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Cellulari a rischio per i bambini    9-10-2008

L'età a cui iniziano la detenzione e l'utilizzo dei cellulari continua ad abbassarsi allegramente. Ad esempio nell'Italia dei record negativi pare ormai diffusa - a detta di insegnanti - la tipologia «famiglia che prende il pacco alimentare alla Caritas ma i cui figli meno che adolescenti hanno cellulare» (per lo status sociale il pacco dono è meno deleterio del mancato sms). Comunque il boom dei babytelefonini si è da tempo «irradiato» in molti paesi. In Gran Bretagna riguarda nove sedicenni su dieci e il 40 % dei bambini della scuola primaria (le nostre elementari): numeri raddoppiati rispetto al 2000. Eppure sempre nuovi studi sembrano indicare che, se le antenne della radiofonia mobile fanno malissimo alle api e agli abitanti umani delle aree interessate, le radiazioni degli onnipresenti apparecchietti sono un serio pericolo per la salute degli utenti; soprattutto dei minori. Un articolo del quotidiano inglese The Independent riferisce di una nuova ricerca condotta in Svezia. Presentata alla prima conferenza internazionale su cellulari e salute, ha elaborato i dati provenienti da uno studio coordinato dal professor Lennart Hardell, University Hospital di Orebro, secondo il quale «chi inizia a usare un cellulare prima dei 20 anni ha cinque volte più probabilità di sviluppare un glioma, tumore del tessuto nervoso». Fino a quell'età lo sviluppo del cervello e del sistema nervoso non sono ancora conclusi e inoltre le radiazioni entrano più in profondità in teste e crani più piccoli. Per il cordless (telefono senza fili) il rischio è quattro volte più alto rispetto a chi usa un normale telefono con fili. Non solo: i cellularizzati precoci hanno anche molte più probabilità di sviluppare neuromi acustici, tumori benigni ma invalidanti del nervo uditivo, che causano sordità. David Carpenter, della Scuola di salute pubblica dell'Università statale di New York ha precisato durante la conferenza che «i bambini spendono molto tempo con i loro cellulari. Potremmo assistere a una crisi di salute pubblica sotto forma di epidemia di tumori maligni al cervello». E il rischio potrebbe essere anche maggiore di quanto suggerisca la ricerca, perché questa non rivela gli effetti dell'uso dei cellulari prolungato nel tempo. Diversi tumori maligni richiedono tanti anni per svilupparsi; un tempo più lungo di quello passato da quando i cellulari si sono affermati in massa sul mercato. Del resto recentemente il neurochirurgo australiano Khurana, autore di numerose ricerche in materia, ha dichiarato che «nei prossimi 10 anni, a meno di un'inversione di tendenza nell'uso di telefonini e di nuovi apparecchi con meno emissioni, assisteremo a una crescita esponenziale delle forme di cancro al cervello (...) Le ricerche condotte finora hanno preso in considerazione poche persone che avessero alle spalle un uso di cellulari più che decennale». Giorni fa il Parlamento europeo ha chiesto ai ministri europei di varare limiti più severi per l'esposizione alle radiazioni dei telefoni mobili e cordless, dei Wi-fi e di altri apparecchi. Conclusioni? Per lo svedese Hardell, almeno i bambini al di sotto dei 12 anni non dovrebbero proprio usare cellulari. E vale per gli utenti di ogni età (tre miliardi nel mondo) la regola di prevenzione suggerita dal dottor Marinelli, Cnr di Bologna: «Usare il cellulare come radio di emergenza». Aggiungiamo una regola ecologica: non cambiarlo se non alla fine della sua vita, per limitare nel nostro piccolo la produzione di rifiuti elettronici e la devastante estrazione del minerale coltan. Concausa di guerra, in Congo.

[pattomutuosoccorso] VITTORIA PER PIETRAMELINA!

29-09-08

 VITTORIA DI PIETRAMELINA!

OSSIA DEL COMITATO INCENERITORIZERO UMBRIA

CONDANNATA GESENU PER INQUINAMENTO

AL TRIBUNALE PENALE DI PERUGIA

Partecipata conferenza stampa questa mattina (24/09) a Perugia presso la Sala della Partecipazione in Via della Viola, nella quale il Comitato InceneritoriZERO, Italia Nostra e Legambiente, attraverso le parole dei rispettivi avvocati Urbano Barelli e Emma Contarini, hanno esposto le motivazioni della condanna inflitta a GESENU S.p.A. dal Tribunale Penale di Perugia.

Il Direttore della Discarica di Pietramelina Giuliano Cecili e il Direttore Generale della GESENU Giuseppe Sassaroli sono stati condannati dal Giudice Giangamboni a 4 mesi di reclusione, al pagamento di un’ammenda di 3.000 Euro, delle spese processuali per le costituzioni di Parte Civile e a bonificare il sito inquinato.

La sentenza ha inoltre riconosciuto il diritto alla richiesta del risarcimento avanzata dal Comitato InceneritoriZERO, Italia Nostra e Legambiente, che dovrà essere quantificata dal Tribunale Civile in successiva udienza.

Il reato accertato dalla Procura della Repubblica di Perugia è di sversamento di percolato dalla discarica di Pietramelina nelle acque del Torrente Mussino verificatosi il 18 Ottobre 2004.

In tale data le acque del torrente assunsero una colorazione marrone-ruggine inducendo i cittadini a far scattare la denuncia; la centralina di monitoraggio posta al di sotto della discarica di Pietramelina era quel giorno inspiegabilmente inattiva e impossibilitata ad allertare gli organi competenti. I dati della suddetta centralina hanno rilevato nel corso degli anni sversamenti di percolato che si ripetono in maniera sistematica, evidenziando la difficoltà da parte dei gestori della discarica di controllare l’inquinamento ambientale.

La mancata costituzione di Parte Civile da parte del Comune di Perugia a questo processo ci ha sconcertati in quanto il danno ambientale provocato è solo un’inezia rispetto al danno morale subito dai cittadini delle zone limitrofe che si trovano a convivere vicino ad una bomba ecologica di inimmaginabili dimensioni.

Walter Marri

Presidente Comitato InceneritoriZERO

 Giuliano Corbucci

Portavoce Comitato InceneritoriZERO

 

[pattomutuosoccorso] a proposito dell'inchiesta giudiziaria su poltici ed imprenditori

 22-09-2008

COLLINI, POLITICA E TAV

 CORRUZIONE AD ALTA VELOCITA'

(esposta in sei tesi)

1. La recente inchiesta giudiziaria sugli appalti rivela, al di là dello scandalo mediatico, la normalità del rapporto tra affari, corruzione e politica. La spartizione truccata del denaro pubblico è il principale motore dell'industria. Tutti i partiti vi sono coinvolti (in maniera direttamente proporzionale al loro potere e al loro peso nelle istituzioni locali e nazionali). D'altronde, quando il procuratore titolare dell'inchiesta dichiara che si era oltrepassata la soglia del tollerabile non afferma forse, indirettamente, che la corruzione è un elemento costante di questo sistema politico ed economico?

 2. La Collini costruzioni è una delle ditte coinvolte nei lavori preliminari del tunnel di base del Brennero, prima parte del TAV Verona-Monaco. Il sistema dell'Alta Velocità ferroviaria è stato ed è uno dei più giganteschi affari degli ultimi anni. I miliardi in gioco spiegano il silenzio mediatico al riguardo. Nella costruzione di varie tratte dell'Alta Velocità è stata implicata pesantemente la mafia (ultimo episodio ufficiale l'inchiesta contro l'Italcementi).

3. Il rapporto politica-Grandi Opere non determina solo la corruzione negli appalti e la spartizione di denaro pubblico, ma anche la realizzazione di infrastrutture inutili e devastanti a profitto dei grandi costruttori e dei loro amministratori politici. I debiti provocati dal'Alta Velocità ammontano già al peso di qualche decina di manovre finanziarie (si parla di almeno 90 miliardi di euro).

4. La Collini è uno dei fiori all'occhiello della Provincia. In seguito alla campagna di pressione dei NO TAV affinché l'impresa si ritirasse dai lavori per il tunnel del Brennero, il suo direttore è stato intervistato in una rivista patinata della Provincia ("Il Trentino") per spiegarci che i grandi costruttori amano tanto l'ambiente... Inoltre, una fonte importante di finanziamento del TAV Verona-Monaco sono gli accantonamenti dell'A22, società di cui era presidente Silvano Grisenti. Tutto chiaro?

5. I politici trentini parlano tanto in questi giorni di "moralità dei comportamenti" e di "codice etico". La violenza che fanno alle parole riflette la violenza che esercitano sulla natura e sugli uomini. Per noi etica vuol dire libertà, giustizia, vita. Nulla di più lontano da ciò che la loro pratica – legale o illegale che sia – dimostra. L'unico scopo che tenacemente preseguono è trasformare tutto in merce per il loro profitto e quello delle imprese loro amiche (trentine o meno). Così le montagne diventano ostacoli da bucare, l'acqua un bene comune da privatizzare, i servizi sociali territorio da saccheggiare. La turbativa d'asta di cui vengono accusati alcuni amministratori è solo l'ultimo tassello.

