare circa
un milione di bottiglie di plastica sul territorio fiorentino. ''Si
tratta - ha detto Nigi - di una cifra rilevante, soprattutto se si
considera che smaltire una bottiglia di plastica costa 0,08 centesimi e
che invece produrla richiede l'impiego di
7 litri
d'acqua, il consumo di
162 grammi
di greggio e lo sviluppo di
100 grammi
di gas serra''. ''Un milione di bottiglie di plastica in meno
- ha ricordato Tavanti - significa, in numeri concreti e veri, 100 mila
euro di costi di smaltimento risparmiati, oltre a 162 milioni di
combustibile fossile in meno da bruciare, 100 milioni di gas serra in meno
da respirare e 7 milioni di litri di acqua non sprecata''.
INFO:
Il Parlamento Europeo boccia i biocarburanti
Osservatorio
sulle Foreste <info@salvaleforeste.it>
Strasburgo -
7 luglio 2008.
Il parlamento Europeo questa sera ha votato per una significativa
riduzione dell'obiettivo originario, che prevedeva di portare la quota di
biocarburanti al 10 per cento entro il 2020.
La Commissione Ambiente del Parlamento di Strasburgo ha abbassato
l'obiettivo al 4 per cento, da raggiungersi entro il 2015. Tale obiettivo
comprendera' inoltre l'impiego di automobili elettriche o all'idrogeno,
riducendo ulteriormente l'impiego di biocarburanti.
Le
principali associazioni ambientaliste avevano messo in guardia sulle gravi
conseguenze che l'espansione dei biocarburanti sta portando a importanti
ecosistemi (soprattutto foreste e torbiere) oltre alle minacce per la
sicurezza alimentare. Secondo le associazioni ambientaliste, anche dal
punto di vista del rilascio di CO2 in atmosfera, il minimo vantaggio
assicurato dall'impiego di biocarburanti e' ampiamente superato dagli
effetti della deforestazione e del drenaggio della torba.
Positivi
i commenti alla decisione di Strasburgo: "Questo voto manda un chiaro
segnale politico: l'espansione del mercato dei biocarburanti e'
inaccettabile" ha commentato Adrian Bebb, di Friends of the Earth
Europe. "Finalmente si sono accorti che usare i raccolti agricoli per
mandare avanti le automobili sarebbe un disastro. I biocarburanti non sono
la panacea, e non si puo' pensare ri ridurre le emissioni di gas serra ai
danni della sicurezza alimentare o della biodiversita'."
Secondo un recente studio della Banca Mondiale, i prezzi dei prodotti
alimentari sono aumentati del 140% tra il 2002 e il 2008, e tre quarti di
questa crescita (pari al 105 per cento) sono dovuti all'impatto della
domanda per la produzione di biocarburtanti.
Secondo le associazioni ambientaliste l'Unione Europea ha ancora molta
strada da fare. La riduzione al 4 per cento e' un segnale importante
politico, ma continua a rappresentare una minaccia al futuro delle ultime
foreste tropicali, e anche questo obiettivo deve essere completamente
eliminato.



 

[pattomutuosoccorso] I: Inceneritore in mezzo al mare
domenica
11 maggio 2008
Rifiuti,
pronto
il piano Marshall di Berlusconi
Il
parlamentare del Pdl Paolo Russo anticipa i temi della bonifica della
Campania che saranno discussi nel primo Consiglio dei Ministri a Napoli.
Emergenza, Lauro: un Cdr in mezzo al mare
Il
governo Berlusconi presenterà, nel corso del Consiglio dei ministri in
programma a Napoli, un "piano Marshall" per le bonifiche dei
territori colpiti dall'emergenza rifiuti,
"un'operazione epocale" che andrà di pari passo con la liberazione delle strade
dall'immondizia.
Così la definisce il parlamentare del Pdl,
Paolo Russo, già presidente della commissione bicamerale
d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e commissario di Forza
Italia a Napoli, anticipando parte della filosofia
dell'intervento che sarà adottata dall'esecutivo.
