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Animali - Malattie/Vaccinazioni - Sterilizzazione - Viaggiare - Normative

 

Questa sezione, dedicata agli amici a 4 zampe, non vuole essere in nessun modo concepita

come una sostituzione della consulenza veterinaria o altro, ma bensì letta come semplici 

consigli e guida a tutti i possessori di animali.

  In più aggiungo una parte dedicata al Randagismo e alla Sterilizzazione, con tanta

 ammirazione e stima per una Persona Veramente Speciale, che vive in Campania da diversi

 anni, di origine Tedesca che, con tantissimo amore e coraggio, lottando contro l’indifferenza

 e la gelosia dei Suoi stessi colleghi, ha creato un centro per la Sterilizzazione di cani e gatti.

                                   Grazie

                   Mario De Tata  

 

   La grandezza di una Nazione ed il suo progresso

   Morale, si possono misurare dal modo

   in cui tratta i suoi animali

      Mahatman Gandhi

        1869-1948

 

 

 

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RISPOSTA all'Istanza - (Leggi)

 

 

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MALATTIE DEL NOSTRO AMICO

 

Cimurro:
Grave malattia infettiva causata dal virus "Paramyxovirus" scoperto nel 1905. Può essere contratta a qualsiasi età tramite contagio diretto da un cane ammalato, ma anche dall'ambiente in cui si trovino materiali patologici infetti (saliva, feci, urina, ecc.). Il periodo di incubazione varia dai 3 ai 7 giorni con febbre alta e mancanza di appetito; in seguito, a seconda della via di introduzione, sopravvengono i sintomi della malattia:
- digestivi (vomito, diarrea, stomatite, tonsillite);
- respiratori (tosse, scolo catarrale dalle narici);
- oculari (lacrimazione intensa, congiuntivite purulenta);
- cutanei (pustole, esantemi sotto le ascelle e sul ventre);
- nervosi (convulsioni, paralisi, meningiti, encefaliti, tic).
La mortalità è alta, anche se non si esclude la guarigione del cane: frequentemente, nell'animale che abbia superato questa malattia, si riscontrano fenomeni neurologici permanenti ( epilessia, convulsioni, paralisi ). L'unico mezzo efficace e non pericoloso per la prevenzione è la vaccinazione che verrà fatta, con cadenza annuale, per tutta la vita del cane.

Parvovirosi canina o gastroenterite virale
Malattia infettiva causata da un piccolo virus, il "Parvovirus", in rapida diffusione dal 1979, che colpisce soprattutto gli animali giovani non ancora vaccinati. Il virus, una volta ingerito, si moltiplica in maniera molto rapida. La sintomatologia iniziale è caratterizzata da una sorta di depressione, anoressia, vomito profuso, febbre alta, diarrea emorragica maleodorante e nerastra con conseguente disidratazione ed un rapido dimagrimento dell'animale che rifiuta cibo ed acqua. La terapia si basa sull'uso di antibiotici, soluzioni reidratanti che servono contro le infezioni secondarie di origine batterica, la disidratazione e le emorragie gastrointestinali. Anche in questo caso la prevenzione tramite il vaccino, con richiamo annuale, è il mezzo più efficace per prevenire l'insorgere della malattia.

Adenovirus
Il responsabile di questa malattia è l' "Adenovirus canino" (CAV 1), un virus che contagia il cane attraverso la via orale quando questo viene a contatto con sostanze infette (escrementi, saliva) e colpendo il fegato (epatite virale); se contratto respirando, il virus porta ad infezione delle prime vie respiratorie (laringo -tracheite virale). La sintomatologia, nel primo caso, si evidenzia nell'astenia, aumento eccessivo della temperatura corporea , vomito, diarrea e spesso ittero. Nel secondo caso il virus causa scolo dalle narici, tosse, arrossamento degli occhi e lacrimazione. Entrambe le forme, se si interviene prontamente, possono essere curate. La forma di prevenzione consigliata è la vaccinazione da ripetersi annualmente.

Leptospirosi
Si tratta di una malattia infettiva di origine batterica, prodotta da diversi tipi di leptospira, molto diffusa in tutto il mondo. E' trasmissibile direttamente, da animale malato a sano, o indirettamente attraverso l'ingestione di acqua, alimenti o altro materiale contaminato (acqua di torrente, fiumi, canali e fognature). Agenti di diffusione sono soprattutto i roditori (topo nero, topo di fogna e porcospino) che non patiscono tale infezione ed eliminano le leptospire con le urine. Inizialmente i sintomi sono febbre, malessere generale, anoressia, tonsillite e vomito. Nel cane le leptospirosi si manifestano in tre forme cliniche: gastroenterite emorragica, ittero o nefrite. La prima (morbo di Stuggart o tifo canino) è dovuta alla "Leptospira Ictero-Haemorragiae" o alla "Leptospira Canicola"; presenta vomito emorragico, diarrea e insufficienza renale acuta. Anche la forma itterica è data da questo virus e presenta, oltre ai sintomi già descritti, ittero coloro giallo arancio e piccole macchie rosse sulle mucose. La nefrite è causata la "Leptospira Canicola " con forme renali molto gravi. Oltre ad essere molto pericolosa per il cane può essere trasmessa all'uomo (Zoonosi).
La profilassi consiste nella vaccinazione con richiamo annuale, mentre per i cani che sono più esposti degli altri all'infezione, è consigliabile ripetere il richiamo ogni sei mesi.

Leishmaniosi
Questa malattia è causata da un protozoo, Leishmania Infantum, che penetra nell'organismo animale tramite un moscerino (flebotomo) ed in breve tempo raggiunge i diversi organi interni: il periodo di incubazione può arrivare a due anni. Può presentarsi in due forme:

·         Acuta: si manifesta con febbre, tremori muscolari e porta alla morte nel giro di pochi giorni. E' comunque una forma rara che colpisce soprattutto i cani giovani.

·         Cronica: più frequente della prima, interessa solo gli adulti ed associa sintomi che interessano la pelle, le mucose, le ghiandole, gli occhi, le viscere, il sistema nervoso e le articolazioni

I sintomi generali sono dati da prostrazione, dimagrimento, atrofia muscolare e ipertermia. I sintomi che interessano la pelle sono dati da lesioni cutanee, perdita della lucentezza del pelo e caduta di questo in zone localizzate (dita, dorso, coda, gomiti) e intorno agli occhi. A volte il tartufo diventa secco e screpolato e si può anche assistere ad una crescita smisurata delle unghie ( "unghie da grifone") . Si possono notare, inoltre, ulcerazioni alla bocca ed alle mucose respiratorie. Vi possono essere ingrossamenti delle ghiandole linfatiche, nonché dissenteria ed insufficienza renale. E' una malattia trasmissibile all'uomo (non dal cane, ma sempre tramite flebotomo) ma fino ad oggi non esiste un vaccino. La prevenzione in questo caso è basata sulla lotta ai propagatori (vedi prodotti utilizzati contro le zanzare ) e sulla distruzione dell'habitat a loro propizio.

Rabbia
La rabbia è una malattia virale conosciuta fin dall'antichità, oggetto di studi e ricerche scientifiche (Pasteur nel 1885 applicò il primo trattamento antirabbico), diffusa in molte parti del mondo tra cui Africa, Asia, America del Sud ed Europa dove si sviluppò nel 1968, interessando l'Italia fino all' Appennino Tosco-Emiliano. Nel nostro continente è la volpe che funge da principale mezzo propagatore soprattutto in Germania, Francia, Austria, Paesi dell'Est, ex Jugoslavia e Turchia. Il virus della rabbia è un "Rhabdovirus" che si trasmette attraverso il morso di animali rabidici. Il periodo di incubazione va da 15 ai 60 giorni: si moltiplica in un primo tempo nel punto di inoculazione nelle cellule muscolari, poi colonizza l'intero sistema nervoso, risalendo fino ad arrivare al cervello che è la sede definitiva. Nel cane infetto la malattia si presenta in tre fasi: nella prima l'animale si mostra inquieto e come spaventato. Nella seconda (forma furiosa) presenta turbe nervose e può presentarsi una paralisi delle corde vocali con cambiamento dei latrati emessi. Possono presentarsi anche disturbi motori (forma paralitica: Rabbia muta) caratterizzati da paralisi; paralisi della mandibola inferiore ed incapacità di abbaiare; paralisi degli arti ( emiplegia, paraplegia ). L'evoluzione della malattia, qualunque sia la sua forma, va da tre a cinque giorni. E' consigliabile prevenire questa patologia dato che non esiste la possibilità di una terapia valida: la vaccinazione può essere fatta a partire dai 3 mesi nella specie canina ed è necessario rispettare la data per il richiamo annuale. In Italia tale forma di prevenzione è facoltativa, ma diventa obbligatoria in alcuni casi:
- in certe zone dove sia necessaria come profilassi contro il contagio;
- per i cani che vengono introdotti in Sardegna, Sicilia, Elba e tutte le isole del territorio nazionale;
- per i cani che vengono portati all'estero;
- per i cani che partecipano a concorsi, manifestazioni ed esposizioni.
Qualora il cane avesse morso una persona o un altro animale, deve essere tenuto in osservazione veterinaria per un periodo di 10 giorni dalla data della morsicatura: questo controllo può essere effettuato anche presso il domicilio del proprietario.

