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Notizie dall'Italia






Incidenti lavoro: Italia maglia nera, oltre
1.200 morti
luned́
28 aprile 2008
Morire sul lavoro. In
Italia e' accaduto, lo scorso anno, a ben 1.260 persone:
ancora troppe, nonostante il numero dei decessi sia leggermente
diminuito rispetto ai 1.361 dell'anno precedente. Ancora troppe, se
si considera che un'indagine dell'Inca Cgil di Bruxelles consegna
all'Italia il triste primato di maglia nera dell'Europa a 15: e lo
fa sui dati del 2005, gli ultimi comparabili, quando le morti non
raggiungevano ancora le mille unita' ma erano, da sole, quasi un
quarto del totale di incidenti mortali registrati nell'Unione. E
ora, nella giornata mondiale sulla sicurezza sul lavoro e a pochi
giorni dalle celebrazioni dell'1 maggio, questa volta tutto dedicato
al ricordo delle vittime del lavoro, il bilancio delle morti bianche
che si sono susseguite lo scorso anno resta impressionante, non
fosse altro perche' il 2007 e' l'anno che si ricordera' per il
drammatico rogo della Thyssen. Eppure le morti e gli incidenti sul
lavoro sono diminuiti: i dati diffusi oggi dall'Inail certificano il
calo dei decessi, per altro stimati 'per eccesso', e quello degli
infortuni, passati dai 928.158 del 2006 ai 913.500 del 2007. Certo
non basta: lo dice il senatore del Pdl, Maurizio
Sacconi, che parla di numeri ancora ''intollerabili'' ma
che torna a chiedere di riconvocare le parti sociali al tavolo sulla
sicurezza, per agire sulla prevenzione e non sull' ''esasperazione
degli adempimenti formali'' per le imprese. Secco il no del
segretario della Cgil, Guglielmo
Epifani: il testo unico sulla sicurezza ''non va
ritoccato. Va bene cosi' com'e''', dice. E, parlando degli operai
morti nel dicembre scorso a Torino, stigmatizza il comportamento
della Confindustria, dalla quale, dice, ''non ho mai sentito una
parola sul comportamento della Thyssen, anche quando questi
comportamenti erano contro ogni rispetto del sentimento umano,
prima, durante e dopo''. Per Epifani il diritto fondamentale da
garantire ai lavoratori e' quello della sicurezza: ''ogni altro
diritto - ha affermato - non puo' che considerarsi secondario''. E
tocca a tutti agire: ''noi come lavoratori, e molto di piu' le
imprese''. E' di oggi, intanto, la notizia data dal segretario
generale della Uilm di Taranto, Rocco Palombella: durante lo
sciopero fatto all'Ilva per protestare contro l'incidente del 24
aprile in cui mori' un operaio sono stati sostituiti lavoratori
scioperanti e si e' anche verificato un grave incendio che ha
determinato il fermo di un impianto. ''Solo per puro caso non ci
sono stati incidenti con operai coinvolti'', afferma il
sindacalista, annunciando che presentera' una denuncia agli enti
ispettivi per accertare eventuali irregolarita' e comportamenti
antisindacali da parte dell'Ilva. Intanto, ricorda l'Inail, la piaga
degli incidenti sul lavoro ha anche un rilevante costo sociale:
quasi 45,5 miliardi di euro, il 3,21% del Pil. Nonostante i lutti
che ancora funestano il mondo del lavoro, tuttavia, la situazione
nel lungo periodo e' molto migliorata. Negli anni del boom economico
morire di lavoro era ancora piu' facile, tanto che oggi le morti
bianche sono un terzo rispetto a quelle di 50 anni fa. Nel 1956 - ha
infatti ricostruito l'Inail - i morti del lavoro erano 3.900, tre
volte tanto quelli di oggi, e il picco degli infortuni mortali si e'
avuto nel 1963, quando morirono ben 4.644 persone. Di fronte
all'alto numero assoluto di morti, infine, un dato conforta: in
Italia le aziende dell'industria e dei servizi che non hanno
denunciato nessun infortunio nel corso del 2006 sono il 92,4% del
totale di 3.745.224. In altre parole, le aziende dove si e'
verificato almeno un incidente sono il 7,6% (280 mila) del totale
nazionale e appena lo 0,48% (circa 18 mila) quelle che hanno
registrato 5 o piu' infortuni.



























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