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I problemi: troppi precari nel servizio smistamento e gli uffici con un solo addetto. Intanto ieri firmato l’accordo per adeguare il personale del Nordest

In Veneto 35 tonnellate di posta ferma

All’organico mancano 400 postini. L’allarme dei sindacati mentre l’azienda dà cifre diverse: «Cento quintali, solo di pubblicità»

31-01-08

«Per i recapiti siamo in emergenza». Almeno su un aspetto sono d'accordo le Poste Italiane e i sindacati del settore. Ma sulla quantità delle lettere in giacenza a Nordest la differenza è notevole: una decina di tonnellate per l'azienda, oltre il triplo per Cisl, Cgil e Uil. C'è poi la causa legale - una class action - che Adusbef e Federconsumatori intenteranno per i ritardi nelle consegne. La guerra di cifre tocca anche altri aspetti, ma le giacenze sono il problema più eclatante. I cento quintali riconosciuti dalle Poste sarebbero infatti «la quota da considerare "fisiologica"» e, nel caso del Veneto, sarebbe tutta posta commerciale.

Anche così fosse, quelle dieci tonnellate equivalgono ad almeno 400 mila fra buste, lettere o plichi ( 30 grammi in media ciascuno) e includono senz'altro bollette e documenti bancari. Che siano stati consegnati con pesanti ritardi, in quest'ultimo mese, lo hanno constatato migliaia di famiglie in tutto il Nordest e gli uffici reclami di aziende, enti e banche. In Veneto del resto i postini sono 3400 e non possono far miracoli: il massimo di corrispondenza consegnabile in un giorno arriva a 35/40 chili in città e nelle zone di pianura. «Nelle prime due settimane di gennaio - conferma Fabio Colombo, segretario veneto Poste Cisl (il sindacato più rappresentato fra i 10.890 dipendenti) - c'erano circa 50 tonnellate in giacenza nei vari servizi recapiti. E non era solo posta commerciale perchè se mancano 400 postini (come dimostrano le assunzioni appena deliberate) vuol dire che non viene consegnata tutta la posta, non soltanto le stampe e le bollette».In effetti in una nota diffusa ieri le Poste riconoscono che «nelle più importanti città del Veneto ci sono circa 4 tonnellate di posta in giacenza: 2 a Verona, 1 a Padova e 700 chili a Vicenza». Al conto mancano 4 capoluoghi - fra cui Venezia - più tutto il dato provinciale. Per i sindacati (che si basano anche sui rilevamenti della società di revisione che opera per l'azienda) le tonnellate sono 8 a Verona, altre 20 fra gli uffici di Padova, Venezia e Vicenza; 3,5 tonnellate a Treviso e infine 5 fra Rovigo, Belluno e i vari uffici provinciali.

I motivi del disservizio? Anche su questo punto non c'è unità di vedute. Cgil, Cisl e Uil parlano di «grossolani errori di valutazione nel definire i parametri con cui è stato organizzato il lavoro, unito alla carenza di organico». Le Poste, invece, citano genericamente «un alto numero di pensionamenti, i passaggi di mansioni e il volume eccezionale di corrispondenza del periodo natalizio».

Qualche speranza per i prossimi mesi comunque c'è grazie all'accordo firmato 8 giorni fa a Roma e definito nei dettagli ieri: «Si tratta di un'intesa importante che consentirà di portare a pieno regime in tempi brevissimi il nuovo modello di recapito, elevandone ulteriormente l'efficacia - ha commentato Massimo Sarmi, amministratore delegato di Poste Italiane - La firma dell'intesa dimostra l'ottimo modello di relazioni industriali dell'azienda, basato sul confronto continuo con i sindacati facendo attenzione a tenere nella massima considerazione tutti i contributi utili per garantire un servizio sempre più in linea con le attese dei cittadini».

«L'ad della società - aggiungono i segretari Cisl del Nordest, Colombo (Veneto) e Di Lucente (Friuli Venezia Giulia) - ha anche detto che il modello triveneto è quello da esportare in tutta Italia, perchè più efficiente e produttivo. Siamo lieti di questo riconoscimento, ma la realtà dei numeri dice che gli organici dei portalettere sono stati spremuti come limoni: del resto non si assume dal 1984 e l'età media dei dipendenti è di oltre 51 anni. Entro febbraio ci saranno circa 500 assunzioni a termine (3 mesi) per far fronte all'emergenza e poi altre 355 a tempo indeterminato entro il 30 aprile pescando nelle graduatorie: 270 entreranno in servizio in Veneto, 45 in Friuli VG e 40 fra Trento e Bolzano. Ma restano ancora due grossi problemi».

Quali? «In primo luogo il servizio smistamento ancora troppo precarizzato - continuano Colombo e Di Lucente - per fare un esempio al Centro meccanizzato di Padova, il più grande insieme a quello di Venezia-Tessera, su 550 dipendenti ben un terzo è assunto a tempo determinato.

C'è poi il grave problema degli uffici mono-unità ovvero con un solo addetto in servizio. Sono quelli dei piccoli paesi e della stragrande maggioranza delle località montane. Nel solo Veneto sono almeno 300 sul totale di 1.100 uffici postali. In Friuli un'altra cinquantina».

Le difficoltà di queste microrealtà sono evidenti: in caso di malattie, ferie o impedimenti dell'unico addetto, l'ufficio resta chiuso. E molti sindaci, specialmente dei comuni montani, hanno più volte segnalato il problema. Pare che l'azienda voglia intervenire anche su questo fronte, ma non è stato oggetto dell'accordo firmato ieri dove invece è contemplato l'aumento di personale negli uffici postali a più alta concentrazione di attività, quelli per intendersi, dove si entra e bisogna prendere il numero e fare la coda (spesso piuttosto lunga).

Gli standard di qualità. C'è poi il capitolo della qualità del servizio: secondo i dati dell'azienda in Veneto, nelle 7 città capoluogo di provincia, la posta prioritaria ha viaggiato nel 2007 con uno standard ottimo: la percentuale delle consegne entro il giorno successivo è del 94\% (Pordenone e Vicenza le più virtuose); a livello provinciale il dato è del 90\%. Siamo sopra la media visto che lo standard è dell'89\% in città e dell'85\% in provincia.

Percentuali ancora superiori si registrano a Trento, dove la posta è stata recapitata tutta il giorno dopo la spedizione. Ben diverso il quadro nella provincia trentina dove ci sono 215 piccoli uffici (il 70\% oltre i mille metri di quota) che hanno grossi problemi nel periodo ad alta densità turistica.

Gigi Bignotti