6. Le inchieste giudiziarie non risolveranno mai il problema della corruzione. La gogna a cui espongono singoli politici e capitalisti è spesso uno strumento per favorire altri gruppi di potere. Gioire da spettatori per la disgrazia in cui cade il potente di turno non è sinonimo di alcuna virtù. Solo un'opposizione dal basso può, cambiando questa società, sottrarre da sotto i piedi il terreno a tangentisti e lestofanti vari. Non a caso la preoccupazione più grande di Dellai, Divina e soci è che la gente smetta di delegare. Non difendono forse tutti le Grandi Opere (TAV, inceneritore, base militare di Mattarello, impianti di risalita, ecc.)? Non ambiscono tutti a gestire lo stesso sistema?

Che l'assenza di partecipazione, di trasparenza e di regole realmente condivise si possa modificare votando per gli uni o per gli altri – oppure portando la forza dei movimenti all'nterno delle istituzioni – è un'illusione.

Noi abbiamo scelto un'altra strada: discutere paese per paese, in assemblee aperte, di quei progetti che le istituzioni tacciono o mistificano, organizzarci dal basso, impegnarci in prima persona, senza deleghe né sponsor.

11-09-2008

Vi giro questo articolo che ci ?? giunto oggi.
Tenuto conto che la Melinda ha acquistato decine di ettari di terreno a Cesiomaggiore (e non solo l??) per piantare meleti che verranno trattati chimicamente, penso ci sia di che preoccuparsi
C'?? UN ASSALTO ALL'INTERO TERRITORIO PROVINCIALE (CAVE, INDUSTRIE PESANTI, AUTOSTRADE, MELETI INTESIVI)

comitato A. V.

Pesticidi in parchi pubblici e case
Comitato salute: analisi su dodici campioni
Nell??87% dei casi si trovano residui di agrofarmaci

 
CLES - Su 12 campioni raccolti in propriet?? private e pubbliche, fatti analizzare in un laboratorio legalmente riconosciuto, 10 hanno confermato la presenza di residui di pesticidi. In tutte e 10 le localit?? della valle di Non in cui questi campioni sono stati raccolti (in due il campione era doppio) si ?? verificata la presenza di residui. Tra l'altro i campioni sono stati raccolti anche: in un parco pubblico, in un parco giochi, all'interno di un appartamento privato e in un prato a sfalcio privato.

Il Comitato per il diritto alla salute in valle di Non ha in mano i risultati di una serie di analisi che, a proprie spese (3.000 euro il costo), ha commissionato ad un laboratorio fuori provincia. ??Si tratta di 12 campioni - dicono Sergio Deromedis, Virgilio Rossi, Raffaella Mottes e Marco Osti a nome del Comitato - raccolti in 10 localit??. I campioni sono stati raccolti il 24 giugno 2008, giorno di sole. Nei mesi precedenti si erano avute copiose precipitazioni e l'ultimo trattamento consigliato era per fine maggio e inizio giugno??. Quindi campionatura non in periodo sospetto. Alla raccolta era presente un addetto del laboratorio di analisi. Il territorio interessato? ??In 8 casi, si trattava di pertinenze di abitazioni private, poi un parco giochi, un parco pubblico, l'adiacenza di un parco di un asilo nido e un prato a sfalcio??. Quali parchi? ??Il parco Doss del Pez di Cles, il parco giochi di Rallo e un prato stabile da foraggio a Smarano??. I
 risultati? ??Su 12 campioni, 10 contenevano residui di fitofarmaci. Teatraconazole, Chlorpyrifos-etil, Pirimicarb, Captano e tanti altri. In due parchi su tre, nei campioni di erba c'erano residui e cos?? nella abitazione privata??. Che tipo di materiale ?? stato analizzato? ??Erba nei parchi e nel prato a sfalcio, verdura ed erba negli orti, polveri sul davanzale e dentro l'abitazione??. Non ?? legale la presenza di residui di pesticidi? ??No, ?? contraria al dettato dell'articolo 674 del codice penale, che tutela la pubblica salute??. Si tratta, asseriscono i volontari del Comitato, di fitofarmaci gi?? studiati per le loro particolari pericolosit?? per la salute. ??Un solo esempio. Il Chlorpyrifos-etil ?? stato proibito nel 2002 negli Stati Uniti in zone residenziali perch?? ?? stato dimostrato che le donne in gravidanza esposte al prodotto hanno partorito figli con cervello di dimensioni minori al normale. Si tratta di prodotti, quali il Captano,
 cancerogeno, che non sono di ultima generazione, apparsi sul mercato tra gli anni '40 e '60??.

Perch?? il Comitato ha commissionato le analisi? Non ci sono controlli pubblici? ??Le analisi vengono fatte solo sul prodotto venduto, nel nostro caso le mele. Poi sulle acque. Nessuna indagine, i cui risultati siano stati pubblicizzati, ?? stata condotta su superfici private e pubbliche??. Il risultato pi?? contundente di queste analisi lo espone il portavoce del comitato, Sergio Deromedis: ??Possiamo ipotizzare che gran parte della superficie della valle di Non soggetta all'agricoltura intensiva della mela, veda la presenza di residui di fitofarmaci??. I pesticidi arrivano anche, in proporzioni pi?? o meno rilevanti, nelle case e interferiscono pure con altre produzioni alimentari: orti ma anche nell'erba del prato preso in considerazione (quindi interferiscono con l'attivit?? zootecnica) e con l'agricoltura biologica.

Una campionatura ?? stata raccolta anche in una casa privata: giardino, orto, interno dell'appartamento: erba, ortaggi e polveri. ???? stato monitorato un periodo di 6 mesi, da aprile a settembre. L'ordinanza dice che i trattamenti devono essere effettuati con lancia entro una fascia di 25 metri dal confine, in assenza di vento e in osservanza di altre ordinanze comunali. Eppure noi abbiamo potuto verificare la presenza di residui di fitofarmaci sia all'interno dell'abitazione e fino a 70 metri dal frutteto??. Di qui, ad esempio, una delle proposte del Comitato: chiedere che i Comuni esigano i 100 metri di distanza dalle case e pertinenze private e di pubblica frequentazione. ??I propri ortaggi, il proprio spazio privato non sono esenti da tracce di fitofarmaco??. E qui la gente del Comitato consiglia la lettura di una bibliografia piuttosto ampia: ricerche scientifiche che proverebbero effetti importanti sulla salute per il contatto prolungato o con
 certe quantit?? di certi fitofarmaci: da irritazioni cutanee e delle vie respiratorie ad effetti sul sistema riproduttivo, endocrino, da effetti sul sistema neurologico a possibili effetti cancerogeni (linfomi, leucemie, prostata)??.

 
Un'ultima precisazione da parte del Comitato: ??Il nostro interesse non ?? quello di sabotare l'agricoltura intensiva ma difendere la vivibilit?? e la salute pubblica di una valle. L'agricoltore deve poter vivere degnamente del suo lavoro. Ma devono essere migliorati certi aspetti della sua attivit??. Vogliamo anche allertare i sindaci: debbono come minimo far rispettare la normativa esistente ma anche cambiarla quando insufficiente a difendere la salute pubblica??.
Renzo M. Grosselli

 

[pattomutuosoccorso] news dal MoviSAT

 

31 maggio 2008

BRUTTA ARIA IN TOSCANA

La Toscana affida altri 3 anni di sfruttamento dell´acqua al gruppo Nestlé

Per altri tre anni la San Pellegrino (gruppo Nestlé) può imbottigliare l'acqua minerale naturale "Panna" (in contenitori di Pet ottenuti in preforme fornite dalla stessa San Pellegrino) pagando solo l'affitto del terreno. La Regione Toscana con decreto dirigenziale pubblicato in Gazzetta ufficiale del 24 maggio 2008 concede l'autorizzazione alla società. Durante il periodo di validità, la Spa «dovrà presentare, con frequenza quadrimestrale, i certificati delle analisi sulla migrazione globale e specifica, effettuate sulle bottiglie prodotte a partire dalle preforme». Mentre è bene ricordare che l'acqua dell'acquedotto viene controllata per legge in accordo con Arpat per le fonti di approvvigionamento (pozzi, sorgenti) e con Usl per la rete di distribuzione. Giusto per dare un riferimento nel 2006 nel solo comune di Livorno sono state effettuate analisi su 2869 parametri.

