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«Per i recapiti siamo in emergenza». Almeno su un aspetto sono
d'accordo le Poste Italiane e i sindacati del settore. Ma
sulla quantità delle lettere in giacenza a Nordest la
differenza è notevole: una decina di tonnellate per
l'azienda, oltre il triplo per Cisl, Cgil e Uil. C'è poi la
causa legale - una class action - che Adusbef e
Federconsumatori intenteranno per i ritardi nelle consegne. La
guerra di cifre tocca anche altri aspetti, ma le giacenze
sono il problema più eclatante. I cento quintali
riconosciuti dalle Poste sarebbero infatti «la quota da
considerare "fisiologica"» e, nel caso del
Veneto, sarebbe tutta posta commerciale.
Anche
così fosse, quelle dieci tonnellate equivalgono ad almeno
400 mila fra buste, lettere o plichi (
30 grammi
in media ciascuno) e includono senz'altro bollette e
documenti bancari. Che siano stati consegnati con pesanti
ritardi, in quest'ultimo mese, lo hanno constatato migliaia
di famiglie in tutto il Nordest e gli uffici reclami di
aziende, enti e banche. In Veneto del resto i postini sono
3400 e non possono far miracoli: il massimo di
corrispondenza consegnabile in un giorno arriva a 35/40
chili in città e nelle zone di pianura. «Nelle prime due
settimane di gennaio - conferma Fabio Colombo, segretario
veneto Poste Cisl (il sindacato più rappresentato fra i
10.890 dipendenti) - c'erano circa 50 tonnellate in giacenza
nei vari servizi recapiti. E non era solo posta commerciale
perchè se mancano 400 postini (come dimostrano le
assunzioni appena deliberate) vuol dire che non viene
consegnata tutta la posta, non soltanto le stampe e le
bollette».In effetti in una nota diffusa ieri le Poste
riconoscono che «nelle più importanti città del Veneto ci
sono circa 4 tonnellate di posta in giacenza:
2 a
Verona,
1 a
Padova e 700 chili a Vicenza». Al conto mancano 4
capoluoghi - fra cui Venezia - più tutto il dato
provinciale. Per i sindacati (che si basano anche sui
rilevamenti della società di revisione che opera per
l'azienda) le tonnellate sono
8 a
Verona, altre 20 fra gli uffici di Padova, Venezia e
Vicenza; 3,5 tonnellate a Treviso e infine 5 fra Rovigo,
Belluno e i vari uffici provinciali.
I
motivi del disservizio? Anche su questo punto non c'è unità
di vedute. Cgil, Cisl e Uil parlano di «grossolani errori
di valutazione nel definire i parametri con cui è stato
organizzato il lavoro, unito alla carenza di organico». Le
Poste, invece, citano genericamente «un alto numero di
pensionamenti, i passaggi di mansioni e il volume
eccezionale di corrispondenza del periodo natalizio».
Qualche
speranza per i prossimi mesi comunque c'è grazie
all'accordo firmato 8 giorni fa a Roma e definito nei
dettagli ieri: «Si tratta di un'intesa importante che
consentirà di portare a pieno regime in tempi brevissimi il
nuovo modello di recapito, elevandone ulteriormente
l'efficacia - ha commentato Massimo Sarmi, amministratore
delegato di Poste Italiane - La firma dell'intesa dimostra
l'ottimo modello di relazioni industriali dell'azienda,
basato sul confronto continuo con i sindacati facendo
attenzione a tenere nella massima considerazione tutti i
contributi utili per garantire un servizio sempre più in
linea con le attese dei cittadini».
«L'ad
della società - aggiungono i segretari Cisl del Nordest,
Colombo (Veneto) e Di Lucente (Friuli Venezia Giulia) - ha
anche detto che il modello triveneto è quello da esportare
in tutta Italia, perchè più efficiente e produttivo. Siamo
lieti di questo riconoscimento, ma la realtà dei numeri
dice che gli organici dei portalettere sono stati spremuti
come limoni: del resto non si assume dal 1984 e l'età media
dei dipendenti è di oltre 51 anni. Entro febbraio ci
saranno circa 500 assunzioni a termine (3 mesi) per far
fronte all'emergenza e poi altre
355 a
tempo indeterminato entro il 30 aprile pescando nelle
graduatorie: 270 entreranno in servizio in Veneto,
45 in
Friuli VG e 40 fra Trento e Bolzano. Ma restano ancora due
grossi problemi».
Quali?
«In primo luogo il servizio smistamento ancora troppo
precarizzato - continuano Colombo e Di Lucente - per fare un
esempio al Centro meccanizzato di Padova, il più grande
insieme a quello di Venezia-Tessera, su 550 dipendenti ben
un terzo è assunto a tempo determinato.
C'è
poi il grave problema degli uffici mono-unità ovvero con un
solo addetto in servizio. Sono quelli dei piccoli paesi e
della stragrande maggioranza delle località montane. Nel
solo Veneto sono almeno 300 sul totale di 1.100 uffici
postali. In Friuli un'altra cinquantina».
Le
difficoltà di queste microrealtà sono evidenti: in caso di
malattie, ferie o impedimenti dell'unico addetto, l'ufficio
resta chiuso. E molti sindaci, specialmente dei comuni
montani, hanno più volte segnalato il problema. Pare che
l'azienda voglia intervenire anche su questo fronte, ma non
è stato oggetto dell'accordo firmato ieri dove invece è
contemplato l'aumento di personale negli uffici postali a più
alta concentrazione di attività, quelli per intendersi,
dove si entra e bisogna prendere il numero e fare la coda
(spesso piuttosto lunga).
Gli
standard di qualità. C'è poi il capitolo della qualità
del servizio: secondo i dati dell'azienda in Veneto, nelle 7
città capoluogo di provincia, la posta prioritaria ha
viaggiato nel 2007 con uno standard ottimo: la percentuale
delle consegne entro il giorno successivo è del 94\%
(Pordenone e Vicenza le più virtuose); a livello
provinciale il dato è del 90\%. Siamo sopra la media visto
che lo standard è dell'89\% in città e dell'85\% in
provincia.
Percentuali
ancora superiori si registrano a Trento, dove la posta è
stata recapitata tutta il giorno dopo la spedizione. Ben
diverso il quadro nella provincia trentina dove ci sono 215
piccoli uffici (il 70\% oltre i mille metri di quota) che
hanno grossi problemi nel periodo ad alta densità
turistica.
Gigi
Bignotti
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