Malattia di Rubarth
E' un'epatite di origine virale (Adenovirus di tipo CAV 1). L'urina rappresenta la principale forma di contaminazione: dopo un'incubazione di 2 o 3 giorni la malattia si manifesta con problemi digestivi (vomito, diarrea). Da 10 a 15 giorni dopo l'infezione possono apparire disturbi agli occhi: la cornea si colora di blu ( edema corneale chiamato "cheratite blu"): questa malattia provoca in oltre gravi lesioni epatiche. Il virus, comunque, può generare manifestazioni cliniche indipendenti del fegato : turbe respiratorie (rino-tracheo-bronchite).

Nella forma iperacuta colpisce maggiormente i cuccioli, i quali muoiono nel giro di poche ore senza aver presentato sintomi evidenti. La prevenzione, anche in questo caso, si basa sulla vaccinazione, a partire dai 2 mesi, con richiamo annuale.


Malattie infestive gastroenteriche
I prodotti antiparassitari per uso interno dovrebbero essere somministrati al cane e al gatto per due volte nel corso dell'anno. Preferibilmente in Primavera ed in Autunno.


Ascaridi
Sono i parassiti intestinali che maggiormente colpiscono i cani. Vivono nell'intestino privando l'animale di nutrimento e dando luogo a coliche, vomito e diarrea. Possono essere osservati nelle feci (vermi biancastri lunghi in media da 5 a 10 centimetri a forma di spaghetto rotondi) che ne rappresentano il veicolo di trasmissione: le uova ingerite raggiungono l'intestino e passando nel fegato; da qui, per via circolatoria, raggiungono i polmoni e la faringe ritornando, da vermi adulti, nell'intestino. E' molto importante "sverminare" il cane il prima possibile e sottoporlo poi a periodici controlli delle feci, nonché raccogliere e distruggere queste ultime onde evitare la trasmissione all'uomo e ad altri animali.

Ancilostomi
Parassiti intestinali filiformi, bianco-rossastri , più piccoli degli ascaridi, succhiatori di sangue che causano anemie. I sintomi sono: vomito, nausea, dolori addominali, diarrea (questa può essere nerastra per la presenza di sangue digerito). Le larve, che nascono da uova eliminate tramite le feci, possono essere ingerite o penetrare attraverso la pelle dell'addome e dei cuscinetti plantari. Anche in questo caso è bene sverminare l'animale da cucciolo ed effettuare controlli periodici; distruggere le feci appena evacuate costituisce inoltre un sistema per evitare la trasmissione.

Tenie

Parassiti
intestinali conosciute come "verme solitario", di colore rosa-biancastro, piatte, con lunghezza da pochi centimetri a 1- 2 metri . Vivono sulla superficie dell'intestino liberando le proglottidi (frammenti del verme che contengono le uova) tramite le feci che si presentano come chicchi di riso. La tenia che più frequentemente colpisce il cane è la "Diphylidium Caninum " che ha nella pulce il suo vettore intermedio. I sintomi, talora siano visibili, sono : appetito smisurato e dimagrimento; disappetenza, nausea, dolori addominali, diarrea. L'animale colpito tende a sfregare l'ano per terra, a leccarsi, a girarsi di scatto. La diagnosi viene emessa dopo un esame delle feci.

Tricocefali
Parassiti intestinali lunghi dai 4 ai 7 centimetri filiformi, difficili da vedere nelle feci, che si insediano nell'intestino cieco e nel colon cibandosi di sangue. Le uova, eliminate tramite le feci, possono essere attive per periodi molto lunghi. Le larve possono subito reinfestare l'animale irritando ed infiammando il lume intestinale, causando diarrea mucosa mista a sangue. Anche in questo caso è consigliato un controllo periodico delle feci dal medico veterinario nonché la distruzione immediata di queste. 


Malattie della pelle di origine parassitaria

Micosi cutanee
Organismi vegetali, chiamati "funghi", localizzati sulla pelle e sul pelo dei cani, trasmissibili all'uomo. Si possono distinguere 3 situazioni:
-
forma localizzata: caduta di pelo a forma di chiazze circolari ,sulla testa, sul lato esterno dell'orecchio, sugli arti anteriori, etc. Può presentarsi una desquamazione della pelle.
-
Forma diffusa: differente dalla prima per un maggiore coinvolgimento della pelle e del pelo.
-
Forma asintomatica: nessun segno clinico ne rivela la presenza. Solo un esame con coltura può diagnosticarla.

Rogna
Rogna Demodettica (Rogna Rossa) : è causata dall'acaro "Demodex Canis" che colonizza i follicoli del pelo e trasmette alcuni batteri patogeni. Il cane presenta un appetito a volte aumentato, un senso di disagio e nervosismo nonché un arrossamento della pelle sopra i gomiti, nei garretti, sulle labbra, accompagnato da crosticine e pustole. E' una malattia dovuta a difetti immunitari ereditari e, in molti casi, dopo la guarigione possono verificarsi delle ricadute. E' una malattia poco contagiosa sia per l'uomo che per l'animale in buone condizioni di salute.
Rogna Sarcoptica ( Scabbia ): è una malattia parassitaria molto contagiosa, caratterizzata da forte prurito e croste cosparse su tutto il corpo del cane. E' trasmissibile sia per via diretta, da soggetto ammalato a quello sano, che per via indiretta, da ambiante contaminato. Viene curata abbastanza facilmente ed è consigliabile attuare una massiccia disinfestazione dei luoghi contaminati.
Cheyletiellosi: dovuta all'acaro "Cheyletiella, colpisce gli animali che vivono in ambienti poco puliti. Si presenta con crosticine, untuosità del pelo, desquamazione e conseguente prurito ed irritazione. Si cura tramite bagni, spugnature, polveri e spray antiparassitari.
Rogna Otodettica (Rogna dell'orecchio): l'acaro che la causa è l'"Otodectes Cynotis" che infesta l'interno dell'orecchio e il padiglione auricolare esterno, cibandosi di cellule desquamate e siero. Porta fastidio, prurito e conseguente arrossamento nonché la formazione di cerume nerastro. Si cura tramite specifici prodotti antiparassitari nel canale auricolare.

Pulci
Sono insetti succhiatori di sangue che vivono sull'animale. Possono vivere dai 6 agli 8 mesi depositando, le femmine, alcune centinaia di uova, non sull'animale ma nell'ambiente. La loro presenza, anche se la permanenza sull'animale è di 4-5 ore al giorno, è caratterizzata dagli escrementi simili a granelli di sabbia, situati alla base del pelo sulla testa, sul collo e sul dorso dell'animale. Il soggetto tende a d essere nervoso, si morde, si gratta. La saliva della pulce può causare allergia con sintomi tipici a quelli dell'orticaria : il pelo inizia così a cadere e compaiono croste sul dorso, sulla schiena e alla base della coda. L'azione per debellarle deve essere duplice:
a) verso l'animale: con bagni, spugnature, shampoo, spray, gocce, compresse etc;
b) verso l'ambiente: con disinfezione dei luoghi dove l'animale vive (cuccia, poltrone) nonché
tappeti, zerbini, pattumiere ,etc.

Pidocchi
Parassiti succhiatori di sangue, biancastri, che si nutrono di detriti e materiali vari che si trovano sulla cute dell'animale. Non possono attaccare l'uomo. Misurano circa 1- 2 millimetri e producono uova che aderiscono l pelo dell'animale, il quale presenta prurito, untuosità del pelo, crosticine sulla pelle.