Era oggi il giorno delle consultazioni sul Prrm 2008-2010 (Piano di risanamento e mantenimento della qualità dell’aria) tenute dalla commissione Territorio e ambiente del Consiglio regionale presieduta da Erasmo D’Angelis. Sono stati ascoltati Arpat, Agenzia sanitaria regionale, rappresentanti di tutte le categorie economiche, ordini professionali. «Migliorare la qualità dell’aria – ha evidenziato il presidente - significa evitare decessi e malattie, migliorare la qualità dei nostri polmoni e del nostro cuore. È un tema che riguarda tutti e a cui a pieno titolo tutti possono e devono dare il proprio contributo. È una materia che investe vari ambiti: sanità, mobilità, interventi infrastrutturali con investimenti su ferrovie e tramvie. Lavoriamo ad un Piano regionale innovativo che punta a ridurre il rischio degli inquinanti, sapendo però che qui occorrono politiche e ingenti risorse nazionali che ancora non vediamo in bilancio».

Nel corso della consultazione, sono state anche presentate stime dell’impatto delle polveri sottili, in particolare quelle già note dell’Oms e riferite al 2002-2004 /quattro anni fa) di cui ha parlato Annibale Biggeri (Dipartimento di Statistica Parenti dell’Università di Firenze, Unità di Biostatistica, CSPO/ISPO Firenze). 8mila il numero dei decessi che ogni anno in Italia sono legati a incrementi di Pm10 (8.220 morti per l’esattezza vedi pezzo di greenreport del 15/6/2006) sopra il limite di 20mcg/mc, un numero che corrisponde a circa il “nove per cento della mortalità totale” (negli over 30 per tutte le cause, esclusi gli incidenti stradali, ndr). A Firenze, il numero dei decessi si attesta su circa “250 all’anno per gli effetti a lungo termine delle Pm10” (malattie cardiorespiratorie e neoplastiche) e suddivisi in 30 casi di tumore del polmone, 106 casi di infarto e 15 di ictus. Per gli effetti a breve termine, quelli cioè che si verificano nel giro di pochi giorni dal picco di inquinamento, i decessi si attestano tra 28 e 30.

«Sono – ha specificato Biggeri – individui particolarmente fragili per i quali le variazioni orarie o giornaliere delle concentrazioni degli inquinanti possono scatenare eventi potenzialmente letali. In sostanza gli over 65, i diabetici, quelli che hanno malattie cardiache e cardio-polmonari». Per quanto riguarda i livelli di Pm10 misurati a Firenze, ed omogenei per l’area della piana, secondo il rapporto dell’Oms “la media giornaliera nel triennio 2002/2004 è stata di 43,4mcg/mc”. E su questo va segnalato che l’assessore del Comune di Firenze Del Lungo è subito intervenuto con una nota relativa ai dati più aggiornati, ovvero a quelli di questo maggio, durante il quale dice “la media è stata dei 30-40 microgrammi per metro cubo. Gli unici picchi si sono avuti il 27 maggio con 71 mg/m3 su viale Gramsci e 65 mg/m3 in via Ponte alle Mosse e il 28 (57 mg/m3 in via Ponte alle Mosse)». La causa – ha detto sempre Del Lungo - è la sabbia del deserto portata dallo scirocco, non le polveri inquinanti.

Secondo i dati Oms acquisiti dalla Commissione, i trasporti hanno un notevole impatto sull’emissione delle polveri sottili: «Le opere in corso a Firenze – ha detto Biggeri – porteranno ad una riduzione dei livelli di Pm10 dagli attuali 43,3mcg/mc a circa 26,8. I decessi acuti, intesi come a breve termine, e quelli a lungo termine potrebbero calare quasi del 50 per cento».

E sui dati presentati da Biggeri, i componenti la commissione hanno chiesto maggiori delucidazioni. In particolare il segretario Luca Paolo Titoni (Udc) ha chiesto di quantificare meglio la forchetta temporale dei decessi a breve termine. «Il contatto con agenti inquinanti da parte di soggetti particolarmente fragili – ha risposto Biggeri - può portare al decesso anche entro 5 giorni». Paolo Marcheschi (Fi-Pdl), ha spostato l’interesse sulle misure di riduzione del traffico: «Appare evidente che oltre al limite dei 90Km/h, occorre trovare soluzioni adeguate nella qualità dei carburanti. Provvedimenti di limitazione o di blocco del traffico sono totalmente inefficaci». Per Lucia Franchini (Pd), parlare di «risanamento e qualità dell’aria significa integrare interventi che toccano più settori compreso quello della qualità della salute di ogni cittadino». Per Mario Lupi (Verdi), i dati erano «già in parte noti. Occorre lavorare in sinergia e su più fronti senza banalizzare e ridurre tutto allo stereotipo che si muore per le sigarette. Esiste qualcosa di più”. Monica Sgherri ha quindi chiesto di “acquisire tutto il materiale e quant’altro sia necessario a questa commissione per operare tutti gli approfondimenti del caso».

Poi si è tornati a parlare del Piano di risanamento e mantenimento della qualità dell’aria sul quale Roberto Gori Direttore tecnico di Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) si è così espresso: «Il Prrm tiene in grande considerazione il contributo dato dall’Agenzia. L’atto è complesso e esprime chiaramente conoscenze e prospettive che si intendono tenere. C’è un ottimo livello di integrazione della programmazione regionale che può concorrere al miglioramento dell’aria inserito in un quadro generale più ampio». E sono arrivati i primi suggerimenti sulle azioni da fare data la situazione peraltro come detto nota da tempo: Gori ha quindi suggerito, «data la complessità dell’atto», di «affiancare al testo un documento di più semplice ed immediata lettura». Per Giovanni Pratesi dell’Università di Firenze, serve una “maggiore efficacia ed incisività” e ha proposto di «migliorare la conoscenza sulla composizione e l’origine di Pm10 e Pm2,5, progettare e installare una stazione di osservazione permanente». Secondo Giorgio Morales Difensore civico della Toscana, il «monitoraggio svolto dal sistema integrato della difesa civica conferma le criticità evidenziate nel Piano. In particolare la necessità di intervenire per ridurre il carico di inquinanti di attività industriali, traffico, riscaldamento e condizionamento». Giovanni Barbagli, presidente di Ars (Agenzia regionale di Sanità), ha detto che «Il Piano si caratterizza anche per il contenuto di integrazione con le politiche che interessano più ambiti e settori chiamati in causa per delineare una corretta ed efficace programmazione rivolta a più settori». Per Claudio Bertini, Interporto toscano, «la riduzione del trasporto su gomma è strettamente legata al miglioramento di quello su ferro». In questo senso, sarebbero auspicabili «interventi infrastrutturali e di rinnovo del materiale rotabile».

 

 

[pattomutuosoccorso] Aumenti Enel...

 07 maggio 2008

I continui aumenti sulle bollette ENEL meritano una risposta. Forse non tutti sanno che la Società ENEL continuerà a chiedere soldi al Governo, o ai cittadini con aumenti sulle bollette, fin oltre il 2021. E tutto questo a prescindere da eventuali aumenti del petrolio.

Qualcuno si chiederà come mai, ebbene la risposta è molto semplice, ed è la seguente. Vi ricordate le centrali nucleari? Vi ricordate del referendum sulla abolizione di centrali nel nostro Paese? Dovete sapere che ENEL si era impegnata con ingenti capitali sulla ricerca e sulle prospettive che poteva creare quel settore; capitali che andarono in fumo quando, con il referendum, l'Italia disse no al nucleare. Fu in quel momento che lo Stato italiano, per risarcire il danno subito da ENEL, concordò un indennizzo da rimborsare anno per anno fino al 2021. Ecco spiegato un altro sperpero italiano. Abbiamo fortunatamente abbandonato il nucleare, però continuiamo a comprare energia atomica prodotta dai nostri confinanti e, nel contempo, proseguiamo a pagare gli investimenti falliti di ENEL.

I cosiddetti "oneri nucleari" datano, per la precisione, dal 1989; dal 2001 in poi e fino al 2021 gli oneri sono e saranno destinati alla SOGIN e finalizzati alla messa in sicurezza degli 80.000 m³ di scorie radioattive frutto dell'attività nucleare. Alla data del 2021 i cittadini avranno pagato attraverso addizionali sulla bolletta Enel la cifra astronomica di 11 miliardi di euro, pressappoco la metà dell'ultima manovra finanziaria.

Stiamo parlando, a conti fatti, di ben 300 milioni di euro all'anno cui possiamo aggiungere i 3 miliardi e mezzo di euro che, sempre con la bolletta dell'ENEL, destiniamo, con il meccanismo detto CIP 6, abrogato solo per modo di dire, alle fonti energetiche truffaldinalmente "assimilate" alle rinnovabili vere (eolica, solare, geotermica, maree e idraulica). Vale a dire gli inceneritori (ma anche alle raffinerie che bruciano le scorie petrolifere come la Sarroch in Sardegna dei fratelli Moratti) .

In sostanza circa il 10% delle bollette ENEL che paghiamo vanno a finanziare scelte che il popolo italiano ha rifiutato e continua a rifiutare, come testimoniano le insurrezioni delle popolazioni locali, talvolta con vere e proprie barricate, che si scatenano immancabilmente ogni volta il potere pubblico decide il sito in cui piazzare depositi di scorie (ricordate Scansano Jonico?) o "termovalorizzatori" ed affini...