"Uno dei pezzi importanti
dell'intervento - sottolinea Russo - sarà
il Piano Marshall delle bonifiche, una vera e propria azione etica, non
solo per ripulire il territorio ma anche per riconciliare i cittadini cone
le istituzioni". Quanto all'emergenza, "si
pensa di coinvolgere le migliori esperienze nazionali e internazionali,
mettendo in campo il meglio che esiste nelle accademie, nelle scienze e
nelle imprese, sotto il profilo della conoscenza e del know how".
E lo stesso Russo ha partecipato a Napoli ad un incontro in cui si è
ipotizzato un termovalorizzatore in mezzo al mare. E' la proposta lanciata
da un consorzio di imprenditori campani per superare l'emergenza rifiuti
sulle isole del golfo e, perchè no, nella stessa Napoli. Il progetto è
stato presentato nel corso di un incontro all'hotel Excelsior, al quale
hanno partecipato, tra gli altri, Paolo
Cirino Pomicino, il presidente della Commissione Giuridica
del Parlamento Europeo, Giuseppe
Gargani, il commissario di Forza Italia a Napoli e
presidente nella scorsa legistura della commissione bicamerale sul ciclo
dei rifiuti, Paolo Russo,
l'ex ministro della Funzione pubblica Luigi
Nicolais.
Motore del progetto l'ex senatore e armatore Salvatore Lauro, presidente del consorzio Arcipelago
Campano, che riunisce 600 imprese del settore turistico: ''Di
fronte a un'emergenza come quella che
la Campania
sta vivendo - sottolinea Lauro - dire
che le cose non funzionano non basta, occorre fare qualcosa di concreto.
Proprio per questo, perchè vogliamo fare la nostra parte, noi
imprenditori siamo scesi in campo e abbiamo fatto realizzare a nostre
spese uno studio da mettere a disposizione delle istituzioni e del
presidente del Consiglio''.
L'idea, come spiega Lauro "è
creare un'infrastruttura, un pontone galleggiante con un cdr tra Ischia e
Procida, dove smaltire la spazzatura, che verrebbe bruciata direttamente
in mezzo al mare. Così si potrebbe minimizzare l'impatto ambientale,
ridurre progressivamente il servizio di raccolta rifiuti del 20-25% e
ottenere anche il recupero energetico attraverso la gestione anaerobica
del materiale trattato'', parte del quale potrebbe essere
riutilizzato come compost per l'agronomico. D'altra parte, se nessun
comune della Campania e' disposto a ospitare una discarica, collocando un
termovalorizzatore su una piattaforma in mare il problema potrebbe essere
superato a monte, ''in modo da evitare di portare i rifiuti delle isole in
altri siti'', chiarisce l'armatore. ''Al
momento - spiega Lauro - abbiamo
avuto un incontro con il Comune di Procida e abbiamo avviato un confronto''.
Ma la proposta, fa capire, potrebbe essere valida anche per il capoluogo
campano.
domenica 11 maggio 2008


LA
BIO-ARCHITETTURA
"L’Architettura
crea gli spazi interni ed esterni, secondo leggi di armonia
matematica e fisica; realizzando equilibri proporzionali che individuano
ambienti di notevole pregio estetico. "
|
La Bio-Architettura
oltre a questo, considera
le leggi energetiche di uno spazio tridimensionale ,
sostenendo che come il corpo umano ha i suoi meridiani di energia
(vedi agopuntura), così anche la terra ha delle correnti
energetiche che scorrono lungo tutto il pianeta (un banale esempio
è quello dei due poli magnetici della terra).
La casa è concepita come
una "terza pelle" in grado di instaurare un rapporto di
interscambio con gli organismi che ospita e con l'ambiente in cui
è inserita. Questo potrebbe essere il modo giusto di considerare
lo spazio in cui si vive, infatti, tale idea sta diventando sempre
più nota sia a chi utilizza che a chi progetta gli ambienti
costruiti. È soprattutto, una tendenza che indica una recente
direzione intrapresa dall'edilizia e dalla cultura progettuale e
poi internamente alla vocazione ecologica della bioedilizia, viene
ri-scoperto il feng shui.