Zecche
Parassiti succhiatori di sangue esistenti in diverse specie. Si localizzano soprattutto sulla testa (fronte, orecchie, labbra, palpebre), sul collo e negli spazi interdigitali. Principalmente si trovano due tipi di zecche: il primo e rappresentato da parassiti che compaiono dai mesi primaverili a quelli estivi con maschi di colore rosso-marrone scuro, lunghi 2- 3 millimetri con corpo piatto e 8 piccole zampe mentre le femmine sono più grandi (4- 10 millimetri ), grigiastre.
Il secondo tipo, mene frequente, con parassiti molto piccoli (1- 2 millimetri al massimo), di colore violaceo.
Ogni femmina può deporre da 3000 a 5000 uova che dopo l'incubazione si trasformano in larve che possono svilupparsi solo su un ospite intermedio: dopo un pasto di sangue, che va di 3 ai 6 giorni, la larva cade e diventa una ninfa octopode. Un altro ospite intermedio è necessario perché si trasformi in adulto sessuato dove avverrà anche l'accoppiamento.
Per staccare le zecche dal corpo dell'animale bisogna prima anestetizzarle con un batufolo di cotone imbevuto di alcool per alcuni secondi, quindi con una pinzetta estrarla girandola in senso antiorario. Quando estratta è opportuno bruciarla subito, non schiacciarla per terra perché questo consentirebbe alla zecca di continuare il suo ciclo naturale.
La profilassi sanitaria necessita di un'azione antiparassitaria sull'animale (spray, polveri, bagni antiparassitari, ecc.) e nei luoghi contaminati.

La zecca trasmette diverse malattie tra le quali: la Babesiosi o Piroplasmosi, malattia del sangue dovuta alla "Babesia Canis", protozoo parassita dei globuli rossi che li distrugge per moltiplicarsi, causando anemie , in alcuni casi, porta alla morte. I sintomi della malattia sono caratterizzati anche da difficoltà nella coagulazione, insufficienza renale e turbe nervose, nonché grande spossatezza, febbre, urine scure, turbe visive.

 
Filariosi: malattia cardio-polmonare del cane e del gatto con interessamento cutaneo
Grave malattia parassitaria trasmessa da una zanzara che, succhiando il sangue di un animale ammalato, ne aspira le larve che verranno in seguito depositate sulla pelle di un altro animale e penetreranno dal foro di suzione fino al sangue periferico. Per diventare adulta la filaria ha bisogno di circa 6 mesi di tempo: gli esemplari maschi possono misurare dai 12 ai 17 centimetri , le femmine dai 16 ai 30 e la loro vita media è intorno ai 5 anni. Una volta adulta colonizza il cuore destro e le sue diramazioni arteriose polmonari, provocando, dopo un periodo non inferiore ai 4 mesi, problemi alla respirazione ed al cuore, creando spossatezza, tosse fino a vere e proprie crisi respiratorie e collasso cardio-circolatorio in fase di malattia avanzata. Può essere facilmente individuata con un prelievo di sangue da parte del veterinario.
La prevenzione di questa malattia è consigliabile soprattutto nelle zone di maggior diffusione (Pianura Padana) onde evitare all'animale i problemi che questa comporta nonché la morte.

 

LE VACCINAZIONI DEL CANE

Le vaccinazioni nei confronti delle più comuni malattie infettive, responsabili di gravi sofferenze, spesso mortali, che possono colpire il cane di qualunque età, sono lo strumento più efficace di prevenzione. I vaccini, attualmente in commercio, sono in grado di stimolare una valida risposta immunitaria e non provocare significative reazioni secondarie negative.

1. Parvovirosi

La Parvovirosi o gastroenterite emorragica infettiva è una malattia a rapida insorgenza accompagnata a febbre, dolore addominale, vomito a contenuto ematico e diarrea sanguinolenta che porta in breve a disidratazione e morte nei casi gravi. Ai segni gastroenterici possono unirsi quelli respiratori dovuti ad un interessamento del miocardio. La sindrome cardiaca, alle volte, costituisce l'unico quadro clinico della malattia nei neonati e nei giovanissimi e si conclude con la morte improvvisa senza sintomi premonitori. Il virus, eliminato dagli animali infetti, possiede un'elevata resistenza nell'ambiente (temperatura, pH acido, disinfettanti), rendendo la malattia altamente contagiosa. Per questa ragione l'unica misura preventiva risulta la vaccinazione, spesso praticata precocemente (sei settimane).

2. Cimurro

Il Cimurro è provocato da un virus che colpisce più apparati ed in particolare l'apparato respiratorio, il sistema nervoso e l'apparato gastroenterico. Esiste una grande variabilità nella durata e nella gravità delle manifestazioni cliniche. Si può andare dall'assenza di sintomi a una malattia grave con o senza coinvolgimento del SNC, che si accompagna nel 50% dei casi alla morte. Crisi epilettiche e mioclonie con iperestesia e depressione predominano in caso di coinvolgimento della sostanza grigia (evoluzione acuta); atassia, paresi, paralisi e tremori muscolari sono associati al coinvolgimento della sostanza bianca (evoluzione subacuta). La terapia è sintomatica e l'unico approccio efficace per la profilassi del cimurro è la vaccinazione.

3. Epatite infettiva

L'Epatite infettiva è una malattia virale che colpisce il fegato, ma non ha nulla in comune con l'epatite virale dell'uomo che è sostenuta da altri agenti infettivi. L'infezione trasmessa per via orale determina, dopo un periodo di incubazione (2 - 5 giorni), una profonda depressione, anoressia, vomito, dolori colici e febbre oltre i 40°C . La prognosi è infausta nella forma acuta e riservata nella forma dell'insufficienza epatica cronica.

4. Tracheobronchite infettiva

La Tracheobronchite infettiva o tosse dei canili è una malattia che viene provocata da più agenti infettivi (adenovirus canino 2, parainfluenza, herpes virus, etc.) e che può determinare gravi forme di broncopolmonite o fastidiose epidemie di tosse. La malattia è caratterizzata da esordio improvviso, tonsillite, scolo nasale, tosse e febbre. Poiché nel determinismo della malattia risultano spesso coinvolti agenti responsabili d'infezioni secondarie, l'uso di antibiotici e chemioterapici può costituire un valido ausilio al fine di ridurre la gravità dei sintomi.

5. Piroplasmosi canina

La Piroplasmosi canina è una malattia protozoaria, sostenuta da Babesia canis, trasmessa da zecche infette che determina la distruzione dei globuli rossi e gravi reazioni di tipo immunitario. Tutto ciò comporta una forte anemia seguita da ittero facilmente apprezzabili sulle mucose apparenti. Possono manifestarsi disturbi del sistema nervoso centrale e lesioni dei nervi periferici con fenomeni di paraplegia accompagnati da dolore e difficoltà di movimento. Come profilassi bisogna evitare di condurre i cani nelle zone infestate da zecche e quantomeno usare prodotti antiparassitari e/o repellenti. Esiste, la possibilità di praticare una vaccinazione preventiva.

6. Rabbia e Leptospirosi

La Rabbia e la Leptospirosi costituiscono a tutt'oggi due malattie infettive a carattere zoonosico (cioè trasmissibili dall'animale all'uomo) e come tali da considerarsi di specifica attinenza dell'attività di sanità pubblica veterinaria. La rabbia è una malattia virale in continua evoluzione in considerazione del fatto che in talune zone settentrionali del nostro paese è ricomparsa la cosi detta rabbia silvestre e quella dei chirotteri (pipistrelli). La volpe quindi, seguita da alcuni mustelidi (tassi, faine e martore), rappresenta un serbatoio del virus. E' questo un virus labile ossia poco resistente nell'ambiente per cui il contagio tra un soggetto infetto e uno recettivo si realizza soprattutto, ma non necessariamente, attraverso morsicature. Tutte le specie animali a sangue caldo sono soggette all'infezione, sebbene per ogni specie esista una sensibilità particolare. Attualmente la vaccinazione dei cani con vaccini inattivati e delle volpi con vaccini per via orale rappresenta l'unico mezzo a disposizione capace di prevenire la malattia. La leptospirosi è una malattia batterica frequente nei cani in tutto il mondo causata dalle spirochete (L. canicola e L. icterohaemorrhagiae). L'infezione si verifica sia direttamente per contatto con l'urina sia indirettamente con l'acqua od il suolo contaminati dagli animali escretori di leptospire (topi, ratti e cani). L'infezione si manifesta attraverso la penetrazione della cute o delle mucose da parte delle spirochete. Anche in questo caso la vaccinazione dei cani con vaccini inattivati rappresenta l'unico mezzo a disposizione capace di prevenire la malattia. Per un sempre più diffuso turismo, anche canino, le vaccinazioni assumono un ruolo ancora maggiore di quello che avevano in passato. Ciò è diventato ancora più importante in seguito alla libera circolazione intracomunitaria degli animali da compagnia.