Mentre l'ENEL continua a costruire centrali nucleari all'estero (Spagna, Francia, Slovacchia, Bulgaria e Russia sono i paesi in cui Enel è più attiva) ed ha stretto accordi di collaborazione in tal senso con l'EDF francese, tutti i partiti rappresentati in Parlamento dichiarano oggi di voler riprendere gli investimenti sul nucleare "civile" anche con impianti localizzati in Italia.

L`obiettivo dichiarato dalla società guidata da Piero Gnudi è di arrivare a una diversificazione su scala internazionale delle fonti di combustibile in cui l`energia atomica sia pari a circa un terzo dell`intera energia prodotta da Enel (circa 100 mila megawatt).

A2A, la multiutilty lombarda che ha riunito Aem e Asm di Brescia, all`inizio dell`anno ha affidato alla Fondazione Energy Lab, un think tank che riunisce ingegneri ed esperti delle principali università milanesi, un piano di fattibilità per un eventuale ritorno dell`Italia al nucleare.

Questo il responso del "pensatoio": "- Se vogliamo pensare di ripartire su questo fronte non possiamo pensare a una sola centrale, ma ad almeno 4 o 5 impianti con una capacità di almeno 10 mila megawatt di potenza. Dovremmo imparare dalla Francia: gli impianti dovrebbero essere uguali tra loro in modo da ottimizzare la sicurezza della gestione e i costi di progettazione. Tempi di realizzazione: non meno di dieci anni, se tutto fila liscio-".

(Su tutti questi bei progetti di ritorno al nucleare continua sempre a pesare il problema del "deposito unico nazionale" delle scorie, la cui scelta è determinante per stabilire quali siano i costi a carico della collettività. Costi da pagare in bolletta, come già avviene oggi: ripeterlo giova... )

La domanda iniziale a questo punto sorge spontanea: a quando i prossimi aumenti delle tariffe elettriche?

Un'altra domanda meno spontanea dovrebbero invece porsela coloro che hanno una conoscenza di massima delle tecniche nonviolente e della loro efficacia: non si potrebbe organizzare, dopo aver ben studiato la sua gestione legale, l'autoriduzione delle bollette per protesta?

Un'ultima domanda potremmo invece rivolgerla agli "ecopacifisti": siete o no consapevoli che questa eventuale protesta avrebbe anche una valenza contro le spese militari, dato che il nucleare civile francese (di cui andremmo a rimorchio) è a supporto della "Force de Frappe" bellica?


Info: Ldu/Kronos - via Borsieri 12 - 20159 Milano    email alfonsonavarra@virgilio.it

 

[pattomutuosoccorso] Variati sindaco, rispettare patto con Vicenza

ACHILLE VARIATI SINDACO:

NO AL DAL MOLIN DETERMINANTE,

ORA RISPETTARE PATTO CON CITTA’

Achille Variati è  Sindaco; gli facciamo i più sentiti auguri perché sappia segnare una forte discontinuità con il passato amministrando la città nell’interesse dei cittadini.

La vicenda Dal Molin è stata determinante nel risultato delle elezioni amministrative vicentine. Ha vinto chi, in campagna elettorale, si è dichiarato contrario al progetto statunitense. Ora ci aspettiamo il rispetto del patto che Achille Variati ha fatto con la città: il nuovo consiglio comunale dovrà immediatamente annullare l’ordine del giorno che esprimeva parere favorevole all’installazione militare.

Qualcuno, nei giorni scorsi, ha voluto trasformare la scadenza amministrativa in un referendum sul Dal Molin; detto fatto, quel qualcuno non solo ha perso le elezioni, ma ha anche avuto l’ennesima prova che gran parte della città è contraria al progetto che la giunta passata ha accettato supinamente.

Presidio Permanente, Vicenza, 28 aprile 2008

 

TAV: PM FIRENZE CHIEDE 13 CONDANNE PER DANNI FALDE IDRICHE

18 Aprile 2008

Tredici condanne e tre assoluzioni di cui due per prescrizione, sono state chieste stamani per i danni provocati alle falde idriche e ai torrenti dai cantieri per l’Alta velocità tra Firenze e Bologna, nel territorio del Mugello.Le condanne e le tre assoluzioni sono state chieste dal pm Gianni Tei nei confronti di 16 fra dirigenti e dipendenti di Cavet, il consorzio di imprese che ha avuto in appalto i lavori. Sulla quantificazione della pena si dovrà attendere la fine della requisitoria che proseguirà con il pm Giulio Monferini per le accuse relative all’inquinamento provocato dai residui delle escavazioni per le gallerie.

Sempre oggi il pm Tei, come già anticipato alla scorsa udienza, ha chiesto al tribunale la trasmissione degli atti del processo alla Corte dei Conti per valutare eventuali responsabilità per danno erariale a carico di Regione Toscana e ministero dell’Ambiente, per omesso controllo: secondo il pm, sulla realizzazione dell’ Alta velocità, di fatto è mancato. E’ vero che fu costituito a tal fine l’Osservatorio ambientale, ma ha finito per funzionare come “parafulmine”, non impedendo che si realizzassero i danni ambientali.

L’azione dell’Osservatorio avrebbe dovuto rafforzare i controlli di Regione e ministero, non sostituirli. Il pm ha poi spiegato che Cavet, il consorzio di imprese che si aggiudicò i lavori, “ha fatto ciò che ha voluto e potuto fare”, confutando i vari argomenti addotti per giustificare i problemi idrici verificatisi nel corso dei lavori: dalla colpa alla siccità, al fatto che non dipendeva dai cantieri, alla tesi che l’acqua sarebbe tornata o che tutto era previsto.

E’ stato anche sottolineato come il geologo della Regione che, nel ‘95, segnalo’ i rischi per le falde a causa della costruzione, “non ha fatto carriera:era al settimo livello e lì è rimasto”. Infine il pm ha anche citato la teoria economica della “cattura”, per evidenziare come nel caso della Tav “l’opera era tale che alla fine si è imposta, è passata avanti alle specifiche esigenze dei diversi portatori di interessi”. Il processo, che vede imputate oltre 50 persone.  

Il costo dell'abolizione Ici

16 aprile 2008

L'abolizione dell'Ici sulla prima casa, che il leader del Pdl Silvio Berlusconi ha promesso di varare al primo Consiglio dei ministri, ha un costo di circa 2 miliardi di euro. La stima arriva dall'Anci, l'associazione dei comuni italiani

L'abolizione dell'Ici sarà decisa nel primo Consiglio dei ministri del nuovo governo del Pdl. Questa una delle priorità segnalate nella prima giornata di Silvio Berlusconi da presidente del Consiglio in pectore. Il Cavaliere, intervenendo telefonicamente in diverse trasmissione televisive e radiofoniche, all'indomani di una netta vittoria elettorale, ha annunciato di avere "il disegno di legge pronto per l'abolizione dell'Ici assieme alla detassazione del lavoro straordinario e ai premi di produttività, e insieme anche al bonus di mille euro per i nuovi nati". Numeri alla mano, il taglio dell'Imposta comunale sugli immobili ammonta a circa 2,1 miliardi di euro. L'importo si desume incrociando i dati dell'associazione dei comuni italiani (Anci) con quelli forniti dal governo uscente durante l'esame in Parlamento della Finanziaria 2008. Secondo l'ufficio stampa dell'Anci, l'Ici sulla prima casa assicura un gettito pari a 2,9-3 miliardi di euro l'anno. L'ultima Finanziaria ha però introdotto nel 2008 un'ulteriore detrazione rispetto a quella base di 103,29 euro pari all'1,33 per mille fino a un massimo di 200 euro. L'intervento, stando a quanto indicato nella relazione tecnica alla legge di bilancio, pesa così sulle casse dello Stato per 823 milioni, poiché il governo si è impegnato a rimborsare la perdita di gettito ai comuni.

Cifre tutto sommato analoghe si riscontrano se si guarda alle stime fornite dagli uffici del Tesoro sempre nella relazione tecnica alla Finanziaria, dove il gettito complessivo stimato sulle sole abitazioni principali per i beneficiari della nuova agevolazione (escluse ville, case di lusso e castelli) è indicato a circa 2,7 miliardi di euro annui.

Via libera così anche dall'Anci all'abolizione dell'Imposta. Secondo il vice presidente dell'Associazione, Osvaldo Napoli, è infatti possibile l'operazione, dal momento che si può contare su di un fondo che già esiste presso il ministero dell'Interno". Sono stati Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti, ha spiegato Napoli, ad assicurare all'Anci la certezza della copertura finanziaria, anche se non si conosce ancora l'entità del fondo.

Secondo Napoli, se l'Ici venisse abolita solo per la prima casa, il costo dell'operazione "non rappresenta una grande cifra, poco più di 2 miliardi di euro all'anno, che inciderà in modo assolutamente lieve sui conti pubblici". "È da considerare anche che l'Ici è una tassa ingiusta - ha concluso Napoli - che va a colpire il bene primario di ogni famiglia, la casa. Un bene che rappresenta i sacrifici di una vita".