Tuttavia, per non cadere
in scorretti integralismi, occorre sempre cercare il giusto
compromesso, attraverso un dialogo reciproco per trovare la strada
per un progetto ragionevole.
Feng Shui significa letteralmente vento
e acqua: e indica due forze naturali che creano, con il
loro scorrere i mutamenti nell’ambiente, esse possono essere
dolci o impetuose e portare la vita o la distruzione. Da queste ha
origine l’aspetto del paesaggio, e la sua vivibilità.
Nato dalla sapienza
antica dell'oriente e ora praticato anche in Italia, il Feng Shui
grazie ad un’attenta progettazione, o tramite leggeri
accorgimenti, permette di migliorare la qualità della vita
personale, attraverso un nuovo modo di intendere la casa: come
pure gli uffici o tutti gli altri luoghi di lavoro.
"Provate ad immaginare di entrare nella vostra casa come se fosse
la prima volta, cercate di assaporarne l'atmosfera che vi
trasmette e di capire il messaggio che vi è racchiuso. Provate
poi a leggere dentro di voi, entrare in contatto con le vostre
aspirazioni e i vostri desideri. Vedrete che le sensazioni
trasmesse dalla vostra casa, sono molto simili a quanto vi è nel
vostro intimo; potranno essere sensazioni di armonia e di gioia,
ma anche d’insoddisfazione e di disagio.".
Scoprire lo stretto
legame tra voi e la vostra casa potrà essere un'esperienza capace
di mutare in meglio la vostra vita.
La casa respira come un
corpo vivente, il suo respiro o il Ch’i si espande al suo
interno attraverso le porte e le finestre, fluisce attraverso i
corridoi e penetra nelle stanze. Quando il Ch’i può circolare
liberamente nella casa si vive felicemente, immersi in una
sensazione di comfort e di benessere, ma quando il Ch’i incontra
degli ostacoli accade l’opposto, il fisico e la psiche ne
soffrono, e la salute e gli affari ne risentono negativamente.
Feng Shui significa
letteralmente vento e acqua: e indica due forze
naturali che creano, con il loro scorrere i mutamenti
nell’ambiente, esse possono essere dolci o impetuose e portare
la vita o la distruzione. Da queste ha origine l’aspetto del
paesaggio, e la sua vivibilità.
|
I
consigli per costruire una casa "sana" secondo i principi della
bio-architettura
Aprile
2008
La chiamano bioarchitettura e rappresenta un nuovo modo di costruire
biologicamente responsabile ed ecologicamente corretto.Case che si
costruiscono in meno di un mese, che consumano pochissimo e che producono
da sole l'acqua calda azzerando i costi di gestione e le emissioni di
anidride carbonica.
Sul Web i consigli si sprecano, si va dalla casa passiva, all'abitazione
con struttura in legno fino ai più esotici vasati o feng shui.
Quali sono i segreti per costruire una casa sana, secondo i principi
della bio architettura nel più totale rispetto dell'ambiente?
Vediamoli...
1
- Salvaguardare l’ecosistema
Come?
Costruendo una casa a norma di risparmio energetico, con acqua calda
tutto l'anno senza caldaie né termosifoni che, grazie ad un involucro
altamente coibentato, vetri a sud e un sistema di ventilazione controllato
permetta una minore dispersione di calore e un azzeramento dell'utilizzo
di caldaie, termosifoni e impianti di aria condizionata.
Costruire una "casa passiva" può determinare un aumento del costo dell'investimento
iniziale del 20-25% rispetto all'abitazione tradizionale.
Cifra che viene ammortizzata nel tempo grazie ai notevoli risparmi
di energia e denaro.
2
- Impiegare risorse naturali
Un'abitazione con struttura in legno ha la stessa durata rispetto ad
una casa costruita con i cosiddetti sistemi "tradizionali" ma
permette benefici aggiuntivi in termini di salute, assicurando una maggior
traspirazione dell'habitat senza rincari sui materiali.
Impianti energetici alternativi come collettori solari, pannelli
fotovoltaici, scaldacqua solare, permettono poi risparmiare energia e
talvolta di produrne in eccesso rispetto al proprio consumo per poi
rivenderla sul mercato.