 

 LE MALATTIE ALLERGICHE IN CANI E GATTI

 Introduzione:

 Il  prurito rappresenta un segno clinico di frequente riscontro ed è, senza dubbio, causa di grande apprensione presso i proprietari di cani e gatti che ne sono affetti.

In genere le cause più frequenti del prurito sono le malattie parassitarie ed allergiche, ma anche altre malattie possono  causarlo.

 

Cosa sono le malattie allergiche?

Sono malattie determinate da una risposta anomala ed esagerata da parte del sistema immunitario.

Il sistema immunitario è deputato a difenderci dall’attacco di microbi e di sostanze estranee al nostro organismo tramite la produzione di anticorpi o tramite l’attivazione  di cellule “difensive” come i globuli bianchi, i mastociti ed i macrofagi. La risposta immunitaria in soggetti normali avviene in modo armonico: dopo una prima fase di attivazione e azione contro le sostanze estranee, il sistema si auto controlla deprimendo le risposte esagerate e riportandosi  in uno stato di riposo.

La presenza di sostanze banali e innocue presenti nell’ambiente (es. pollini di graminacee, acari della polvere, proteine alimentari ecc..). induce nei pazienti allergici (probabilmente a causa di una predisposizione genetica) una produzione esagerata ed incontrollata di anticorpi del tipo IgE e l’attivazione ed il richiamo di molte cellule “difensive”. Come esito si ha la presenza del prurito ed un danno a carico dei tessuti interessati. Il sistema immunitario essendo dotato di cellule memoria, ad ogni successiva esposizione del malato alle sostanze ambientali chiamate in causa, indurrà una recrudescenza della malattia.

Tutti i soggetti con prurito sono allergici ?

No assolutamente. Il prurito  rappresenta solo un segno clinico e come tale può essere causato da svariate malattie.

Ci sono malattie parassitarie della cute come la scabbia, la cheiletiellosi, la pediculosi, la demodicosi, che possono essere accompagnate da un forte prurito. Anche alcune malattie sostenute da virus, batteri o da lieviti ed alcuni tumori possono essere causa di  prurito:

Malattie causa del  Prurito  in Cani e  Gatti

Frequenti

1-Parassitosi

            2- Malattie Allergiche

Meno frequenti

  1. M . Infettive

-         Batteriche (piodermiti)

-         Fungine ( dermatofitosi o “tigna”, D. da Malassezia)

-         Virali (Aujesky, Pox-virus, herpes virus)

  2. Neoplasie

-         Linfoma T –Epiteliotropo o micosi fungoide

-         Mastocitoma

  3. Altre cause

-         Disturbi del processo di cheratinizazione

-         Malattie autoimmuni e/o immunomediate

 Quali sono le manifestazioni cliniche del prurito nei cani e nei gatti?

 Manifestazioni  Cliniche  del  Prurito  nel  Cane

 1.  Grattamento: solitamente localizzato all’addome, fianchi, ascelle, collo e padiglioni auricolari. Caratterizzato dalla presenza di arrossamento, escoriazioni, ispessimento cutaneo.

2. Leccamento: localizzato a piedi, addome, inguine e aree attorno ai genitali e ano. Si evidenzia per la presenza di arrossamento cutaneo, rarefazione o assenza del mantello (alopecia), peli color ruggine, granulomi agli arti e di piodermite essudativa acuta.

3.  Strofinamento: talvolta delle labbra, solitamente delle aree dorsali o laterali del corpo contro il pavimento,  muri od oggetti fissi. Si nota la presenza di  arrossamenti e rarefazione del mantello o peli spezzati.

4. Mordicchiamento: localizzato agli arti, coda e aree dorso lombari con presenza di peli spezzati, arrossamento e rarefazione del mantello.

5. Scuotimento della testa:  per la presenza di otite bilaterale con orecchie arrossate, padiglioni ispessiti, untuosi e nerastri;  presenza di cerume scuro, essudato auricolare maleodorante o di otoematoma.

 Manifestazioni Cliniche  del  Prurito  nel  Gatto

1-   grattamento facciale:  a indurre la formazione di lesioni ulcerative emorragiche e crostose.

2-   leccamento: a dare estese aree senza pelo (ai fianchi, al dorso, all’addome),  lesioni a placca ventrali, aree lineari senza pelo con lesioni nodulari arrossate disposte lungo il margine esterno delle cosce e disturbi gastrointestinali (vomito di  peli e stitichezza).

3-   mordicchiamento: presenza di ciuffi di pelo nell’ambiente.

4-   scuotimento della testa: presenza otite bilaterale con orecchie arrossate e                     presenza di cerume scuro, di otoematoma.

 Che incidenza hanno le malattie allergiche nel cane?

La dermatite allergica causata dalla puntura di pulce (DAP), essendo riscontrabile a qualsiasi età, rappresenta senza dubbio la malattia allergica più frequente in cani e gatti.

Rappresenta inoltre la principale causa del prurito e di lesioni dermatologiche in queste specie animali.

La dermatite atopica rappresenta la seconda malattia allergica più vista e ha una incidenza pari al 10-15 % della popolazione canina. Si deve ricordare che questa malattia predilige alcune razze (dalmata, setter, i terrier in generale, i boxer, il pastore tedesco, lo sharpei, gli shih-tzu, il carlino ecc..) nelle quali l’incidenza risulta essere  più elevata.

Si  rammenti inoltre che circa il 75% dei cani con dermatite atopica sono contemporaneamente colpiti anche dalla DAP.

L’allergia alimentare interessa solo l’1-11% di tutte le malattie dermatologiche del cane e si sospetta essere più frequente nella specie felina, inoltre, spesso si trova in associazione alla dermatite atopica.

La dermatite allergica da contatto è decisamente rara nel gatto ed interessa non più del 1-5% di tutte le malattie dermatologiche del cane.

 Cos’è la Dermatite Allergica alla Puntura di Pulci ( o DAP)?

È una malattia causata dalla sensibilizzazione del paziente alla saliva delle pulci. È presente principalmente in pazienti che solo sporadicamente sono infestati dalle pulci come ad esempio gli animali che vivono in grossi centri urbani. I pazienti che, sin da cuccioli, sono costantemente a contatto con pulci in genere non sviluppano l’allergia.

Da sottolineare come spesso sia difficile il ritrovamento di pulci in soggetti con la DAP; questo grazie al fatto che sia i cani che i gatti colpiti  dalla malattia passano il loro tempo a “cacciare” ed eliminare le pulci dal proprio corpo tramite il grattamento, mordicchiamento e leccamento. In questa operazione può capitare che le pulci siano deglutite dai pazienti favorendo così l’insorgenza della tenia (parassitosi intestinale sostenuta da piccoli vermi biancastri e piatti simili a grani di riso il cui ospite intermedio è appunto la pulce).

Le manifestazioni cliniche nel cane sono date da lesioni pruriginose dorsali con rarefazione del mantello e presenza di arrossamenti. Talvolta sono presenti lesioni analoghe attorno al collo oppure lesioni rotondeggianti essudative a insorgenza rapida (dermatiti essudative acute = piodermiti di superficie o Hot-Spot) localizzate agli arti (cosce) tronco o collo che allarmano molto i proprietari.

Nei gatti le manifestazioni cliniche possono variare dalla presenza di vaste aree senza pelo (asportato dal leccamento) ai fianchi e addome, dalla presenza di piccole croste disseminate lungo il tronco, addome, collo e testa ( definita dermatite miliare) oppure dalla presenza di placche arrossate nelle aree ventrali dell’addome.

   Cos’è l’atopia?