Numeri, quelli sul taglio dell'Ici, che vengono confermati - anche se un po' al rialzo - dalla Cgia di Mestre: per l'associazione degli artigiani mestrina si tratta di circa tre miliardi l'anno. Si salirebbe a 10 miliardi di euro se l'abolizione dovesse valere per ogni abitazione. Secondo la Cgia di Mestre, se l'Ici venisse davvero abolita, verrebbero premiate maggiormente le famiglie romane, con un risparmio di circa 413 euro all'anno. A seguire le famiglie di Padova (356 euro), Pisa (332 euro) e Firenze (330 euro). Il nodo cruciale resterebbe però come garantire ai Comuni lo stesso introito.

   

E POI CI MERAVIGLIAMO,DEL NON VOTO!!!!

MEDITATE GENTE!!! MEDITATE!!!

 ANDATE IN GITA!!! AMATE LA NATURA!!!

MARZO-2008

 

Elezioni, Fo lancia la volata: «il potere ha paura di voi»

09/04/2008 fonte: Il Vicenza

Due fiumi in piena. Due trascinatori della folla. Sono il premio Nobel Dario Fo e Don Andrea Gallo

 Due fiumi in piena. Due trascinatori della folla. Sono il premio Nobel Dario Fo e Don Andrea Gallo, ieri a Vicenza davanti ad oltre mille persone in piazza delle Poste per sostenere la lista civica del No-Dal Molin Vicenza libera. Un tripudio della folla. Ad aizzarli è l’attore che lancia la volata in vista delle elezioni comunali. «Sono innamorato del vostro Teatro Olimpico – dice Fo – vorrei venire a reicitare lì “Mistero buffo”, occupate il teatro!». Questo l’incipit del premio Nobel. Che poi continua come solo un animale da palcoscenico sa fare: «Il potere ha paura di voi - spiega rivolgendosi ai candidati del No-Dal Molin – perché tutti dicono che i vicentini sono dei bonaccioni, abituati negli anni passati alle angherie dei padroni. Invece voi vi siete ribellati, in modo non violento e di questo chi detiene il potere ha paura».
Sono parole taglienti, di chi ha partecipato in prima persona alla grande manifestazione del movimento di Ponte Marchese e che ha toccato con mano cosa significa essere contro la nuova base americana. Con un riferimento anche al vecchio capo della questura: «Il giorno del vostro corteo, la polizia vi conosceva – spiega Fo – sapeva che siete dei pacifisti e durante la manifestazione la polizia era quasi appartata, nascosta». Ma, secondo il premio Nobel «la politica non vi ha visto – prosegue – Noi gli abbiamo dato degli stupidi, che ha un valore più forte di dire figli di puttana, perché non ascolta la gente». Ma quando il potere è arrivato a questo punto «è già perdente e il Presidio ha fatto bene a candidarsi alle amministrative». Dario Fo e Don Gallo parlano apertamente di un forte scossone al sistema italiano, che potrebbe tranquillamente essere di esempio per l’intero Paese e soprattutto per il Veneto. «Dove – ricorda Don Andrea Gallo – sono rimasto stupito di vedere tra questa regione e il Friuli oltre 29 installazioni militari. È ovvio che non si possa trattare di un progetto pacifista». Don Gallo è convinto: «Il No-Dal Molin è un movimento che fa grande paura – argomenta – Perché quando la gente comincia a pensare diventa pericolosa per chi detiene le redini della città, io ho appoggiato tutte le rivoluzioni, quella del Presidio è un passo in avanti perché non è violento». Infine è Fo a tornare con una battuta sulla questione del Teatro: «Perché gli americani non decidono di costruire anche lì una base?». E dal pubblico si esclama: «Ci fanno gli spettacoli per i figli dei militari».
 

09/04/2008 fonte: Presidio Permanente

Guai a chi li fischia

Berlusconi visita Vicenza e la democrazia assume una nuova forma: la claque. Contestarlo? Vietato.

Guai a chi li fischia: in democrazia si può solo applaudire. Succede a Vicenza, dove da alcuni mesi il clima politico sta cambiando. La partecipazione si trasforma in claque, mentre i cittadini sono invitati a stare il più lontano possibile; meglio ancora, davanti alla televisione, dove possono inveire liberamente contro il politico di turno, tanto nel chiuso delle proprie case nessuno li vede.

E così ti capita a Vicenza Silvio Berlusconi, che porta sulle spalle il fardello di aver promesso all’amico Bush il Dal Molin e la città intera, ma chi vuol sventolargli in faccia la bandiera con l’aereo sbarrato viene prontamente allontanato; senza troppi complimenti, s’intende, perché la festicciola – non era certo una massa oceanica quella che attendeva il re di Arcore – che deve accogliere il candidato premier non può essere sporcata dai canti delle donne e dai cartelli dei giovani.

Manganelli ben in vista sotto gli occhi delle signore, spintoni e minacce non troppo velate. «Signora, noi eseguiamo solo gli ordini»; e via un’altra spinta. Alle domande sul perché di un comportamento del genere, risposte secche: «non potete stare qui, dovete andarvene». La piazza trasformata in palcoscenico privato.

Poi, un paio di fermi: giusto per dire a tutti che chi contesta potrebbe passare qualche guaio e la serata in Questura. Un giovane, tanto per cambiare, perché è più facile etichettarlo; e un cinquantenne che passava di lì per caso e ha deciso che voleva vedere Berlusconi per urlargli la propria indignazione: non ha fatto in tempo, lo hanno caricato su una volante e portato via sotto gli occhi esterrefatti di alcuni giornalisti.

Quando poi Berlusconi arriva, la messa in scena finale, ridicola quanto offensiva: i blindati schierati in fila davanti ai manifestanti – ormai distanti 30 metri – in modo da far muro visivo: sua signoria deve sentirsi a proprio agio nella città del Palladio, i contestatori vanno nascosti.

L’altra sera, in una piazza delle Poste affollata, Dario Fo diceva che «il potere ha paura di chi non si arrende alle imposizioni»; non sono passate ventiquattrore per averne una dimostrazione pratica. Non solo chi fischia perché non accetta deve essere allontanato, spintonato, marginalizzato, ma ora anche nascosto: the show must go on, il comizio deve essere una messa in scena di applausi e flash fotografici.

Dopo Veltroni, anche Berlusconi ha conosciuto la Vicenza che non si arrende; quella stessa Vicenza che in due anni ha ripetutamente riempito piazze e strade e che ora qualcuno vorrebbe spazzar via col ricatto e la paura. Avete fatto “bau” e non ci siamo spaventati; arriverà il giorno in cui deciderete che ascoltare è più sensato che imporre? Probabilmente no; ma ormai è chiaro a tutti: la vicenda Dal Molin si chiude soltanto stracciando i progetti di militarizzazione. Non lo avete deciso voi, lo hanno deciso i cittadini; ed è questo che noi chiamiamo democrazia.

[pattomutuosoccorso] Dario Fo: le coop, macchina di profitti

COMUNICATO STAMPA

Presidio Permanente, Vicenza, 6 aprile 2008

BASE USA VICENZA

DARIO FO: «LE COOP, MACCHINA DI PROFITTI»

«Le coop rosse hanno vinto l’appalto per la messa in opera della base militare Usa del Dal Molin. È una vittoria, questa, che corrisponde a una dura sconfitta per la storia del mondo del lavoro. È doveroso ricordare che nel loro statuto le coop si impegnano a contribuire in modo costruttivo alla tutela del patrimonio ambientale; ma a Vicenza, aggiudicandosi questo appalto, si impegnano invece a realizzare un impianto militare, con depositi d’armi all’uranio impoverito e forse anche atomiche, (D’altra parte non c’è da meravigliarsi, nel nord Italia sono depositate 90 bombe atomiche fra Ghedi e Aviano!) sopra la più grande falda acquifera del nord Italia. È una dura mortificazione per tutti coloro che da sempre lottano per il rispetto dei diritti civili e la gestione libera dei popoli, compreso quello italiano.

Delude e indigna rendersi conto come associazioni nate per consorziare e difendere i lavoratori dallo sfruttamento di arroganti speculatori, si ritrovino oggi coinvolte in prima persona dentro azioni di profitto spregiudicato e privo di ogni codice etico. Ogni cittadino, appena cosciente e informato, ha bene chiaro in mente che la macchina che si sta realizzando in questa nostra terra, ha il solo scopo di creare una piattaforma non certo di difesa della pace ma di aggressione nel progetto di controllo e conquista delle fonti di energia presenti in tutto il Mediterraneo orientale e oltre. Una macchina del genere non può che produrre conflitti, distruzione e rovina.

Non è assolutamente piacevole vedervi coinvolte strutture che alla loro origine rappresentavano l’orgoglio del mondo operaio.”

A dichiararlo è il premio Nobel Dario Fo che sarà a Vicenza lunedì 7 aprile per sostenere la candidatura di Cinzia Bottene e della lista ‘Vicenza Libera – No Dal Molin’ alle elezioni amministrative.