Involucri termici e grandi vetri isolati a Sud completano il quadro
impedendo al calore di disperdersi e riducendo quando non azzerando i
consumi, gli sprechi e le emissioni di gas dannosi per l'ambiente.
3
- Ottimizzare il rapporto tra edificio e ambiente
Ottimizzare il rapporto tra edificio e ambiente significa rispettare
il cosiddetto "genius loci", lo spirito del sito, diffondendo una
maggiore comprensione per l'ambiente che ci circonda. Il feng shui,
l'antica arte geomantica taoista della Cina, ausiliaria dell'architettura,
dice la stessa cosa.
In Cina ci si rivolgeva ad un esperto di feng
shui per la scelta del terreno su cui edificare, per come
orientare la casa e la porta principale in base alla data di nascita del
capofamiglia, e per scegliere anche la data di inizio della costruzione e
la data di trasferimento della famiglia nella nuova casa.
Un esperto feng shui crea luoghi che aiutano l'uomo ad abitare in
armonia e serenità.
Lo stesso fa il Vastu, antica tradizione indiana che da importanza al
disegno dello spazio in grado, secondo la stessa, di condizionare l'uomo e
il suo destino.
4
- Non causare emissioni dannose
Va da sé che non causare emissioni dannose per l'ambiente
rappresenta il primo degli obiettivi di un'architettura sostenibile.
L'utilizzo degli elementi naturali permette di arrivare fino alla
riduzione totale dell'emissione di fumi, gas e acque di scarico.
Nuovi sistemi permettono infatti di riciclare gli scarti prodotti
dall'uomo durante la vita attraverso la raccolta differenziata, i
dissipatori di rifiuti alimentari che permettono di ridurre i sacchi
dell'umido fino al 60-70%, l'utilizzo di acqua piovana, lo sfruttamento
dell'energia solare ed eolica.
5
- Impiego di energie rinnovabili
Ripeterlo non è uno spreco di energia.
Sono da definizione energie rinnovabili quelle forme di energia
generate da fonti che per loro caratteristica intrinseca si rigenerano o
non sono "esauribili" nella scala dei tempi "umani" e,
per estensione, il cui utilizzo non pregiudica le risorse naturali per le
generazioni future.
Quali?
Il sole, il vento, le risorse idriche, le risorse geotermiche, le
maree, il moto ondoso e la trasformazione in energia elettrica dei
prodotti vegetali o dei rifiuti organici (biomasse) e inorganici.
Una casa che permette tutto ciò è una casa considerata "sana"
dalla bioarchitettura.
6-Concepire edifici flessibili
Rimozioni, sostituzioni e integrazioni degli impianti, ampliamenti e
cambiamenti di destinazioni d'uso possono impattare sul territorio e
sull'ambiente, ecco che allora un edificio che rispetti i principi di
bioarchitettura dovrà avere caratteristiche di flessibilità e garantire
interventi nel più alto rispetto dell'ambiente.
7-Utilizzare materiali e tecniche ecocompatibili
Con utilizzo di materiali ecocompatibili si intendono tutti quei
materiali appartenenti alla cultura materiale locale.
Dare precedenza quindi alle materie prime locali, in quanto
generalmente più adatte alle caratteristiche climatiche del luogo.
Optando per questa scelta ci si trova a sopportare anche minori
costi di trasporto e un minore livello di inquinamento legato al ciclo di
vita del manufatto.
Utilizzare prodotti derivanti da materie prime rinnovabili o
riciclate e optare per prodotti caratterizzati da un ciclo di vita il più
possibile chiuso, e quindi facilmente riciclabili.
I materiali da costruzione influenzano infatti la qualità dell'aria
interna, il clima elettrico ed energetico, il microclima e la qualità
degli ambienti confinati.
8-Privilegiare la qualità della vita ed il benessere
psico-fisico dell’uomo
Le antiche civiltà erano ben coscienti che il modo in cui si
organizza lo spazio e l'ambiente ha molti riflessi sulla vita dell'uomo.
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