È una malattia geneticamente trasmissibile, a predisposizione razziale/familiare, capace d’indurre reazioni allergiche contro sostanze banali presenti nell’ambiente (es. pollini, acari della polvere, muffe, ecc.). Da sottolineare che non tutti i soggetti atopici sviluppano una dermatite atopica (è necessaria prima la sensibilizzazione agli allergeni) così ad esempio un cane atopico che vive in montagna sopra i 2000 metri , in assenza di acari e di pollini di graminacee, starà bene sino a quando andrà a vivere a valle dove, nell’arco di svariati mesi, entrando a contatto con gli allergeni presenti nell’ambiente si sensibilizzerà e manifesterà la dermatite atopica. Se venisse riportato in alta montagna, lontano dagli allergeni imputati, smetterebbe di grattarsi e di manifestare la malattia.

  Cos’è la Dermatite atopica ?

È una malattia cutanea caratterizzata dalla presenza di prurito stagionale (recidivante) o annuale (cronico), spesso accompagnata da infezioni secondarie opportuniste (piodermiti e dermatiti da malassezia).  Nel cane e nel gatto rappresenta la manifestazione clinica più importante dell’atopia. Nell’uomo invece l’atopia colpisce prevalentemente l’apparato respiratorio (es. raffreddore da fieno, asma bronchiale).

Le manifestazioni cliniche nel cane sono varie, in genere si hanno lesioni pruriginose facciali con arrossamenti attorno alle labbra, attorno agli occhi e otiti bilaterali, accompagnate a lesioni ventrali all’addome, inguine e arrossamenti interdigitali ed agli arti. Talvolta sono evidenti arrossamenti ed escoriazioni ai fianchi e alle ascelle oppure la presenza di congiuntivite bilaterale. Da rammentare che il 75% dei cani con dermatite atopica sono contemporaneamente allergici anche al morso di pulce (DAP) e che circa il 68% dei cani con dermatite atopica soffrono di infezioni batteriche cutanee (piodermiti) ricorrenti, e circa 80% di otiti mono o bilaterali ricorrenti.

Nel gatto le manifestazioni della dermatite atopica comprendono la presenza di vaste aree (ai fianchi al dorso o all’addome) prive di pelo (a causa del continuo leccamento), la presenza, per il  prurito incoercibile, di gravi lesioni emorragiche facciali auto indotte oppure di lesioni crostose o di placche arrossate pruriginose disseminate lungo il corpo.

   Cosa sono l’Allergia e l’Intolleranza Alimentare ?

L’allergia alimentare è una malattia indotta dalla sensibilizzazione del paziente a sostanze presenti negli alimenti. Possono essere chiamate in causa le proteine di origine animale (ad esempio la carne di manzo, di pollo, di tacchino, il pesce, il latte ed i latticini, le uova, ecc..), le proteine di origine vegetale (legumi, soia, riso, frumento, ecc..). L’intolleranza alimentare invece non è una malattia allergica ma bensì infiammatoria ed è scatenata dalla presenza nella dieta di sostanze come gli aditivi, (ad esempio i coloranti, gli aromatizzanti, gli antiossidanti, i conservanti, ecc..) o di sostanze simili all’istamina (come le tirosamine presenti nei formaggi stagionati). Purtroppo le manifestazioni cliniche delle due malattie sono identiche e il loro esordio è di solito piuttosto precoce (sotto l’anno di età).

In altre parole qualsiasi sostanza assunta con la dieta può scatenare il prurito. Le manifestazioni cliniche sono sovrapponibili a quanto descritto per la dermatite atopica ma, in alcuni cani si possono riscontrare solo otiti bilaterali, in altri arrossamenti pruriginosi attorno all’ano o attorno all’ombelico, in altri ancora prurito e forfora diffusa oppure manifestazioni gastrointestinali con diaree frequenti.

Nei gatti solitamente si ha prurito incoercibile localizzato alla faccia ed  al collo oppure leccamento con asportazione dei peli e diradamento del mantello, in alcuni è presente prurito e forfora diffusa.

 

 Le malattie allergiche sono facilmente identificabili ?

 No. Questo perché ci sono altre malattie (ad esempio la scabbia) capaci di “mimare” il quadro clinico delle malattie allergiche, perché le stesse malattie allergiche possono presentare quadro clinico identico (non distinguibili tra loro), perché spesso il paziente è afflitto contemporaneamente da più di una malattia allergica (per esempio D. Atopica e DAP e/o allergia alimentare) ed infine perché regolarmente i soggetti allergici sono colpiti da malattie infettive opportuniste secondarie (piodermite e dermatite da malassezia) favorite dalle alterazioni dell’eco sistema di superficie cutaneo (aumento del pH, umidità, temperatura e detriti seborroici che permettono la moltiplicazione incontrollata di batteri e lieviti presenti fisiologicamente in numero esiguo sulla superficie esterna della cute).

 Come si arriva alla diagnosi delle malattie allergiche?

Seguendo un iter diagnostico che preveda l’eliminazione delle possibili cause del prurito (parassitarie e non) e l’identificazione ed eliminazione delle malattie opportuniste secondarie. Quando queste sono state  eliminate possiamo emettere una diagnosi clinica di malattia allergica in atto ma non sappiamo ancora di quale (i)  malattia(e) si tratta.

Solo tramite diete a eliminazione, esami allergologici e trial terapeutici adeguati si arriva alla diagnosi definitiva. In genere sono necessari più mesi prima di terminare l’iter diagnostico delle malattie allergiche.

 Gli esami allergologici sono affidabili?

Lo sono solo se eseguiti dopo un corretto iter diagnostico: se eseguiti in soggetti con parassiti e/o malattie infiammatorie possono esitare in falsi positivi. La diagnosi della Dermatite atopica si basa sulla presenza di criteri clinici ben definiti e una risposta positiva ai tet allergologici viene considerata solo come un criterio diagnostico “minore”.

 Come si curano le malattie allergiche?

Le malattie allergiche non possono guarire (sono determinate geneticamente dalla presenza permanente di una anomalia del sistema immunitario). È  possibile però gestirle al meglio, ad esempio eliminando quando possibile il contatto con l’allergene causa del prurito (soprattutto nell’allergia alimentare tramite diete restrittive e, nella DAP tramite l’eliminazione  delle pulci dal paziente e dall’ambiente in cui esso vive). I soggetti allergici agli acari della polvere, trovano giovamento nel vivere all’aperto o comunque al di fuori delle camere da letto (nei materassi sono presenti enormi quantità di acari).

La gestione della dermatite atopica si basa sull’uso di vaccini desensibilizzanti, terapie sintomatiche (antistaminici, cortisonici, ciclosporina A,  acidi grassi essenziali, shampoo antisettici ed emolienti, ec..) ed ogni paziente richiede una terapia individuale, modulata di volta in volta, secondo necessità.

Altro punto fondamentale nella gestione delle malattie allergiche è la prevenzione delle ectoparassitosi tramite l’uso continuato di prodotti antiparassitari repellenti e la prevenzione delle infezioni opportuniste secondarie, tramite l’uso frequente di bagni medicati e quando necessari di antibiotici ed antifungini.

 La cute del cane

La cute del cane è come quella dell’uomo costituita dall’epidermide e dal derma, a sua volta connesso con il tessuto sottocutaneo. Il derma è costituito dalla “sostanza fondamentale” percorsa da fibre collagene ed elastiche e sono presenti, inoltre, i vasi sanguigni e le fibre nervose. L’epidermide è la parte più esterna della cute ed è formata dalle cellule epiteliali disposte su diversi strati. Lo strato corneo manca, esso è presente solo nei cuscinetti plantari e sul tartufo. L’epidermide del cane o del gatto risulta quindi più sottile e delicata di quella dell’uomo. 
I peli che costituiscono il mantello fanno parte degli annessi cutanei. Ogni pelo possiede il suo follicolo sul fondo del quale c’è la gemma germinale. Si riconoscono peli primari più grossi e rigidi e peli secondari (sottopelo) più sottili e delicati. Inoltre i peli del cane sono diversi da quelli del gatto per cui è importante utilizzare prodotti e strumenti specifici per la tolettatura del cane e del gatto. 
La lunghezza del pelo è ben definita, infatti, il pelo arriva ad una determinata lunghezza, quindi si stacca dalla gemma e sale lungo il follicolo, intanto la gemma dà origine ad un nuovo pelo che crescendo butta fuori il vecchio. Questo processo avviene per tutto l’anno ma è più evidente nel periodo della muta. La perdita eccessiva di pelo al di fuori del periodo della muta ci può far sospettare una dermatite, una parassitosi, una micosi cutanea o una carenza alimentare. 
La cute e il mantello rivestono un ruolo molto importante nel mantenimento della salute del cane e del gatto, infatti queste strutture sono coinvolte in processi importanti come la
termoregolazione, la secrezione, l’assorbimento ecc. Diventa quindi importante curare il mantello e la cute cosi da mantenerlo nelle migliori condizioni sia dal punto di vista estetico che sanitario. 