Assunto 25 volte in tre anni

5 APRILE 2008

Storia di Fabio, operaio del settore metalmeccanico. Da poco più di tre anni sta vivendo una situazione paradossale: ha firmato decine e decine di mini contratti di lavoro a tempo determinato. Sempre con la stessa azienda…

A volte il problema del lavoro non è solo la paga. A volte sono le certezze, quando mancano. Fabio ha 32 anni, abita e lavora a Vigevano, in provincia di Pavia. “Almeno ci provo a vivere”, racconta con ironia. Già, perché nel giro di tre anni e mezzo Fabio ha perso il lavoro 25 volte dopo avere siglato altrettanti contratti e tempo determinato.

“A volte durano anche una sola settimana, o anche due. Entro, faccio il mio lavoro, non faccio in tempo a prendere il ritmo che devo andarmene via”. Fabio parla di ritmo, perché non gli manca la dimestichezza con il posto di lavoro. Del resto lui, metalmeccanico, viene chiamato sempre dalla stessa azienda, non è uno dei girovaghi delle società di lavoro interinale.

“Alla fine mi ero adeguato, perché speravo sempre di essere assunto. Eppure, se mi chiamavano così spesso, dovranno pure avere bisogno di qualcuno”, spiega. Già, intanto così il suo contratto viene ogni volta azzerato, zero ferie, zero anzianità, zero scatti di contratto. Ogni volta Fabio arriva e prende il minimo contrattuale. Tradotto, se va bene si parla di 990 euro mensili, “che poi se li dividi per le due settimane o la singola settimana di lavoro, vedi tu che cosa porto a casa”, allarga le braccia con amarezze.

“Mi spacco la schiena ma l’azienda così ha il massimo: di fatto sono senza diritti, ma loro sono in regola perché hanno un contratto con tanto di contributi”, racconta l’operaio. Che spiega un altro dei paradossi: “Vedi, nel periodo in cui sto fermo potrei anche accettare un altro lavoro. Ma ho trovato solo altri impieghi a tempo determinato, dove le aziende mi hanno chiarito subito che non avrei avuto un futuro. Così alla fine non volevo mettere a rischio l’unico posto a modo suo continuativo”.

Perfino la malattia, di fatto, è formalmente pagata, ma è a rischio, “certo, mica posso prendermi l’influenza per tre o quattro giorni, visto che il mio contratto inizia il lunedì e finisce il venerdì. Non posso sparire per tutti quei giorni”. Adesso il lavoratore si è stancato, ha chiamato il sindacato, vuole andare in fondo a questa storia e farsi riconoscere come dipendente.

“Per ora ci ho guadagnato una causa e la perdita del posto che, per quanto poco, mi rendeva qualche cosa”. Tutto bene? No, l’azienda ha chiamato i suoi avvocati e Fabio sussurra, con un filo di voce: “Mi sembrano molto decisi e in un incontro hanno fatto un elenco di sponde giuridiche a loro favore. Sai, comincio a temere che abbiano ragione loro”.

by MiaEconomia®

 [pattomutuosoccorso] Fermare il Tav?...Si può fare?

 4 APRILE 2008

Ieri sera è risultato chiaro una volta di più che la Valle di Susa non è né
assopita né ha cambiato idea. Migliaia le persone in attesa di dare il
benvenuto ad Almese (Valle di Susa) al trio targato PD
Chiamparino-Bresso-Saitta, decisi a venire in Valle di Susa a spiegarci
l'utilità e le bellezze del Tav; ma i tre “Re MaNgi” (così ribattezzati dal
movimento no tav) non si sono fatti vedere impauriti forse
dall’anarco-insurrezionalista presepe vivente all’estito per l’occasione o
dalla banda degli ottoni o forse ancora dai numerosi bambini che
scorrazzavano imbandierati per le strade. Chiamparino, dopo aver per una
settimana provocato e lanciato accuse vergognose contro la gente della Valle
di Susa, adesso dichiara che “…ha perso la democrazia”.
E’ vero, la democrazia ha perso: ha perso il giorno che qualcuno ha tirato
una riga su una cartina pensando di devastare un territorio calando
dall’alto un’ opera sulla testa della Valle di Susa; ha perso la democrazia
nell’autunno del 2005, quando una parte della Valle è stata militarizzata
da centinaia di uomini armati mandati dallo Stato a tentare di imporre il
tav con la forza; ha perso la democrazia il 6 dicembre del 2005 quando in un
brutale e violento blitz le forze dell’ordine hanno sgomberato il presidio
di Venaus…e la democrazia continuerà a perdere fintantoché qualcuno vorrà
devastare i territori per i propri tornaconti politico-affaristici imponendo
con l’inganno o con la forza opere devastanti ambientalmente, socialmente ed
economicamente.
A Chiamparino, Bresso e Saitta e a tutti i loro amici diciamo di
rassegnarsi: proprio perché la popolazione valsusina crede nella vera
democrazia continuerà a lottare contro il devastante progetto Tav, ribadendo
che quell’opera non si farà né oggi, né domani né mai!


Comitato no tav Spinta Dal Bass  

 .  

[pattomutuosoccorso] ELEMOSINA E RICATTO OCCUPAZIONALE a GUALDO CATTANEO

31 MARZO 2008

E' appena giunta notizia del fatto che il gestore della centrale termoelettrica "Pietro Vannucci" di Gualdo Cattaneo intenderebbe assumere tre persone, esattamente un perito meccanico, un perito chimico ed un perito elettrotecnico, prioritariamente residenti nei Comuni di Gualdo Cattaneo, Foligno, Giano dell'Umbria, Montefalco, Bevagna e Collazzone.
In merito alla vicenda in questione il Comitato per l'Ambiente di Gualdo Cattaneo tiene a puntualizzare che non è sufficiente l'elemosina di tre posti di lavoro per riscattare, agli occhi dell'opinione pubblica, l'immagine di un impianto che squalifica il territorio togliendogli molto più di quanto non sia in grado di dare.
Il gestore dell'impianto ha per due decenni disatteso la convenzione stipulata con il Comune di Gualdo Cattaneo, la quale prevedeva, fra le altre cose, la copertura dei carbonili della centrale, i quali sono, a vent'anni dalla conversione, ancora scoperti, con grave disagio per i residenti nelle zone circostanti l'impianto che lamentano la presenza di polvere di carbone nelle proprie abitazioni.
Non vanno dimenticati, inoltre,  i livelli tutt'altro che trascurabili di inquinamento acustico della centrale detta "di Bastardo" , tali da disturbare il sonno - soprattutto nei mesi estivi  - a molti cittadini residenti nel Capoluogo e in frazione Ponte di Ferro.
Per non parlare, poi, dei residui di carbone spesso presenti sul manto stradale nelle prossimità dell'impianto, oggetto questi ultimi di una recente ordinanza del Sindaco, intervenuto per garantire la sicurezza del manto stradale.
Questo, dunque, sarebbe l'impianto così ben integrato nel territorio, come vorrebbero far credere il gestore del sito e le consorterie affaristiche che vi ruotano intorno?
Il Comitato per l'Ambiente di Gualdo Cattaneo ritiene che potenziando il settore enogastronomico e agrituristico si creerebbero decisamente molti più posti di lavoro, per i giovani del territorio ' dei tre preventivati dal gestore della centrale termoelettrica "Pietro Vannucci".  Sarebbero inoltre posti di lavoro in grado di valorizzare il comprensorio e l'intera Regione umbra. Il Comitato crede fermamente che il futuro del territorio gualdese non possa essere condizionato dalla produzione di energia elettrica da combustibile fossile ma debba indirizzarsi verso settori che privilegino e incoraggino le pregiatissime colture dell'olio DOP e del  Sagrantino DOCG, nonché l'indiscutibile vocazione turistica.

[pattomutuosoccorso] dal Trentino

 28 marzo 2008

A PROPOSITO DI ELEZIONI

ai comitati di lotta, a chi pratica il mutuo soccorso, a chi resiste…

Al di là delle dichiarazioni, tutti i partiti dell'arco parlamentare hanno rivelato da che parte stanno. L'esperienza della partecipazione della cosiddetta sinistra radicale al governo Prodi ha ampiamente confermato ciò che era prevedibile: il prevalere dei poteri forti sulle promesse di libertà e uguaglianza. La "sinistra arcobaleno" ha la pesantissima responsabilità di aver tradito le aspettative di chi subisce la dittatura del mercato, di chi nel mercato e dal mercato continuerà ad avere la vita macinata. Ora, in periodo elettorale, fa di nuovo la voce grossa e chiede il sostegno di comitati e movimenti. Dopo aver approvato le missioni e le Finanziarie di guerra, dopo aver votato per i CPT, il TAV, i rigassificatori, gli inceneritori, le leggi razziste, chiede ancora fiducia. Non concediamole alcuna legittimazione.Pensiamo che il sistema della delega e della politica professionale abbia sufficientemente dimostrato di saper integrare e svilire ogni opposizione interna. La brama di potere pesa, il privilegio anche. La pratica dei compromessi parlamentari ha corrotto – in epoche di grande effervescenza sociale – donne e uomini che avevano temprato la propria fibra morale durante la Resistenza , l'esilio, il carcere. Quale "fedeltà ai princìpi" volete che mantengano, nel dilagante conformismo, coloro che ci chiedono il voto oggi?Il fatto è che non è possibile alcun cambiamento di rotta aspirando ad amministrare il presente ordine sociale, politico, economico, tecnologico. Quando si è a bordo di un treno lanciato ad alta velocità verso il collasso ecologico e sociale, non ha senso chiedersi qual è il colore della casacca del macchinista, oppure se tutti hanno pagato il biglietto, o se i sedili sono confortevoli. C'è un solo gesto sensato: tirare il freno di emergenza.

Chi si batte contro le nocività non può che rifiutare il proprio consenso a chi le nocività le produce, le vota, le finanzia. Lottare contro le scelte di partiti che si è contribuito ad eleggere, eleggere i partiti contro le cui scelte lotteremo domani non è forse assurdo? Ancor prima di una questione di pratica sociale, è un problema etico, di dignità: non collaborare con ciò che si considera ingiusto. Se il rifiuto dei partiti parlamentari si è assai diffuso tra i comitati dal basso, sembra invece serpeggiare una "nuova" illusione: le liste civiche.Permane, cioè, l'idea che in discussione non sia un intero sistema sociale, bensì il personale politico che lo amministra, o la trasparenza democratica del suo amministrare. L'esperienza dei Verdi tedeschi dovrebbe illuminare. All'inizio erano sostanzialmente delle liste civiche. Oggi votano i bombardamenti "umanitari" (inaugurati nel 1999 con la guerra ai danni della popolazione serba, condotta anche dal governo tedesco di cui erano parte).Tra i comitati di lotta e la partecipazione istituzionale è necessaria una linea netta di demarcazione. In caso contrario, oltre ad affossare l'autonomia delle lotte, si insinua il sospetto che queste ultime siano finalizzate e strumentalizzate a scopi elettorali. Si tratta di un veleno pericoloso e per nulla sconosciuto. Tant'è che per prevenire le immancabili obiezioni, si presenta la scelta elettorale con un linguaggio nuovo e accattivante. Ma dire che si ricorre alla delega per favorire la partecipazione, affermare che si vuole sperimentare l'autogestione entrando nei consigli comunale vuol dire confondere le carte. Partecipare al sistema rappresentativo è rappresentanza. Anzi, le liste civiche sono oggi l'ultima àncora di salvezza fornita alla "crisi della rappresentanza".I vari comitati contro le nocività hanno dalla loro una preziosa caratteristica: quella di dire "NO". Tutti si trovano su di un obiettivo preciso, rispetto al quale non è possibile alcuna mediazione. Il TAV si fa o non si fa. Una base militare si fa o non si fa. Se invece un comitato diventa una lista civica, dovrà affrontare mille problemi diversi da quello per cui era nato. Problemi che non si conoscono in anticipo, sui quali quindi la delega rimane in bianco. La lotta permette quella partecipazione che la routine dei consigli comunali tende, nel tempo, a scoraggiare. E poi, quando si hanno dei consiglieri, perché non volere anche un assessore? Eccoci così imprigionati nell'amministrazione di ciò che esiste. Non solo. Perdendo rispetto all'obiettivo iniziale (il NO TAV, il NO alla base, ecc.), si potrà sempre dire che però si sono ottenute tante altre cose: piste ciclabili, parchi, nuovi statuti comunali, bilanci partecipativi, ecc.

La specificità e la non negoziabilità degli obiettivi sono tra le poche "garanzie" contro l'opportunismo politico.

Senza contare che la partecipazione elettorale ha, per quanto riguarda le lotte, la sua ricaduta psicologica e sociale. Essa alimenta l'illusione che si possa raggiungere l'obiettivo (impedire la costruzione di una base militare, di un inceneritore, di un rigassificatore, ecc.) con il 50 per cento più uno dei voti. Nel caso di opere in cui gli interessi in ballo sono enormi l'illusione è evidente. Ma essa, ben funzionale alle mire politiche di alcuni, incontra anche l'inconfessata speranza dei più che sia possibile ottenere certi risultati senza rischiare in prima persona.

Non dovremmo illuderci a vicenda.

"Cambiare come, allora?", chiederà qualcuno.

Bella domanda, a cui dovremo continuare a rispondere individualmente e collettivamente. Scoprendo ed affermando ciò per cui ci battiamo, certo, ma precisando anche ciò che nonnon vogliamo. siamo e ciò che

Nessuno se ne avrà a male, dunque, se diciamo fin d'ora, nel nostro piccolo, dove continueremo a cercare, da appassionati e testardi, i nostri compagni di viaggio.

Imboccando la strada asfaltata della partecipazione istituzionale non si va dove si vuole andare, ma dove porta la strada.

Preferiamo battere altri sentieri.

Trento, marzo 2008

 

[pattomutuosoccorso] [COM.STAMPA] Appalto del Dal Molin alle cooperative rosse

VICENZA BASE USA DAL MOLIN

LE COOPERATIVE ROSSE VINCONO L’APPALTO PER LA COSTRUZIONE
DELLA
NUOVA BASE USA
COME VOLEVASI DIMOSTRARE!

Finalmente sono stati resi noti i nomi delle ditte che
dovranno costruire la nuova base militare Usa a Vicenza:
Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna e Cooperativa
Muratori & Cementisti di Ravenna.

Inutile ricordare i legami stretti tra queste cooperative
rosse e molti membri del Governo Prodi e del commissario
Costa. Il ministro Bersani era stato presidente della CMC di
Ravenna, l’inaugurazione della nuova sede della CCC di
Bologna venne fatta in pompa magna da Massimo D’Alema.

Altro che inderogabili impegni internazionali, altro che
rispetto dei patti: hanno svenduto la nostra città per
garantire un lucroso affare alle cooperative rosse loro
amiche. Le stesse cooperative impegnate nella costruzione
della Tav in Val di Susa, giusto per gradire.
Ecco perché il buon Walter Veltroni, nel suo recente
viaggio elettorale a Vicenza ha detto: la base si farà.
Non vorrete mica far perdere un sacco di soldi ai nostri
amici, vero?

Ebbene si, cari Prodi, Costa, Bersani, D’Alema, Veltroni:
quella base non si farà mai, perché le vostre bugie
hanno le gambe corte, perché migliaia di uomini e donne lo
impediranno, in maniera pacifica ma determinata.

A Monopoli giocherete un’altra volta, e non sulle nostre
teste.

Vicenza, 28 marzo 2008

 

[pattomutuosoccorso] Vicenza 24 febbraio 5000 serbi in corteo

 

 

 

Una grande manifestazione di 5000 serbi è stata fatta passare al largo del centro di Vicenza. Anche la caserma Ederle è stata vietata dalle autorità italiane da Prefetto e Questore e dal Governo ( di sinistra!)premurosi della tranquillità degli americani della èpeggiore delle brigate imperialiste distintisi in tutte le aggressioni dalla Corea al Vietnam all'Iraq all'Afghanistan. Un servizio enorme di carabinieri baschi neri e polizia vigilava la manifestazione.

 Molti serbi comunque sono andati all'appuntamento fissato in precedenza nei pressi della caserma Ederle di qui poi si sono recati a piedi allo stadio da dove è partita la grande manifestazione fatta passare all'esterno di Vicenza e fatta arrivare in Campo Marzio davanti alla stazione. Migliaia e migliaia di persone moltissimi uomini, giovani, ragazze nella assoluta maggioranza operai nelle concerie, nei cantieri nelle fabbriche di molti altri settori. E con loro anche molti ragazzi. E con loro anche degli anziani, distinte vecchie signore. Molti con la candela in mano. con le icone, con centinaia di striscioni  e cartelli che ripetevano quasi ossessivamente, il Kossovo è il cuore della Serbia, il 17 febbraio è stato un giorno terribile; basta col terrore Usa. Più di un cartello inneggiava anche a Putin. Un grande striscione portato da molta gente. IL KOSSOVO E' LA GERUSALEMME DELLA SERBIA. Molte sono le donne che lo portano e, al lato dello striscione, dei ragazzi loro figli.

Ma c'è anche un dolore cupo, una grande tristezza, una rabbia che per ora non trova risposte. Colpisce un ragazzo grande e grosso  con un maglione rosso con scritto sù Serbia e un espressione buona  triste, tutto intento a tenere accesa la sua candela che una bava insidiosa minaccia di spegnere. In questo pomeriggio incerto di febbraio la grande manifestazione si stringe attorno alle sue bandiere, al suo orgoglio, alle sue icone.