  La spazzolatura
Sia
il cane a pelo lungo che quello a pelo corto vanno spazzolati almeno una volta al giorno preferibilmente dopo la passeggiata per rimuovere residui di erbe, terriccio e sporcizia di varia natura utilizzando spazzole a setole naturali. Utilizzare pettini a denti stretti se l’animale è a pelo corto e a denti più radi se il pelo è lungo. Ponete l’animale all’aperto o su un foglio di giornale e cominciate a spazzolarlo contropelo quindi pettinatelo nel senso del pelo e infine tornate a spazzolarlo in direzione del pelo. Questa operazione và fatta con calma, in ambiente rilassato, possibilmente alla stessa ora e dalla stessa persona. E’ importante osservare attentamente la cute dell’animale per poter individuare la eventuale presenza di parassiti (zecche, pulci, pidocchi), alopecie, ferite e arrossamenti.

  Il bagno

La frequenza con cui un cane deve essere lavato dipende dall’attività dell’animale e dalla natura del pelo potendo variare da una volta ogni due settimane a una volta ogni due/tre mesi. Le razze a mantello setoso (Yorkshire e simili) hanno maggiore necessità del bagno seguite dalle razze a mantello lungo e morbido (Setter, Labrador Retriever), mentre quelle a pelo duro e a pelo raso possono sopportare intervalli più lunghi. Quando si effettuano dei bagni frequenti è necessario ricorrere a uno shampoo delicato non eccessivamente sgrassante e successivamente utilizzare del balsamo o dell’olio di visone una volta asciugato. I bagni troppo frequenti rimuovono eccessive quantità di sebo il quale in condizioni normali svolge una valida azione protettiva. Gli shampoo vengono anche impiegati come prodotto antiparassitario e medicato in molte malattie cutanee del cane associato alla terapia specifica, mentre nel gatto il loro impiego è limitato da alcune difficoltà di ordine pratico. Dopo il bagno si procede a una prima asciugatura con un telo senza strofinare per evitare arricciature di peli e procedendo con un movimento dall’alto verso il basso onde favorire lo sgocciolamento. L’asciugatura viene completata con un normale phon da capelli, anche se esistono in commercio phon professionali adatti agli animali, seguita da un’accurata spazzolatura.  

CATTIVO ODORE DEL CANE???

  

OTTOBRE 2008

Più sono grandi, più fanno disastri? Non sempre è così. In Gran Bretagna una compagnia di assicurazioni ha chiesto a 3.000 proprietari di cani di elencare i danni provocati dai loro animali. Fra tappeti sdruciti, divani rovinati, oggetti distrutti, ne è uscita una classifica per certi versi sorprendente. Eccovi allora la top ten delle razze più dannose per gli appartamenti.

  1. ALANO E' l'alano il cane più dannoso in casa. Secondo i proprietari di cani interpellati, è in grado di provocare in media, "in carriera", 826 euro di danni. Del resto, con quella stazza…
  2. CHIHUAHUA Piccolo, ma terribile: è il chihuahua la prima vera sorpresa della top ten. Agitatissimo, sempre in movimento, questo cane è capace di causare al vostro appartamento ben 785 euro di danni. "Ma dipende molto da come lo educano i padroni", dicono gli allevatori di questa razza.

3) MASTINO Terzo tra i "distruttori" di appartamenti si piazza il mastino. Non sempre, infatti, se ne sta buono e sdraiato come Boo. La ricerca degli assicuratori britannici parla di danni per 722 euro nel corso di una vita di… disastri.

4) BASSET HOUND Questo cane dall'espressione simpatica si conquista il quarto posto tra i "devastatori" di case. Attenzione: averlo nel vostro appartamento può costarvi qualcosa come 696 euro in riparazioni varie.

5) LEVRIERO E' abituato a correre sulle piste, nei prati, negli ampi spazi. Voi lo rinchiudete in un appartamento? Beh, ritenetevi fortunati se questa convivenza forzata vi costerà 640 euro di danni...

6) SETTER INGLESE – Evidentemente non tutti i setter inglesi se ne stanno ritti, immobili, tranquilli come questo splendido esemplare. E' questa la razza che occupa il sesto posto nella classifica dei cani "distruttori" di case.

7) BULLDOG – Settimo nella classifica dei cani più dannosi per gli appartamenti, il bulldog. La classifica britannica piazza anche lui tra le dieci razze scatenate in casa.

8) BASSOTTO Un altro "piccolo e terribile": è il bassotto. A questa razza va l'ottavo posto nella classifica dei cani più "distrastrosi" in casa. 

9) BOXER Un po' più prevedibile questo "distruttore"… Pensateci prima di portarvi in casa un boxer: è nono nella classifica dei più dannosi, secondo la ricerca inglese. 

10) BEAGLE La classifica si chiude con un'altra "piccola peste": il beagle, difficile da tenere a bada in un appartamento. Decimo posto per lui. 

       

STERILIZZARE  I  NOSTRI  AMICI  A  4  ZAMPE ! ! ! !

Di seguito seguiranno delle notizie utili ai proprietari degli amici a 4 zampe, con un argomento che tratta la sterilizzazione dei nostri amici, redatto dalla dott.ssa  Dorothea Friz, che svolge il Suo lavoro, da diversi anni, a Castel Volturno(CE).

 

Non dimenticare mai !!!! Quando lo porti a passeggio di avere sempre con te la paletta per raccogliere le sue feci !!!!! Si contribuisce a tener pulita la strada dove cammini !!!!

Inoltre,troverai anche qualche utile notizia legale sul cane!!!!!  

 

Il Microchip

Il microchip ISO, detto anche trasponder, è costituito da una capsula iniettabile di vetro biocompatibile. Essa contiene un chip su cui è impresso un codice a 15 cifre.
Il microchip non attivato è completamente inerte e non emette alcun tipo di onda.
La superficie esterna della capsula è trattata con microsolchi per facilitare l'ancoraggio nei tessuti sottocutanei ed impedirne la migrazione.
Il microchip ha una dimensione esterna di circa mm 11 di lunghezza e di mm 2 di diametro, ed è contenuto in un ago monouso, che può essere applicato su una particolare siringa o altro iniettore che, per ottemperare alle basilari norme di igiene, è sterile e monouso.
Il microchip impiantato accompagnerà il cane per tutta la vita.


L'ago contenente il microchip
L'ago è incapsulato in un involucro sterile da aprire immediatamente prima dell'uso .
La confezione riporta una data di scadenza che si riferisce alla sterilità dell'involucro.
Per accertarne il funzionamento è consigliabile un periodico controllo tramite un lettore.

Se l'animale identificato con microchip viene smarrito o rubato, può essere rintracciato facilmente grazie alle banche dati nelle quali lo stesso animale è registrato.
Il sistema di identificazione elettronica è un deterrente per chi intende liberarsi del proprio animale.


Identificazione del cane
La vecchia metodologia d'identificazione del cane si avvaleva del "tatuaggio" che comportava molti disagi:
a) necessità di una sedazione od anestesia;
b) difficoltà di lettura dei dati tatuati;
c) scolorimento dell'Inchiostro;
d) enorme diversificazione di sigle tatuate.
Per ovviare alle suddette problematiche, gli enti competenti hanno trovato risposte positive dell'utilizzo del trasponder (microchip)
Il codice del microchip
Le prime tre cifre del codice identificano la ditta produttrice, seguono delle cifre "random" (sequenza casuale) a completamento del codice.
Sede del microchip
In Europa il microchip viene impiantato nel sottocute della porzione media sinistra del collo.