 Ma quanto deserto intorno a questa grande manifestazione di uno spezzone fiero di classe operaia ! Nessun partito italiano è presente, nessun comitato, nessun sindacato. Assente tutta la pletora dei compatibili e dei politicamente corretti. Incredibilmente nessuna bandiera del Comitato No Dal Molin la cui direzione manca così completamente il segno. Si sono fatti parlare a suo tempo nelle manifestazioni i pacifisti americani, ma non si accolgono invece gli aggrediti e bombardati agli americani. I pochi compagni che siamo presenti con un paio di volantini e qualche decina di persone abbiamo abbondantemente di che vergognarci della situazione del movimento italiano.  I serbi sono circondati dai plotoni dei baschi neri e dall'isolamento politico assoluto in cui vengono confinati i reprobi che hanno osato di opporsi e che osano opporsi e magari bruciare anche un'ambasciata americana.

 Ma i Serbi vanno avanti. Il corteo ogni tanto si ferma si riordina, mette a punto gli slogan. Molti sono le critiche ai dirigenti europei, riccorrono gli slogan contro D'Alema in particolare.  Non sono "migranti" da soccorrere con socialforum o associazioni altre misericordiose, sono una componente fiera, organizzata, popolare, con un servizio d'ordine composto da uomini che si capisce al volo essere abbastanza pratici allo schieramento e con esperienze alle spalle. Negli interventi alla fine della manifestazione ricorre anche l'esperienza del lavoro sfruttato, l'individuazione delle responsabilità dei grandi padroni e delle banche d'Europa in quanto è successo in Jugoslavia. Lo stesso capitale che rende le condizioni di lavoro sempre più micidiali anche qui in queste terre. Solo ieri un operaio di Padova, Luca Grassivaro è morto in una fabbrica metalmeccanica con la testa schiacciata sotto una pressa. di 40 anni. Questi che adesso sono in piazza sono al 90 per cento operai di fabbrica che ogni giorno subiscono quell'ordine capitalista che è lo stesso che ha fatto a pezzi il loro paese perchè non voleva accettare èppassivamente l'allargamento Nato. La crisi che ha fatto a pezzi la Jugoslavia proviene dalla crisi economica generale e dalla volontà storica del capitale di uscirne con la guerra. I serbi sono sotto il torchio ma non sono solo loro.Certo oggi il diavolo ha vinto mi dice una distinta signora di una certa età con un'icona in mano, ma esso perirà  e puntualizza, perirà nel fuoco.E' questa volontà di tenere aperta la partita che preoccupa i notabili occidentali.

Quella fila impavida di donne che reggono il grande striscione bianco, scritto da loro, Kossovo è Gerusalemma della Serbia. con accanto a loro i  piccoli significano molto. E' sui tempi lunghi che si gioca la battaglia una battaglia che i popoli, i loro comitati, le loro multiformi organizzazioni, devono dare sempre più coordinati e  uniti ai diavoli della guerra infinita. E la vittoria alla fina sarà dei popoli. La grande manifestazione dei serbi a Vicenza in questo 24 febbraio 2008 come le altre che hanno fatto in tutta Europa e nel mondo hanno il significato per me di una disponibilita, di un' apertura, di un appello del popolo serbo agli altri. Noi ci siamo,cordiniamoci e battiamoci davvero assieme contro la guerra e le sue basi!

 

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[pattomutuosoccorso] droga ogm allarme  

 13 DICEMBRE 2007

 E' allarme per le droghe ogm

 Quella di ieri è l´ultima in ordine di tempo delle operazioni che hanno portato a galla e smantellato il traffico di stupefacenti che vede Ferrara come punto terminale di un giro che vedeva arrivare in città grosse quantità di hashish eroina e cocaina provenienti dalle vicine Bologna e Modena. "Il blitz di ieri sera - spiega il pm Nicola Proto che ha coordinato le indagini - è la seconda operazione portata a termine solo quest´anno dalla squadra mobile di Ferrara, che va ad aggiungersi a quelle dei carabinieri nell´ambito della cosiddetta operazione Bullwark, a testimonianza del costante sforzo delle forze dell´ordine nel contrasto allo spaccio di stupefacenti". Secondo il magistrato quest´ultima tappa "riconferma che il consumo nella nostra città è notevolissimo e vede le etnie nordafricane, in questo caso quella marocchina, svolgere un ruolo di primo piano nello smercio". L´impegno di procura e polizia sarà anche per il futuro quello di "un lavoro interrotto che coinvolgerà tutti i mezzi e gli uomini a nostra disposizione senza risparmio".
In questo ambito anche i cittadini possono fare la loro parte. Come segnalare movimenti o traffici sospetti che si svolgono nella loro zona. "Proprio grazie ad alcune di queste segnalazioni - conferma il dirigente della squadra mobile Pietro Scroccarello -, siamo riusciti ad avere informazioni preziose in merito ai due appartamenti centralissimi perquisiti ieri".
Le chiamate al 113 sono tanto più utili in quanto nelle cosiddette zone calde della città i continui pattugliamenti e i costanti monitoraggi hanno fatto sì che lo spaccio si spostasse in aree più tranquille, per dare meno nell´occhio, come in questo caso in abitazioni private. "Ecco perché - conclude Scroccarello - continuiamo a sollecitare i cittadini a non farsi scrupolo di contattarci. Ogni segnalazione può risultare decisiva".
Per quanto riguarda invece il traffico di droga leggera in generale, la polizia lancia l´allerta che arriva da esperti dell´Università di Milano: c´è un nuovo grave allarme sociale che va ad aggiungersi all´uso di hashish e di marijuana. Infatti potrebbero essere messe sul mercato dello spaccio marijuana e olio di hashish ricavati da piante di cannabis geneticamente modificato. Gli esperti hanno certificato a riguardo di questa applicazione dell´ogm un aumento considerevole del principio attivo contenuto nelle sostanze: per la marijuana si passa dallo0.5/1% della pianta non geneticamente modificata al 10/15% di quella ogm; mentre per l´olio di hashish la soglia oscilla tra il 20 e il 50%.
Le conseguenze sono devastanti: la corteccia prefrontale, responsabile dei processi cognitivi, subisce dei mutamenti tali da comportare un disordine psicoattivo molto più forte, in grado di scatenare vere e proprie malattie mentali.
I più predisposti a queste conseguenze sono i giovani tra i 12 e i 19 anni, in quanto il cervello è, in questo periodo di crescita, morfologicamente in evoluzione.
Studiosi tedeschi, a questo proposito, affermano che riducendo il consumo di cannabis tra i giovani, i casi di disturbi mentali (quali schizofrenia, depressione, disturbo bipolare, allucinazioni e perdite di memoria) subirebbero una riduzione del 15%.

 

 

 

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[pattomutuosoccorso] Fwd: TAV e siccità in Mugello e a Monte Morello: i cittadini documentano

COMUNICATO STAMPA     Firenze, 8.8.'07

TORRENTE CARZA MAI COSÌ ASCIUTTO DA MONTE MORELLO: I CITTADINI FOTOGRAFANO E SCRIVONO, L’ASSOCIAZIONE IDRA TRASMETTE ALLE AUTORITÀ.


L’ultima segnalazione di danni all’ecosistema del Mugello e di Monte Morello attraversato dalla TAV arriva da un cittadino di San Piero a Sieve: Giulio Vannini lancia un accorato allarme sulle condizioni drammatiche del torrente Carza, che scende (anzi, scendeva) dal Monte Morello alla Sieve. Adesso quel torrente – nel quale i ragazzi usavano andare a fare il bagno d’estate quando la spiaggia della Versilia era ancora troppo lontana... – è diventato una pietraia. Morto. Lo documentano otto foto scattate in punti diversi del suo corso.
 
Anche l’estate del 2006 Idra segnalò una moria di pesci che si registrava nel torrente Carza.

Ci si domandava – e ci si domanda tuttora - che ruolo giochi in questa emergenza la “galleria di Vaglia” della TAV e la gestione delle acque che essa intercetta. Il principale affluente del Carza, la Carzola, impattato dagli scavi per l’Alta Velocità, è infatti una pietraia ormai da diversi anni.

Nella lettera alle autorità Idra torna sull’argomento: “Dove finiscono le acque intercettate dalla galleria? Vengono restituite all’ambiente? Come mai in Mugello si è provveduto in qualche modo a rimpinguare almeno artificialmente (seppure con grosse lacune) alcuni corsi d’acqua impattati attraverso i “rilanci” dalle gallerie, e invece a Monte Morello niente del genere sembra essere stato programmato? Ci attendiamo una cortese risposta, anche in termini operativi,
a questa richiesta, che affianchiamo alla segnalazione pervenutaci”.

La prima notizia pubblica dell’impatto sulle falde settentrionali di Monte Morello, con il prosciugamento della Carzola (i toponimi “Carza” e “Carzola” indicano chiaramente la natura quasi-carsica dei terreni attraversati, particolarmente a rischio dunque per effetto degli scavi), la lanciò proprio Idra il 22 giugno 2001, il giorno prima che la magistratura fiorentina avviasse la grande operazione di