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L'ORGOGLIO DELLA CINOFILIA ITALIANA
IL CANE "CORSO"
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ALANO CUCCIOLO
 

 Il sottosegretario Martini: inutile criminalizzare solo alcune razze. Plauso della Lav 

Cani pericolosi, sparisce la «Black list»
Responsabilità penale per i proprietari

Le nuove norme entreranno in vigore all'inizio di aprile. Previsto anche l'obbligo di raccolta delle deiezioni

03 marzo 2009

Un mastino napoletano (Ansa)

Un mastino napoletano (Ansa)

ROMA - Scompare la black list, ovvero la lista nera delle razze pericolose. Arriva la responsabilità penale e civile dei proprietari e di chi detiene un cane anche momentaneamente. Vengono vietati l'addestramento all'aggressività, selezioni o incroci pericolosi, il doping e gli interventi chirurgici destinati a modificare la morfologia di un cane o non finalizzati a scopi curativi. Sono queste alcune delle norme contenute nella nuova ordinanza sulla detenzione dei cani presentata dal sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, che dovrebbe entrare in vigore entro 30-40 giorni. La tempistica è stata precisata dalla stessa esponente del governo che ha spiegato che l'iter per la pubblicazione del testo sulla Gazzatta Ufficiale è già partito e che il provvedimento entrerà in vigore il giorno stesso della pubblicazione. Presumibilmente, appunto, l'inizio di aprile.

IL RUOLO DEI VETERINARI - Tra le altre cose, l'ordinanza obbliga anche chiunque conduca il cane in ambito urbano a raccoglierne le feci e avere con sè strumenti idonei alla raccolta. Viene poi messo in primo piano il ruolo dei veterinari cui spetterà il compito di organizzare un registro per i cani a rischio potenziale elevato. Per questi cani diventano obbligatori sia il guinzaglio sia la museruola. Guinzaglio che sarà obligatorio sempre, per tutte le razze, quando ci si trovi in aree pubbliche e che dovrà avere un'estensione massima di un metro e mezzo, onde consentire al proprietario di controllare da vicino il proprio quattrozampe. I cani potranno circolare senza guenzaglio solo in alcune aree delimitate e individuate dai comuni. Tuttavia i proprietari dovranno sempre avere appresso la museruola, rigida o morbida, da applicare in caso di potenziale pericolo.

IL RAPPORTO UOMO-ANIMALE - «Mettiamo al centro del provvedimento il rapporto uomo-animale e la responsabilità che deve avere ogni proprietario di cani - commenta la stessa Francesca Martini -. La precedente ordinanza prevedeva una inutile black list che catalogava anche razze di cani semi sconosciute senza tra l'altro avere alcun fondamento scientifico e senza prevedere alcun provvedimento di prevenzione o di formazione dei proprietari».

IL PLAUSO DEGLI ANIMALISTI - Positive anche le prime reazioni del mondo ambientalista e animalista: «Accogliamo con estremo favore l’abolizione della cosiddetta "lista nera" - annuncia Ilaria Innocenti, responsabile del settore Cani e Gatti della Lega Antivivisezione - poiché non si è dimostrata di alcuna utilità ai fini della prevenzione e ha criminalizzato ingiustamente molti animali. Non esistono infatti razze pericolose, ma solo razze e singoli cani che presuppongono una maggiore conoscenza cinofila. Per prevenire i fenomeni di aggressività anche all’interno delle mura domestiche, ovvero la stragrande maggioranza, è necessaria infatti la piena responsabilizzazione dei conduttori e la loro formazione affinché sappiano educare il cane e riconoscerne i segnali per poter intervenire, con l’aiuto di esperti, in maniera appropriata e tempestiva per aiutarlo a ripristinare l’equilibrio relazionale». Per Carla Rocchi, presidente dell'Enpa, si tratta invece di un'ordinanza che introduce un «sano federalismo canino», soprattutto per la parte in cui si demanda al sindaco il controllo del registro dei cani pericolosi, superando così le black list sulle razze a rischio introdotte dal ministro Sirchia, prima, ed aggiornate dal ministro Livia Turco. «Le precedenti black list - ha spiegato la Rocchi - non sono state altro che una promozione per l'uso dei cani a fini di aggressione ed autodifesa. Ora serve però un ulteriore lavoro per superare la definizione di cani pericolosi: bisogna contestualizzare l'animale. Infatti, un cane maremmano o un cane da pastore svolgono il loro lavoro se messi a guardia dei greggi o se tenuti in campagna. Un maremmano ai Parioli diventa un'altra cosa e può essere pericoloso». Parla invece di «un primo importante passo in avanti verso un nuovo approccio in materia di detenzione responsabile dei cani» Lorenzo Croce, presidente dell'Aidaa, secondo cui «questa ordinanza credo debba essere il primo passo verso una legge che regoli tutta la questione dei diritti degli animali e della gestione dei cani».



Il testo completo dell'ordinanza

Ordinanza contingibile ed urgente concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani

IL MINISTRO DEL LAVORO, DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI

Visto il Regolamento di polizia veterinaria approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320;
Visto l'articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833;
Visto l’articolo 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.112;
Visto l'articolo 10 della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, approvata a Strasburgo il 13 novembre 1987, firmata anche dall'Italia;
Vista la legge 14 agosto 1991, n. 281, concernente “ Legge quadro in materia di animali d'affezione e prevenzione del randagismo”,
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 febbraio 2003, concernente “Recepimento dell’accordo tra il Ministro della salute, le regioni e le province autonome di Trento e del 6 febbraio 2003, recante disposizioni in materia di benessere degli animali da compagnia e pet-therapy “, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 52 del 4 marzo 2003;
Visti gli articoli 650 e 727 del codice penale;
Vista l’Ordinanza del Ministro della Salute del 14 gennaio 2008, concernente “Tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 23 del 28 gennaio 2008;
Ritenuto di dover sostituire detta Ordinanza eliminando l’allegato A in quanto non solo non ha ridotto gli episodi di aggressione ma, come confermato dalla letteratura scientifica di Medicina Veterinaria, non è possibile stabilire il rischio di una maggiore aggressività di un cane sulla base dell’appartenenza ad una razza o ai suoi incroci;
Ritenuta la necessità e l'urgenza di mantenere, in attesa dell’emanazione di una disciplina normativa organica in materia, disposizioni cautelari a tutela dell’ incolumità pubblica;
Vista la sentenza della III sezione penale della Corte di Cassazione n. 15061 del 13 aprile 2007, con la quale la Suprema Corte ha ritenuto che l’uso del collare di tipo elettrico, quale “ congegno che causa al cane una inutile e sadica sofferenza”, rientra nella previsione di cui all’ articolo 727 del codice penale che vieta il maltrattamento degli animali ora art. 544 ter;
Visto il decreto ministeriale 23 maggio 2008 recante “ Delega delle attribuzioni del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, per taluni atti di competenza dell’Amministrazione al Sottosegretario di Stato On.le Francesca Martini”, registrato alla Corte dei Conti il 10 giugno 2008, registro n. 4, foglio n.27.


Ordina:

Art. 1.

1 Il proprietario di un cane è sempre responsabile del benessere, del controllo e della conduzione dell’animale e risponde, sia civilmente che penalmente, dei danni o lesioni a persone, animali e cose provocati dall’animale stesso.

2. Chiunque, a qualsiasi titolo, accetti di detenere un cane non di sua proprietà ne assume la responsabilità per il relativo periodo.

3. Ai fini della prevenzione dei danni o lesioni a persone, animali o cose il proprietario e il detentore di un cane devono adottare le seguenti misure:

a.
utilizzare sempre il guinzaglio ad una misura non superiore a mt. 1,50 durante la conduzione dell’animale nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico, fatte salve le aree per cani individuate dai comuni;

b. portare con sé una museruola, rigida o morbida, da applicare al cane in caso di rischio per l’incolumità di persone o animali o su richiesta delle Autorità competenti;

c. affidare il cane a persone in grado di gestirlo correttamente;

d. acquisire un cane assumendo informazioni sulle sue caratteristiche fisiche ed etologiche nonché sulle norme in vigore;

e. assicurare che il cane abbia un comportamento adeguato alle specifiche esigenze di convivenza con persone e animali rispetto al contesto in cui vive.

4. Vengono istituiti percorsi formativi per i proprietari di cani con rilascio di specifica attestazione denominata patentino. Detti percorsi sono organizzati da parte dei Comuni congiuntamente con le Aziende Sanitarie Locali, in collaborazione con gli Ordini professionali dei Medici Veterinari, le Facoltà di Medicina Veterinaria, le Associazioni Veterinarie e le Associazioni di protezione degli animali.

5. Detti percorsi formativi sono da considerarsi obbligatori per i proprietari di cani impegnativi. I Comuni in collaborazione con i Servizi Veterinari, sulla base dell’Anagrafe canina regionale, decidono nell’ambito del loro compito di tutela dell’incolumità pubblica quali proprietari di cani chiamare ad assolvere a tale obbligo.

6. Le spese riguardanti i percorsi formativi sono a carico del proprietario del cane.

7. Il Medico Veterinario libero professionista informa i proprietari di cani in merito alla disponibilità dei percorsi formativi e, nell’interesse della salute pubblica, segnala ai Servizi Veterinari la presenza di cani impegnativi tra i suoi assistiti.

8. Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali con proprio decreto, emanato entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente ordinanza, stabilisce i criteri e le linee guida per la programmazione dei corsi di cui al comma 4.

Art. 2.

1. Sono vietati:

a) l'addestramento di cani che ne esalti l’aggressività;

b) qualsiasi operazione di selezione o di incrocio di cani con lo scopo di svilupparne l'aggressività;
c) la sottoposizione di cani a doping, così come definito all'articolo 1, commi 2 e 3, della legge 14 dicembre 2000, n. 376;

d) gli interventi chirurgici destinati a modificare la morfologia di un cane o non finalizzati a scopi curativi, con particolare riferimento a:

1) recisione delle corde vocali;

2) taglio delle orecchie;

3) taglio della coda, fatta eccezione per i cani appartenenti alle razze canine riconosciute alla F.C.I. con caudotomia prevista dallo standard, sino all’emanazione di una legge di divieto generale specifica in materia. Il taglio della coda, ove consentito, deve essere eseguito e certificato da un medico veterinario, entro la prima settimana di vita dell’animale;

e) la vendita e la commercializzazione di cani sottoposti agli interventi chirurgici di cui alla lettera d).

2. Gli interventi chirurgici su corde vocali, orecchie e coda sono consentiti esclusivamente con finalità curative e con modalità conservative certificate da un medico veterinario. Il certificato veterinario segue l’animale e deve essere presentato ogniqualvolta richiesto dalle autorità competenti.

3. Gli interventi chirurgici effettuati in violazione al presente articolo sono da considerarsi maltrattamento animale ai sensi dell’articolo 544 ter del codice penale.

4. E’ fatto obbligo a chiunque conduca il cane in ambito urbano raccoglierne le feci e avere con sé strumenti idonei alla raccolta delle stesse.

Art. 3

1. Fatto salvo quanto stabilito dagli articoli 86 e 87 del decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954 n. 320 "Regolamento di Polizia Veterinaria", a seguito di morsicatura od aggressione i Servizi Veterinari sono tenuti ad attivare un percorso mirato all’accertamento delle condizioni psicofisiche dell’animale e della corretta gestione da parte del proprietario.

2. I Servizi Veterinari, nel caso di rilevazione di rischio potenziale elevato, in base alla gravità delle eventuali lesioni provocate a persone, animali o cose, stabiliscono le misure di prevenzione e la necessità di un intervento terapeutico comportamentale da parte di medici veterinari esperti in comportamento animale.

3. I Servizi Veterinari devono tenere un registro aggiornato dei cani identificati ai sensi del comma 2.

4. I proprietari dei cani inseriti nel registro di cui al comma 3 provvedono a stipulare una polizza di assicurazione di responsabilità civile per danni contro terzi causati dal proprio cane e devono applicare sempre sia il guinzaglio che la museruola al cane quando si trova in aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico.

Art. 4

1. E' vietato possedere o detenere cani registrati ai sensi dell’articolo 3, comma 3:
a) ai delinquenti abituali o per tendenza;

b) a chi e' sottoposto a misure di prevenzione personale o a misura di sicurezza personale;
c) a chiunque abbia riportato condanna, anche non definitiva, per delitto non colposo contro la persona o contro il patrimonio, punibile con la reclusione superiore a due anni;
d) a chiunque abbia riportato condanna, anche non definitiva o decreto penale di condanna, per i reati di cui agli articoli 727, 544-ter, 544-quater, 544-quinques del codice penale e, per quelli previsti dall'art. 2 della legge 20 luglio 2004, n. 189;
e) ai minori di 18 anni, agli interdetti ed agli inabili per infermità di mente.

Art. 5

1. La presente ordinanza non si applica ai cani in dotazione alle Forze Armate, di Polizia, di Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco.

2. Le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 3, lettere a) b) e all’articolo 2, comma 4 non si applicano ai cani addestrati a sostegno delle persone diversamente abili.

3. Le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 3, lettere a) e b) non si applicano ai cani a guardia e a conduzione delle greggi e ad altre tipologie di cani comunque individuate con proprio atto dalle Regioni e dai Comuni.

Art. 6

1. Le violazioni delle disposizioni della presente ordinanza sono sanzionate dalle competenti Autorità secondo le disposizioni in vigore.

Art. 7

1. La presente ordinanza, inviata alla Corte dei conti per la registrazione, entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana ed ha efficacia per 24 mesi a decorrere dalla predetta pubblicazione.

p. IL MINISTRO

IL SOTTOSEGRETARIO DI STATO

Francesca Martini

 

 

 

Animali Pronta l'ordinanza della Martini

Stop alle distinzioni tra razze di cani Guinzaglio per tutti

Museruola nelle situazioni a rischio

Marzo 2009

ROMA — E' una vera e propria rivoluzione canina, basata su una nuova filosofia, quella che scatterà a giorni con l'ordinanza firmata da Francesca Martini, sottosegretario al Welfare. Cade la distinzione per razze. Tutti i cani, dal bassotto al pitbull, all'alano, devono essere tenuti al guinzaglio «di lunghezza non superiore al metro e 50». Dunque non i modelli estendibili, che permettono di scorrazzare anche a 4 metri di distanza da chi li impugna. L'obbligo vige «nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico salvo le zone individuate dai Comuni». La museruola invece andrà indossata solo nelle situazioni a rischio. I proprietari dovranno comunque portarla con sé, del tipo morbido o rigido, per utilizzarla all'occorrenza. L'ordinanza è pronta, titolo «Tutela dell'incolumità pubblica dall'aggressività dei cani».

Un lavoro durato mesi, risultato di un confronto fra le categorie, veterinari, Regioni, associazioni, tecnici. Principio fondamentale: i cani sono tutti uguali. Non esistono i cattivi per nascita. Si legge nelle premesse: «Non è possibile stabilire a priori il rischio di maggiore aggressività solo sulla base di appartenenza a una determinata razza o ai suoi incroci». Al contrario, ad essere pericolosi sono i padroni, se incapaci di gestirli come dovrebbero, soprattutto quando decidono di mettersi al fianco quadrupedi più dotati dal punto di vista della statura e della struttura muscolare.

Spariscono le liste nere previste nella precedente disciplina emanata dall'ex ministro alla Salute, Livia Turco, e prima ancora da Girolamo Sirchia, dove erano elencate le razze ritenute mordaci e dunque soggette a maggiori restrizioni. Non hanno funzionato come dimostra il fatto che «episodi di aggressione alle persone persistono». «Il proprietario è responsabile del benessere e del controllo dell'animale — dice Martini, citando il primo articolo —. Risponde dal punto di vista civile e penale dei danni ai cittadini o ad altri animali. La responsabilità ricade anche sulle persone incaricate di tenere il cane in sua assenza». Esempio attinto da un recente episodio di cronaca. Se un giardiniere viene sbranato mentre taglia l'erba di una villa privata non è colpa del rottweiler innervosito ma di chi non l'ha legato. Altri divieti. No a pratiche di addestramento che esaltino l'aggressività (ad esempio il manicotto). No a selezioni e incroci finalizzati a ottenere esemplari d'attacco. Proibiti doping e interventi non motivati da problemi di salute (taglio di orecchio e corde vocali).

Tra le novità, un patentino dove si attesta che il proprietario ha frequentato uno dei corsi di formazione facoltativi organizzati da Comuni e Asl. Se il cane ha precedenti «aggressivi» scatta l'obbligo dell'assicurazione. Scritta nero su bianco la buona regola di munirsi di bustina e paletta per raccogliere le feci depositate sul marciapiede o in mezzo a un'aiuola. Finora era una semplice indicazione dei Comuni. «Aumentano le garanzie di sicurezza per i cittadini — spiega il sottosegretario —. L'opinione secondo cui esistono razze a rischio non ha fondamento scientifico. Dipende da come un cane viene educato e seguito. Il labrador è considerato tra i buoni. Il mio randagio Tommaso la scorsa settimana è stato attaccato proprio da un labrador. E' uscito fuori dalla zuffa con una lesione della cornea. Se il suo aggressore fosse stato trattenuto dal guinzaglio non sarebbe accaduto».